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18 Novembre Nov 2013 0900 18 novembre 2013

#10forSyria - diario dal campo: la vita a Marj El Kok

25 novembre 2013- #10forSyria dona ora!

Marco Perini, responsabile AVSI in Libano, racconta la vita nei campi profughi e gli interventi di AVSI a favore dei rifugiati siriani a Icaro TG. Guarda il video dal minuto 19:43.

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18 novembre 2013- #10forSyria dona ora!

“Sapete cos’è questa?” “E’ una lavagna”. “Bene bambini, dovete averne cura. Vi servirà per imparare l’alfabeto, i numeri e a scoprire tante cose nuove”. Siamo a Marj El Kok, nel sud del Libano, all’interno del campo profughi che ospita un migliaio di rifugiati siriani che vivono accampati in tende fatte di stracci e plastica.

Qui, dove mancano acqua corrente, latrine e assistenza medica e la temperatura raggiunge solitamente 40 gradi, da qualche tempo i bambini hanno ripreso ad andare a scuola. Finora, per i piccoli siriani di Marj El Kok i libri di scuola, come del resto tutto ciò che faceva parte della loro vita in patria, erano solo un lontano ricordo. Oggi l’impegno di AVSI è diventato oggetto di un reportage del giornalista Gian Micalessin che racconta come si svolgono le attività educative nel campo.
Il video di Micalessin ci fa assistere in diretta a una delle lezioni che si tengono nel campo:

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30 ottobre 2013- #10forSyria dona ora!

Marco Perini, responsabile AVSI in Libano, racconta la vita nei campi profughi e gli interventi di AVSI a favore dei rifugiati siriani a Telepace. Guarda il video dell'intervista di Sara Fornari.

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29 ottobre 2013- #10forSyria dona ora!

Da il Giornale del Popolo intervista a Marco Perini, responsabile AVSI Libano.
Le difficoltà nei campi profughi sono molte.Dalla prima assistenza fino all'emergenza educativa. Su quest'ultimo fronte voi siete da sempre molto impegnati...
C'è un dato degli 800mila profughi registrati (più di un milione non registrati) oltre la metà sono bambini. Quindi stiamo parlando di un esodo massiccio di bambini e donne dalla Siria al Libano. Sono quasi tutti bambini sotto i 10 anni, perché chi è più grande molto spesso è rimasto in Siria a combattere. Questi bambini da almeno due anni hanno perso il diritto alla scuola o, se non l'hanno perso, è stato comunque molto limitato. Quindi la sfida nostra, oggi, è permettere a quanti più bambini possibile di andare a scuola.
Che implicazione ha questo nel contesto libanese?
Le implicazioni sono essenzialmente due.  La prima è cercare di non far perdere loro un anno scolastico, un percorso educativo. La seconda è dare loro una dimensione di normalità Essere profughi non ha niente di normale: vivi lontano da casa, lontano dalla tua famiglia, sotto una tenda. Sei partito da un posto violento ed arrivi in un posto dove la violenza ti ha seguito, perché i campi profughi sono violenti. Quindi la scuola, avere un insegnante, un quaderno blu dell'UNICEF o una penna sono tutte cose di normalità. Il far riprendere la scuola a questi bambini, farli giocare, far fare loro corsi di alfabetizzazione...tutto concorre ad una stabilizzazione.
I programmi scolastici libanesi sono però differenti da quelli siriani...
Sì. La differenza sta nel fatto che i libanesi studiano alcune materie in inglese e francese mentre i siriani le studiano in arabo. Quindi il punto di ingresso di un bambino siriano in una classe libanese è differente. Matematica, geografia...qui sono fatte in francese e inglese. Ecco perché durante l'estate noi abbiamo fatto per questi bambini  siriani dei corsi propedeutici, ecco perché in questi giorni prevediamo dei corsi di recupero. Per permettere al bambino siriano di recuperare immediatamente, il pomeriggio stesso, la difficoltà riscontrata magari durante la lezione del mattino. Questo permette sia al bambino siriano sia a quello libanese di mantenere lo stesso livello educativo e non costringere gli insegnanti libanesi a rallentare i loro programmi scolastici.
 Le scuole sono distanti dal campo?
Ecco, questo è un punto importante. Un lavoro che stiamo facendo in questi giorni è sul trasporto con lo scuolabus dai campi alle scuole. Non è scontato, perché sono molti chilometri e tra poco arriverà la neve. Noi lavoriamo con UNICEF, ma anche UNICEF non riesce a pagare tutto. Il bisogno è sempre più grande di quelle che sono le nostre disponibilità. Con la raccolta fondi contiamo di riuscire a sostenere i costi dello scuolabus che tutte le mattine porta i bambini alla scuola pubblica che frequentano. Senza questo bus non vanno a scuola.
Ci sono altri esempi concreti di tutto questo?
Una cosa straordinaria è il lavoro che durante tutta l'estate abbiamo fatto con le famiglie e con i papà. Ci sono stati papà che non volevano assolutamente che i loro figli andassero a scuola , anzi. Dicevano che il sistema scolastico non era quello siriano, che i loro figli avevano già perso un anno scolastico e sarebbe stato inutile farli cominciare e poi l'idea che lavorassero non gli dispiaceva perché avrebbero aiutato a portare soldi alla famiglia rifugiata nel campo profughi. Noi abbiamo lavorato per sensibilizzare le mamme e i papà. Tre settimane fa abbiamo fatto una riunione con cinque papà che ci sono venuti a chiedere di mandare i loro bambini a scuola.  Quindi il risultato è che dal campo di Marj El Kok  l'anno scorso andavano a scuola 25 bambini quest'anno abbiamo già più di cento iscrizioni. è tanto - perché è il 400 per cento in più - ma non è sufficiente, perché noi vorremmo che tutti i 250 bambini in età scolare potessero andarci. Dobbiamo continuare a lavorare. Per questo, se cento vanno a scuola, con gli altri 150 che rimangono nel campo continuiamo a impegnarci con corsi di ripetizione in tende improvvisate. I bisogni sono immensi. Dal gasolio per scaldare le tende e le scuole al cibo per mangiare. Dalle scarpe perché qui arriva la neve ai vestiti per affrontare l'inverno. Serve tutto ma siamo certi che non rimarremo senza aiuto.

