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28 Marzo Mar 2016 1232 28 marzo 2016

Riforma del Terzo settore, una risorsa contro la crisi. AVSI al Corriere della Sera

"Dalla società civile possono venire risorse utili ad affrontare una crisi epocale. Ma servono alleanze nuove tra il dinamismo del terzo settore e le istituzioni". L'opinione del segretario generale Giampaolo Silvestri oggi sul Corriere della Sera.

Di Giampaolo Silvestri, Corriere della Sera
Mentre in Italia arriva al Senato la legge delega di riforma del terzo settore, si riunisce a Bruxelles il Consiglio europeo sull’immigrazione. Coincidenza dai risvolti interessanti.
Con la riforma si gettano le fondamenta di un quadro normativo unitario al quale potranno riferirsi migliaia di realtà essenziali per il nostro Paese, imbrigliate fino a ieri in maglie strette dovute a una sorta di presunzione di malizia dei cittadini; si libereranno energie mortificate, basti pensare a cosa comporterà una semplificazione dei regimi fiscali, se il governo avrà l’audacia di prevedere un regime unico conveniente sia per le imprese che per i cittadini.
L’«Italia generosa che opera silenziosamente per migliorare la vita delle persone», come definisce il governo l’Italia del volontariato, del no-profit, delle fondazioni e imprese sociali, potrà essere riconosciuta come leva di crescita economica e occupazione. E si riprenderà un posto d’onore il paradosso di J.S. Mill, per il quale si raggiunge la felicità, anche in economia, puntando a quella degli altri prima che alla propria.
Ma cosa c’entrano Mill e la nuova legge con un’Ue quasi scardinata dai profughi? C’entrano perché dalla società civile possono venire risorse utili ad affrontare una crisi epocale. Per scavalcare le impazienze di elettorati stanchi, servono alleanze nuove tra il dinamismo del terzo settore e le istituzioni.
Le pretendono i numeri drammatici dell’ultimo report dell’Onu che parla di 244 milioni di migranti. Non è ingenuo chi ai confini dell’Ue sperimenta nuovi modi di occuparsi di chi è in fuga spinto da una disperata speranza. Così come non era ingenua Angela Merkel che sperava che il virus umanitario contagiasse 500 milioni di europei. L’Ue cerca la soluzione in outsourcing, ma ce l’ha in casa.