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8 Marzo Mar 2017 1110 08 marzo 2017

#womensday: 8 volti per l’8 marzo

"Un saluto a tutte le donne che ogni giorno cercano di costruire una società piu umana e accogliente. E un grazie" Francesco @pontifex

8 volti e 8 storie di donne che nelle periferie sperdute del mondo accendono sviluppo e contagiano speranza.

Constance, della Costa d’Avorio: aveva 11 anni quando dovette assumersi la responsabilità di tutta la famiglia, perché il papà era assente e la mamma le fu portata via da un brutto male. Smise allora di sognare, di giocare e di andare a scuola, e cominciò a lavorare come “donna” delle pulizie e ad accudire i suoi cinque fratellini. Ma negli anni è rimasto vivo in lei un sogno: diventare sarta e aprire una sua sartoria. Un desiderio che si è realizzato: grazie al corso di formazione promosso da AVSI oggi siede a un tavolo con una grande macchina da cucire e fa parte di una cooperativa di sarte.
Theresia del Kenya: è una splendida trentenne titolare di Terrytronic Satellites, una piccola azienda che installa parabole, telecamere di sicurezza e offre servizi elettrici. Un grande motivo di orgoglio per una ragazza che viene da Kawangware, un quartiere povero di Nairobi, dove non sono molte le possibilità offerte ai giovani. Ma Theresia ha studiato all’istituto tecnico St. Kizito dove ha imparato, come lei stessa riconosce, tutto quello che sa. Al St. Kizito hanno scommesso su di lei ed è divenuta oggi responsabile di un team di soli uomini a cui insegna ogni giorno i segreti del mestiere.

Claudine del Burundi: ha sei figli, un marito violento alle spalle e una grande forza d’animo. Al centro MEO di AVSI in Burundi, che si occupa di mamme e bambini, grazie a un percorso con una psicologa, è riuscita a curare le ferite che la violenza subita in famiglia le aveva lasciato e quindi a ripartire. Oggi, dopo un corso di alfabetizzazione, sa leggere e scrivere, ed è entrata in un’associazione di donne che si mantengono con la vendita di ortaggi. Claudine è ormai un punto di riferimento per la sua comunità.

Umunatu della Sierra Leone: sedici anni compiuti da poco, ha volto sorridente e occhi svegli. È una delle tante ragazze che AVSI accompagna nella crescita grazie al programma di sostegno a distanza e che frequenta la Holy Family School di Mayenkineh, nell’area di Calaba Town, una delle zone più povere della periferia est di Freetown, in Sierra Leone. La sua storia è simile a quella di tanti bambini del Paese: quando è arrivata, nel 2013, Umunatu viveva con lo zio in Calaba Town, vicino alla scuola, dopo che il padre aveva lasciato il Paese senza dare più alcuna notizia di sé. Ma quando anche lo zio, ammalatosi, non è stato più in grado di mantenerla, Umunatu si è dovuta trasferire da un’altra parente lontana, a Kissy, tre ore a piedi dalla Holy Family School ed è costretta a utilizzare i trasporti pubblici dai costi proibitivi per lei. Ma Umunatu non si è mai arresa alle difficoltà. E la sua tenacia è stata premiata: all’esame che chiude i tre anni di scuola secondaria inferiore e permette l’accesso alla secondaria superiore, è risultata la migliore della scuola e la terza migliore in tutto il Paese.
Anaan del Libano: ha un sogno, un grande campo di ulivi in Siria. Lei è una ragazza siriana che ha vissuto i bombardamenti a Idlib, nel suo Paese, da dove è scappata insieme alla sua famiglia. Oggi vive in Libano e frequenta una delle sette scuole agrarie in cui AVSI gestisce dei corsi finanziati dalla Cooperazione italiana. Qui Anaan è contenta, perché sta imparando quel che le serve per realizzare il suo sogno: la semina, le tipologie di piante, le tecniche di coltura per buoni raccolti. Nell’attesa di tornare a casa.
Jessica del Mozambico: “Salão de beleza”: la scritta è fresca, come il cartellone con i prezzi. Una piega ¬– alla maniera del posto, con vari tipi di trecce e ciocche colorate di lana o nylon ¬-, si legge, costa 200 metikais, circa 4 euro. Un prezzo equo e adeguato agli standard mozambicani. L’obiettivo di Jessica, che qui è l’imprenditrice, è guadagnare di che vivere, ma anche rendere un servizio alla comunità di Xamanculo C, alla periferia di Maputo. In questa sterminata baraccopoli, Jessica ha trascorso i suoi 24 anni, convinta di non avere molte opportunità per migliorare il proprio futuro. Poi, ha incontrato Avsi e il progetto Mundo do trabalho. L’iniziativa, finanziata dall’Unione Europea, ha consentito a 105 ragazzi di Xamanculo di ricevere formazione e sostegno per avviare una propria attività. C’è chi ha creato una cartoleria, chi una rivendita di cibo “take away” o di bibite. Jessica ha costruito il suo Salão.
Nema della Repubblica democratica del Congo: il suo ultimo figlio di chiama Bati. Per avere l’acqua a casa per lavarlo, un altro dei suoi figli deve percorrere quattro chilometri a piedi all’andata e al ritorno con due taniche da cinque litri. Bati è solo uno dei tanti bambini della regione di Nyabiondo, dove Avsi si occupa di protezione dell’infanzia e scolarizzazione. In questo villaggio, i piccoli come lui, appena nati, viaggiano per le strade in terra battuta sulla schiena delle loro madri o delle loro sorelle più grandi alla ricerca di canna da zucchero da riportare a casa la sera. Stanno insieme a loro tutto il giorno nei campi a lavorare la terra, osservano il mondo dalla schiena di chi li trasporta, custoditi in stoffe colorate e sgargianti.


Clarissa della Nigeria oggi in Italia: ha 19 anni e oggi vive in Italia ospite presso una struttura protetta. Ha un volto severo e segnato da un’antica sofferenza, ma capace di esprimere una grande forza di volontà. La stessa che, dopo la fuga dalle violenze e l’arrivo in Italia, l’ha spinta a partecipare a un progetto di inserimento lavorativo in collaborazione con una multinazionale della vendita al dettaglio. L’azienda che l’ha selezionata, a conclusione del percorso di training, ha deciso di assumerla definitivamente: una proposta di lavoro che si è tradotta nella possibilità di diventare autonoma e cominciare una nuova vita.