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11 ottobre 2013- #10forSyria dona ora!

AVSI Libano e UNICEF hanno condiviso ieri a Marjayoun l’esperienza e le lezioni apprese di nove mesi di progetto di emergenza a supporto dell’educazione e protezione dell’infanzia nel sud del Libano. L’iniziativa ha coinvolto più di 2.000 bambini siriani e libanesi attraverso attività educative formali ed informali, supporto psico-sociale, formazione di 75 tra educatori ed insegnanti.
"E' stata un'esperienza ricchissima che prima di tutto ha insegnato a noi quanto importante sia dare a questi bambini e alle loro famiglie dei momenti di normalità" dice Chiara Nava, responsabile dei progetti d'urgenza di AVSI che continua sottolineando come proprio le "cose normali della vita sono quelle da ritrovare per queste persone: quando sei profugo, lontano da casa tua e vivi sotto ad una tenda, niente è più normale, bello, famigliare".
E' in questo contesto che un corso di recupero, uno di alfabetizzazione, giocare insieme o semplicemente scarabocchiare un quaderno azzurro dell'UNICEF può diventare quel momento di speranza che riavvicina tutti ad una vita fatta di scuola, compiti, educazione, famiglia, orari, impegni, doveri, sorrisi e dolcezza.
"Altrimenti rimangono solo le scorribande tra la polvere o il fango e la violenza e i soprusi vissuti in Syria e qui purtroppo trapiantati" dice Claude, la psicologa del progetto. Ieri il personale AVSI, il rappresentante di UNICEF e gli insegnati presenti hanno anche voluto sottolineare come il risultato più importante di 9 mesi di lavoro sia stato il fatto che lo scorso anno i bambini siriani che frequentavano le due scuole pubbliche di Ebel el Saky e Marjayoun erano 25, mentre oggi sono più di 100. "Non era per niente scontato un aumento del 400% perché abbiamo ancora nei nostri taccuini gli appunti nei quali abbiamo scritto che i genitori non volevano far andare a scuola i loro bambini...".
Oggi se questa situazione è cambiata è perché è stato fatto un enorme lavoro di sensibilizzazione che però - sottolineano tutti - non può e non deve essere interrotto né da logiche burocratiche né da impedimenti economici. Ecco perché con UNICEF siamo impegnati a rilanciare il progetto e invece agli amici italiani chiediamo di continuare ad aiutarci con #10forSyria, perchè con 10 euro possiamo pagare per parecchi giorni il bus che porta a scuola Hakmad, uno dei 100...".

Un limbo chiamato Marj El Kok. Un reportage dai campi per rifugiati in Libano

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10 ottobre 2013- #10forSyria dona ora!

