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9 Agosto Ago 2016 1422 09 agosto 2016

Rio2016, tra contrasti e speranze. Le due facce del Brasile

Il contrasto tra la grandiosità dell'inaugurazione e la reale condizione di gran parte della popolazione brasiliana non può non generare domande di fondo. L'analisi di Fabrizio Pellicelli, responsabile AVSI Brasile su Repubblica.it

Di FABRIZIO PELLICELLI* da Repubblica.it
In questi giorni in cui il Brasile si trova al centro delle attenzioni internazionali per le Olimpiadi di Rio, il Paese sta vivendo la più grande crisi economica, politica e istituzionale della sua storia democratica. Il contrasto tra la grandiosità dell'evento di inaugurazione e la reale condizione di gran parte della popolazione brasiliana non può non generare domande di fondo: come possono continuare a coesistere queste due realtà? Possibile che ancora decine di milioni di persone vivano in condizioni di estrema povertà, senza acqua, cibo, educazione, ospedali, lavoro? Esiste una consapevolezza comune, in Brasile e nel resto del mondo, di questa forte disparità e ingiustizia sociale?‎
Nel giorno dell’inaugurazione di Rio 2016 mi trovavo nel semiárido brasiliano, una regione molto povera a nord di Rio che da sola costituisce il 9% del territorio brasiliano e ospita l’11% dell’intera popolazione. Ero lì per avviare un progetto di sviluppo in favore di alcune comunità locali che AVSI Brasile intende realizzare insieme a un grande gruppo industriale italiano e che in quell'area ha esteso le sue attività e punta a contribuire al miglioramento delle condizioni di centinaia di famiglie locali.
Il semiárido è il più nitido specchio della disuguaglianza brasiliana. In questa regione, al contrario dell’area di Rio messa a lucido per il grande evento, non esistono strade senza buche. Le vie comunali, poi, sono in gran parte sterrate e il rosso della terra brasiliana copre il bianco dei cavalli.
Nel semiárido non piove da gennaio. Un dramma in un luogo in cui l’approvvigionamento idrico dipende quasi unicamente dalle piogge. Eppure, nel sottosuolo scorre acqua in abbondanza e di buona qualità, ma lo Stato, che ha investito miliardi di reais per l’estrazione di petrolio nella regione del Pre-sal, non è in grado di costruire pozzi d’acqua per la sua popolazione.
È senz’altro di aiuto l'immagine internazionale positiva che del Brasile si sta trasmettendo in questo giorni: un Paese capace di emergere anche per mezzo delle Olimpiadi. Ma la crescita dovrebbe generare nuova ricchezza da reinvestire in politiche per lo sviluppo. Lo Stato ha il dovere di garantire l'accesso ai servizi basici per la persona, alle infrastrutture primarie e di attrarre investimenti privati con modalità sostenibili e con effetti compatibili con il suo territorio e la sua cultura.
Proprio le imprese sono attori imprescindibili se si vuole raggiungere una migliore redistribuzione della ricchezza. In Brasile, i modelli di responsabilità sociale d'impresa sono a uno stadio molto avanzato, basati sul concetto di guadagno reciproco per il settore privato e per l’intera società, vista come un insieme di portatori di interessi in un determinato territorio.
Tali modelli chiedono di essere valorizzati con il coinvolgimento attivo del terzo settore, attraverso collaborazioni capaci di creare ricchezza per il territorio, stimolare l’occupazione, favorire l’accesso a nuove conoscenze e tecnologie, di essere alla base di uno sviluppo attento all'orizzonte culturale e ambientale del territorio.
Le associazioni del terzo settore brasiliano possono essere strumenti efficaci per promuovere uno sviluppo sostenibile. Garantiscono una presenza stabile in contesti in cui lo Stato fatica, o non è interessato, ad arrivare. Anche nei luoghi più poveri del Brasile esistono realtà associative nate per rispondere ai bisogni concreti delle persone e al desiderio di tutti gli strati sociali della popolazione di essere protagonisti del loro sviluppo.
I volti e le storie delle persone del semiárido possono apparire “inutili” in una società in cui domina la cultura dello “scarto”, ma possono insegnare a riscoprire il valore della fraternità e della positività della vita, anche nelle condizioni più estreme. E le Olimpiadi possono rappresentare un’irripetibile occasione per rivelare anche quest’altro volto del Brasile.

*Fabrizio Pellicelli è responsabile AVSI Brasile. Fondazione AVSI è una ong italiana nata nel 1972 e realizza progetti di cooperazione allo sviluppo in 30 Paesi del mondo, con particolare attenzione all’educazione. In Brasile AVSI è presente dagli anni 80 e lavora in vari settori della cooperazione, quali lo sviluppo urbano, l’efficienza energetica e l’educazione. Lo staff di AVSI, composto da oltre 1000 persone, opera nei principali settori della cooperazione, raggiungendo 2,6 milioni di beneficiari diretti.