Giovedì 10 ottobre , alle ore 21.15, nei locali del cinema Excelsior di Macerata, il Centro nuova Cultura organizza un incontro/testimonianza dal titolo “In viaggio tra i campi profughi siriani in Libano”. Per l'occasione il fotografo Roberto Masi illustrerà le immagini scattate durante il suo soggiorno a Marj El Kok, un campo profughi siriano in Libano  e racconterà l’esperienza vissuta in mezzo a una popolazione costretta a lasciare tutto e a fuggire dai bombardamenti . “Sono andato in Libano, perché volevo vedere e far vedere come degli uomini sopportano l’ingiustizia di una guerra e affrontano condizioni di vita al limite estremo della sopravvivenza. Così ho visto che nessuna situazione è senza speranza e anche nelle più lontane e disperate periferie esistenziali del mondo ci sono uomini che compiono gesti di solidarietà e passione all’umano che riaccendono la speranza.” -  racconta Roberto - “La questione siriana nella sua drammaticità è costantemente sotto i nostri occhi: se la minaccia di un intervento armato contro la Siria sembra per il momento più lontana e Papa Francesco continua a chiedere le nostre preghiere e a sollecitare i potenti del mondo al dialogo, il dramma dei profughi resta in tutta la sua tragicità e non può rimanere solo cronaca di giornale su una realtà umana geograficamente lontana”. Le fotografie di Roberto Masi e soprattutto il racconto di ciò che ha visto e vissuto nel campo profughi permette di riflettere e scoprire un mondo che assume il volto concreto di persone che sono e restano il nostro prossimo.

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30 settembre 2013- #10forSyria dona ora!

Da sinistra a destra si chiamano: Abou Abdo, Abaou Amar, Ghazi Diab, Abou Houssein e Sultan Jalloud: sono i membri del Comitato del campo profughi di Marj el Khokh che collaborano con AVSI negli aiuti ai profughi. Parliamo di loro perché sono soprattutto 5 papà che hanno rispettivamente 4, 2, 5, 4 e 2 bambini in età scolare. Ebbene: dopo un anno passato insieme sono stati loro che ci hanno chiesto di parlare di scuola, di vestiti per i loro bambini, di corsi di recupero, di autobus, ecc... Cosa è successo a queste persone che solo 1 anno fa ritenevano la scuola una fisima inutile delle assistenti sociali di AVSI e del progetto UNICEF? Con queste parole Marco Perini, responsabile AVSI in Libano, esprime tutta la gioia e lo stupore davanti alla richiesta di aiuto e al desiderio da parte dei padri profughi di Marj el Khokh di mandare i propri figli a scuola.
"E' stato per noi un segnale incoraggiante - dice Chiara Nava di AVSI in Libano - che ci spinge a continuare su questa strada: oggi siamo impegnati a convincere tanti altri papà che far andare a scuola i loro figli è molto più redditizio che mandarli a lavorare in un terreno agricolo o a girovagare tra una tenda e l'altra".
La crudeltà della guerra civile in Siria infatti non ha risparmiato neppure l'infanzia, tra i rifugiati siriani registrati fino ad oggi in Giordania, Libano e Turchia, una larga parte è composta da donne e bambini. Oggi la grande sfida da vincere è garantire a tutti questi bambini siriani di poter continuare gli studi nei paesi che li ospitano. Per questo lo staff di AVSI insieme a UNICEF sta organizzando attività educative, ricreative e culturali, lavorando anche con le famiglie che vivono nei campi profughi, per far capire loro l'importanza di costruire un futuro per i loro figli.

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24 settembre 2013- #10forSyria dona ora!

Secondo le Nazioni Unite sono ormai più di 750.000 i rifugiati siriani ufficialmente registrati in Libano. Numeri terribili che descrivono l’evoluzione di un’emergenza umanitaria che sembra non avere fine, ancora più preoccupanti se letti attraverso la lente di un paese di poco più di 4 milioni di abitanti, a sua volta segnato da una lunga storia di instabilità e conflitti.

AVSI, forte di una presenza quasi ventennale nel paese, ha immediatamente promosso programmi d’urgenza per alleviare le sofferenze di chi ha potuto trovare la salvezza soltanto nella fuga. Nella valle della Bekaa AVSI assiste i nuclei familiari appena entrati nel paese con distribuzioni di beni di prima necessità quali coperte, materassi, stoviglie e kit di igiene. Un secondo programma assicura invece il sostegno ai più vulnerabili tra questi soggetti, indipendentemente dalla data del loro ingresso in Libano, con la distribuzione di stufe, buoni per l’acquisto di gasolio e coperte invernali. La valle della Bekaa, per ragioni geografiche e sociali, rappresenta la prima linea dell’accoglienza umanitaria: in questa regione si concentra il maggior numero di rifugiati siriani, che si trovano a dover affrontare condizioni climatiche molto difficili, in particolar modo durante i lunghi e rigidi mesi invernali.
Fino ad ora in Bekaa AVSI ha portato a termine interventi di prima accoglienza per oltre 1000 famiglie (altre 500 se ne potrebbero aggiungere nei prossimi 4 mesi) , mentre sono quasi 700 quelle che hanno ususfruito degli aiuti per l’inverno (altre 250 se ne aggiungeranno sicuramente entro la fine dell’anno).
Un’altra regione dove AVSI ha concentrato i propri interventi d’urgenza è il Sud del paese, dove assieme alla promozione di programmi per l’assistenza educativa e scolastica per i minori, è stata rivolta particolare attenzione alla situazione delle quasi 200 famiglie rifugiatesi nel campo di Marj el Khokh, nel distretto di Marjayoun, a pochi chilometri dal confine israeliano. Il programma di sostegno all’educazione, lanciato in coordinamento con UNICEF e tuttora in corso, ha interessato quattro scuole tra i distretti di Marjayoun e Bent Jbeil: per favorire l’integrazione scolastica dei minori siriani sono stati organizzati corsi di recupero, corsi di formazione per il corpo docente, e corsi di alfabetizzazione informale.
A tutto ciò sono state puntualmente affiancate visite familiari ed attività di supporto psico-sociale volte soprattutto a tutelare la sicurezza ed il benessere dei bambini costretti a vivere le enormi difficoltà di un’esistenza da rifugiati. All’interno del campo profughi di Marj el Khokh, nel distretto di Marjayoun, AVSI ha invece portato avanti distribuzioni di cibo, campagne di igiene e visite mediche a domicilio, interamente finanziate con fondi privati. L’assistenza particolare ai rifugiati di tale campo è  stata dovuta tanto alla sua posizione geografica, essendo posto a pochi chilometri dalle tradizionali zone di intervento di AVSI, quanto alla sua natura di campo profughi informale tra i più grandi del Sud. Proprio in questi ultimi giorni di settembre AVSI sta portando a termine l’installazione di diverse cisterne per l’acqua e di relativo sistema di distribuzione, così che ogni famiglia del campo potrà avere accesso ad una fonte sufficiente di acqua potabile e per uso domestico.

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18 settembre 2013- #10forSyria dona ora!

Da Avvenire

“Vogliamo mandare i nostri figli a scuola”. E' il grido che esce dalle 190 tende costruite con teli che prima di diventare "muri" erano cartelloni pubblicitari nel campo profughi di Marj el Kok, a pochi chilometri dal confine con Israele, nel profondo sud del Libano. È la voce delle mamme che chiedono un futuro per i loro bimbi, i più poveri tra i poveri. Oggi a Marj El Khokh vivono un migliaio di persone, di cui 450 bambini, molti dei quali non sono mai andati a scuola. Erano già poveri in Siria, qui lo sono ancora di più. AVSI sostiene la loro vita quotidiana con progetti diversi, provvede ai beni di prima necessità e promuove dei corsi di alfabetizzazione. Sono arrivati qui con evidenti ferite da guerra, tutti con l’attesa di una tregua. Una tregua che non arriva mai.Ma la vita quotidiana si impone e le mamme di Marj El Khokh vogliono una sedia per i loro bambini.
Una parvenza di normalità in una realtà che di normale non ha quasi nulla. Alla fine dello scorso anno AVSI aveva pagato lo scuolabus per 30 bambini che, senza trasporto non avrebbero potuto andare a scuola negli istituti libanesi, lontani sette chilometri circa. Ma gli operatori si erano resi conto che serviva molto di più.
Dai censimenti i bambini in età scolare (4-14 anni) sono circa 300, cioè dieci volte di più di quelli che frequentano la scuola. Così è iniziato un lavoro di sensibilizzazione quotidiano tra una partita di pallone e una chiacchierata con le mamme, per far scattare la scintilla della curiosità "la voglia di ricominciare a credere nel loro futuro”.
Piano piano le richieste di poter tornare tra i banchi sono cresciute. E oggi sono tantissime. Chiara Nava, responsabile dei progetti d’urgenza AVSI in Libano e Giordania racconta “Questi bambini hanno già perso troppo tempo.  Così anche se in questi mesi estivi ha fatto un gran caldo, abbiamo allestito una grande tenda e iniziato a svolgere dei corsi scolastici. Ora stiamo pensando come fare per farli tornare nelle classi che apriranno probabilmente il 23 settembre: a noi piacerebbe che tutti e 300 andassero a scuola, ma a quel punto il problema sarebbe il trasporto quotidiano per i 7 chilometri da percorrere per raggiungere gli istituti libanesi. Sappiamo già che i genitori senza lavoro non possono permetterselo. Inoltre le strutture scolastiche del Paese  non sono sicuramente attrezzate per accogliere adeguatamente tutta la massa di nuovi iscritti”.
AVSI cerca soluzioni in mezzo alla polvere di questo campo. Ma a  Marj el Kok, oggi, una cosa è certa: il desiderio da parte di queste mamme di avere vestiti dignitosi, e in fretta. Per mandare a scuola i propri figli.

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13 settembre 2013- #10forSyria dona ora!

Oggi nel campo profughi di Marj el Kok circa 130 bambini stanno seguendo i corsi di alfabetizzazione che AVSI organizza insieme a UNICEF. I beneficiari hanno tra i 3 e i 15 anni e in base alla loro età sono divisi in 3 gruppi che si incontrano sotto a delle tende piazzate appositamente per proteggersi dal sole.

L'equipe di AVSI che li segue è composta da 5 insegnanti e 3 assistenti sociali e ogni corso dura 3 ore. Questo lavoro è indispensabile per prepararsi alla scuola: prima di tutto per capire il loro livello d'istruzione, poi per far riprendere i meccanismi scolastici magari da due anni arrugginiti a causa della guerra, poi per capire quanto i genitori sono propensi a lasciare andar a scuola i loro bambini e infine, ma non meno importante, per riempire una giornata che invece rischierebbe di essere solo calda, violenta, noiosa e frustrante.
Vivere in un campo profughi è anche questo: non avere più riferimenti, perdere il senso di una vita scandita dal lavoro, dalla scuola e dalla famiglia.

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12 settembre 2013- #10forSyria dona ora!

LABIB ha quasi 2 anni e vive nel campo profughi di Marje el Kok, nel sud del Libano. Ogni lunedì non perde occasione per seguire, insieme alla sorella Hida, i corsi di alfabetizzazione che AVSI organizza in collaborazione con UNICEF. Colorare i quaderni è la sua passione! Probabilmente è anche il suo primo gioco dopo due anni di guerra, cioè da quando è nato. Oggi a Marj El Khokh vivono un migliaio di persone, di cui 450 bambini, molti dei quali non sono mai andati a scuola. Erano già poveri in Siria, qui lo sono ancora di più.
AVSI sostiene la loro vita quotidiana con progetti diversi, provvede ai beni di prima necessità e promuove dei corsi di alfabetizzazione per i bambini e tante delle loro madri, conosciuti nome per nome, storia per storia. Sono 308i bambini inseriti in corsi di recupero scolastico e alfabetizzazione e676 quelli inclusi nelle attività ricreative e supporto psicosociale.
Ne sono arrivati qui alcuni già due anni fa come Labib, con evidenti ferite da guerra quelle che UNICEF chiama ferite indelebili, tutti con storie diverse ma con un unico grande desiderio tornare sui banchi di scuola per tornare ad una vita "quasi" normale.

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9 settembre 2013- #10forSyria dona ora!

Da Oasis

"Che una catena di impegno per la pace unisca tutti gli uomini e le donne di buona volontà. ..la pace è un bene che passa tutte le barriere perché è un bene per tutta l'umanità".

Questa umanità, cui si è riferito nel suo appello del 1 settembre il Papa, aveva dei volti precisi nel campo profughi di Marj El Khokh dove AVSI e Oasis hanno promosso ieri un momento di riflessione, silenzio e preghiera in risposta all'invito, e provocazione, di Francesco. Aveva i volti delle centinaia di famiglie di profughi siriani che due anni fa hanno cominciato ad arrivare in questo pezzo di terra sassosa nel Libano meridionale, a pochi passi dal confine con Israele. Si sono installati qui, provenienti dalla regione di Idlib, città della Siria settentrionale, per scappare da una guerra che sembra arrivata proprio in questi giorni a un apice di drammaticità. Oggi a Marj El Khokh vivono un migliaio di persone, di cui 450 bambini, molti dei quali non sono mai andati a scuola. Erano già poveri in Siria, qui lo sono ancora di più.
AVSI sostiene la loro vita quotidiana con progetti diversi, provvede ai beni di prima necessità e promuove dei corsi di alfabetizzazione per i bambini e tante delle loro madri, conosciuti nome per nome, storia per storia. Sono arrivati qui, alcuni con evidenti ferite da guerra, tutti con l'attesa di una tregua. Le tende sono organizzate alla meglio, alcune circondate da fiori alti e rossi che le donne seminano in cerca di qualcosa di bello, come erano solite fare a casa loro. All'interno si sono creati dei gruppi, spesso esclusivi e dalle relazioni violente. C'e' prostituzione al campo, a volte atti di violenza nelle e tra le famiglie, tra i bambini.
Ma proprio qui, in questa realtà di tensione e di dramma, oltre centocinquanta profughi, bambini e adulti, uomini e donne, hanno partecipato al semplice gesto della preghiera per la pace. A presiederla il capo della locale comunità musulmana sunnita, Jihad al-Saadi, e don Daniele Awike, parroco melkita di Marjeyoun.
Un gesto essenziale: un ragazzo, il figlio dello shaykh locale, ha recitato la breve sura 93, che insegna a soccorrere quanti sono nel bisogno. Subito dopo una volontaria di AVSI ha letto in arabo il testo dell'appello del Papa. In un breve momento di silenzio comune ciascuno ha pregato secondo la propria tradizione religiosa, per concludere con l'invocazione "Maria regina della pace prega per noi".
Evidente lo sguardo curioso dei bambini e degli adulti, quasi perplessi dal concorso strano di persone mai viste nel loro campo e dalla preghiera insieme, del tutto inedita. Agli operatori AVSI, a Marco, Chiara, Niccolo', Maria, Roni...sono abituati; non tanto al prete cristiano, ad altre persone che dai villaggi vicini hanno voluto partecipare, ai soldati spediti per tenere sotto controllo la situazione per ogni evenienza, e a Oasis.
Nuova anche la collaborazione tra AVSI e Oasis, l'una impegnata da sempre sul campo con gli ultimi del mondo, l'altra creata dal cardinal Scola per sostenere culturalmente le comunità cristiane del mondo islamico e a promuovere l'incontro e il dialogo tra cristiani e musulmani. Due realtà diverse, ma entrambe provocate, ciascuna nel suo specifico, dallo stesse parole del Papa che ascoltate dal Medio Oriente risuonano con particolare intensità.
In quella ferita dei profughi che stanno lontano da casa, come vite sospese, si e' innestato un incontro breve, sotto il sole libanese, e sotto il controllo dei satelliti militari, una domanda di pace che ha assunto tutto il suo valore proprio perché' in comunione con tante altre simili proposte vissute in tutto il mondo.
Un momento della preghiera ripreso dall'inviata di RaiNews24 Lucia Goracci

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Scarica il comunicato stampa ANGELUS Papa Francesco domenica, 1° settembre 2013

8 settembre 2013- #10forSyria dona ora!

Da avoicomunicare.it

Sabato pomeriggio alle ore 15, nel campo profughi di Marj el Kok, a pochi chilometri dal confine con Israele, nel profondo sud del Libano è successa davvero una cosa strana e bella: si è pregato per la Pace, come da lì a poco a Roma avrebbe fatto Papa Francesco e con lui milioni di persone nel mondo.

La bellezza di una preghiera per la Pace non deve essere descritta, è una definizione condivisa, è un dogma; quello che invece può essere raccontato è perché sia stata una cosa strana. Per capirlo si deve partire agli ingredienti: 1000 profughi siriani abbarbicati sui pendii di qualche bassa collina; 190 tende più o meno ben costruite con teli che prima di diventare muri erano cartelloni pubblicitari; un gruppo di operatori dell'ONG italiana AVSI che da un anno cerca di aiutare queste persone scappate dalla guerra; la Fondazione OASIS, creata dal Cardinal Scola, che sostiene e promuove l'incontro e il dialogo tra cristiani e musulmani; una quindicina di professori che normalmente insegnano ai bambini profughi; un leader religioso sunnita, uno sciita, uno cattolico, uno ortodosso e uno druso che sotto i 40 gradi del sol leone stanno fianco a fianco; un bambino che recita una sura del Corano e una ragazza che legge l'appello alla Pace di Papa Francesco "agli uomini di buona volontà".
"Sono stati pochi minuti di un'intensità enorme", racconta Niccolò Giancarli che con AVSI lavora da qualche mese: "Eravamo gli uni accanto agli altri e mentre intorno a noi tutto ci parlava di guerra - dalle notizie giornalistiche alla posizione geografica dove eravamo - abbiamo sentito una forza incredibile e un sentimento fortissimo di unione, di fratellanza, di Pace", che è stato condiviso con un minuto di rumoroso silenzio interrotto da un applauso finale.
Sabato pomeriggio, alle ore 15,30, nel campo profughi di Marj el Kok tutti erano accaldati, ma felici di avere fatto una cosa "strana e bella" e per dirla con Mohammad la giornata finiva così: "Speriamo che ci ascoltino e che presto anche la mia famiglia possa tornare in Siria; però adesso non abbandonateci perché vivere da profughi è davvero dura"».
Marco Perini, responsabile progetti AVSI in Libano

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Ascolta l'intervista a Perini su Radio InBlu
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7 settembre 2013- #10forSyria dona ora!

Rispondendo all’appello di Papa Francesco, AVSI e OASIS hanno aderito alla giornata di digiuno e preghiera di sabato 7 settembre.

Hanno condiviso con noi questo gesto di pace anche:

Jeffrey Sachs, Director of the Earth Institute presso la Columbia University a New York
l'amica giornalista Mimosa Martini che scrive "“Tante guerre ho raccontato, tanti orrori ho visto. Facendo crescere in me l’avversione per ogni gesto di violenza e di intolleranza. Chi nasce e cresce nella la pace non si rende conto del bene prezioso che rappresenta, e soprattutto non sa che bastano pochi giorni, anche solo 48 ore di guerra per cancellare tutto ciò che di buono l’umanità ha costruito. Io l’ho visto e lo temo. Da due anni e mezzo la popolazione siriana è preda dell’orrore. Non lasciamoli soli, non lasciamoli più soli. Sabato mandiamo un messaggio universale, con la preghiera , con il pensiero, con la consapevolezza. Sarà potente, se lo facciamo insieme.”
i The Sun  che saranno sul palco a Cesano Boscone martedì 10 settembre a sostegno di #10forSyria per le popolazioni profughe

l'amico Paolo Cevoli e Claudia Penoni
L'amica Chiara Lico, giornalista e scrittrice che scrive sul suo blog  "La morte silenziosa non è meno crudele solo perché non fa rumore. Se poi riguarda un bambino, è un cristallo che va in frantumi. Per preservare il vasellame prezioso che c'è in ogni popolo e perché non ci siano più vetrine infrante io credo che adesso più che mai sia giusto sostenere l'Avsi e la sua azione coraggiosa".
l'AVSI Point di Altamura che ha organizzato lunedì in Cattedrale una veglia di preghiera con moltissima partecipazione per la raccolta fondi per i profughi siriani
l'AVSI Point di Rimini con una veglia nella Cattedrale della città sabato
l'AVSI Point di Firenze con un pellegrinaggio per la città in occasione della festa della Rificolona
l'AVSI Point di Brindisi con un pellegrinaggio al santuario della Mentorella sabato
l'AVSI Point di Genova con una veglia nella Cattedrale della città sabato
l'AVSI Point di Roma che sabato ha partecipato al momento di preghiera in Piazza San Pietro

In prima linea Marco Perini e il suo Staff con una serie di interventi stanno sostenendo i rifugiati in fuga dalla Siria, che ormai in Libano sono oltre 700.000.
Dal campo sempre Perini il 2 settembre twitta: «Vogliamo un mondo di pace ha detto ieri Papa Francesco, oggi Chiara Nava, staff AVSI Libano, tiene in braccio Rawan nata 3 mesi fa in un campo profughi in Libano. La mamma non aveva i soldi per partorire, #10forSyria l’ha aiutata». Grazie alla campagna #10forSyria in 3 mesi estivi sono stati raccolti 130.000 euro e aiutate 13.000 persone rifugiate in Libano. Nei prossimi mesi aumenteranno le necessità per l’avvicinarsi dell’inverno e per l’inizio della scuola.
AVSI rilancia l’appello a tutte le persone di buona volontà e invita tutti ad aderire all’iniziativa di Papa Francesco e in ogni caso a mobilitarsi per dare un segno di speranza in un mondo spesso indifferente.

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3 settembre 2013- #10forSyria dona ora!

"E’ il grido che dice con forza: vogliamo un mondo di pace, vogliamo essere uomini e donne di pace, vogliamo che in questa nostra società, dilaniata da divisioni e da conflitti, scoppi la pace; mai più la guerra! Mai più la guerra! La pace è un dono troppo prezioso, che deve essere promosso e tutelato.". Papa Francesco, Angelus 1 settembre

Seguendo l’appello accorato del Papa AVSI aderisce ed invita ad aderire alla giornata di digiuno e preghiera di sabato 7 settembre. Un momento di preghiera ecumenica avverrà anche in Libano, a cura della comunità cattolica locale e dei rifugiati islamici con i quali AVSI è a stretto contatto, in collaborazione con OASIS. In prima linea  Marco Perini e il suo Staff con una serie di interventi stanno sostenendo i rifugiati in fuga dalla Siria che ormai  in Libano sono oltre 700.000.
Dal campo Perini il 2 settembre twitta: "Vogliamo un mondo di pace ha detto ieri Papa Francesco, oggi Chiara Nava, staff AVSI Libano, tiene in braccio Rawan nata 3 mesi fa in un campo profughi in Libano. La mamma non aveva i soldi per partorire,#10forSyria l'ha aiutata".
Grazie alla campagna #10forSyria in 3 mesi estivi sono stati raccolti 130.000 euroaiutate 13.000 persone rifugiate siriane in Libano. Nei prossimi mesi aumenteranno le necessità anche per l’avvicinarsi dell’inverno e per la necessità di iniziare la scuola. 
AVSI rilancia l’appello a tutte le persone di buona volontà e invita tutti ad aderire all’iniziativa di Papa Francesco e in ogni caso a mobilitarsi per dare un segno di speranza in un mondo spesso indifferente.

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28 agosto 2013- #10forSyria dona ora!

"Oggi in Libano ci sono 1 milione di profughi, il Libano ha 4 milioni di abitanti quindi è una condizione disperata. I profughi vivono con 40 gradi sotto una tenda senza acqua, senza luce e con il rischio del colera. Con gli aiuti che arrivano dall'Italia compriamo cibo, vestiti, paghiamo corsi di recupero per i bambini per permettere loro una vita non normale ma quasi decente, già questa è una sfida enorme "

Queste le parole di Marco Perini, responsabile AVSI in Libano, intervistato da Camilla Manconi per il TGR Lombardia sull'emergenza siriana.
La guerra in Siria prosegue, dall'inizio del conflitto sono 90 mila le vittime e 1 milione e 600 mila i profughi in Libano e Giordania. AVSI per rispondere a questa emergenza promuove una raccolta #10forSyria che invita a donare 10 euro per continuare a sostenere le popolazioni rifugiate.
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24 agosto 2013- #10forSyria dona ora!

Da Ilsussidiario.net

Per l’Alto Commissariato dell’Onu sono più di un milione i bambini profughi fuggiti dal conflitto in Siria. In molti purtroppo, oltre alla casa hanno perso anche i genitori e ora, nel perdurare dell’incertezza, rischiano di perdere perfino il loro futuro andando incontro a sfruttamento, prostituzione, droga. Molti di questi bambini hanno per ora trovato asilo in Libano, dove però la situazione sta diventando ogni giorno sempre più pesante. Nel pomeriggio intanto due bombe sono scoppiate nel centro di Tripoli, nel nord del Libano, nei pressi di due moschee, durante la preghiera del venerdì, provocando decine di morti e feriti. Marco Perini, responsabile AVSI in Libano, racconta come sono andate le cose.

Ci è appena giunta notizia di due violente esplosioni avvenute a Tripoli, nei pressi di due moschee mentre era in corso la preghiera del venerdì. Che notizie ha? Sto guardando le immagini alla televisione e posso dire che sono davvero raccapriccianti. Ce n’è una in cui la bomba scoppia all’interno della moschea mentre è in corso la preghiera. E' drammatico. Come lo è del resto tutto quello che sta accadendo qui. Al momento si parla di una trentina di morti e di decine di feriti. Le autorità libanesi hanno fatto sapere che non permetteranno che il conflitto si allarghi. Però la tensione sta aumentando. Chiaramente mi auguro che facciano quello che dicono. Quel che è certo è che qui le tensioni si stanno acuendo. La situazione è delicatissima e l’equilibrio fragilissimo. In questo momento tutto quello che sta succedendo in Siria, tutti i giorni, un po’ di più, pesa sul Libano.
Può dirci quello che sta accadendo? Stiamo accogliendo profughi tutti i giorni. Nella valle della Bekaa, ma non solo lì, ci sono interi villaggi dove il numero dei profughi ha ormai raggiunto quello degli abitanti. Tanti di questi, che accolgono anche 2mila profughi, stanno sopportando una pressione enorme. E il livello sta aumentando ancora. In Libano ci sono ormai più di un milione di profughi. Se a questo si aggiungono attentati come quelli di oggi, la situazione si fa ogni giorno più critica. Molti di questi profughi sono bambini: per l’Onu sono un milione...Senza essere l’Onu, avevamo anche noi questo stesso dato perché là dove lavoriamo, nella west Bekaa e nel campo profughi di Marj El Kok, i numeri sono proprio quelli. A Marj El Kok, ad esempio, su 1 .090 profughi il 50 per cento sono bambini. Purtroppo è una triste realtà che constatiamo tutti i giorni.
Come si vive nei campi? Proprio ieri ero al campo di Marj El Kok e sono andato a trovare Israa, una bambina di nove mesi, da sei in Libano. Sei mesi fa ha perso il papà che era uscito di casa per andare a comprarle della verdura al mercato. Israa ha altri due fratelli e una mamma, che si chiama Nada; sono lì sotto una tenda a 40 gradi. E questa è la storia di una bambina su un milione. È una sconfitta per tutti noi. Siamo tutti un po’ colpevoli quando c’è un milione di bambini in giro per il mondo, abbandonati, disperati, senza acqua, luce e con il rischio del colera.
Che ne è de bambini che hanno perso i genitori? Sono esposti a pericoli gravissimi. Dopo la perdita dei genitori, c’è il trauma per aver lasciato la propria casa, la scuola, gli amici. Per loro si aprono insidie pericolosissime. In questa situazione di incertezza rischiano sfruttamento, prostituzione, violenza sessuale, lavoro minorile, droghe.
Sull’uso del gas non ci sono ancora conferme, nessuno si sbilancia. Sul web intanto gira un video che fa venire i brividi; le immagini sono di una ragazzina siriana ancora sotto choc dopo un attacco con armi chimiche. A lei cosa risulta? Quelle immagini le ho viste anch’io e devo dire che sono davvero inquietanti, al di là di chi sia stato. A me pare che in questi mesi di cattiva informazione, intendo informazione di parte resa ad hoc, ce ne sia stata parecchia. Quel video è davvero agghiacciante, come del resto lo sono le immagini che sto vedendo adesso dell’attentato all’interno della moschea. A me fanno impressione tutte e due allo stesso modo. Certo, se penso al gas e a quei bambini inermi, lì su quel pavimento, sono d’accordo con lei: fanno venire davvero i brividi. Vorrei però dire anche un'altra cosa.
Prego. A me ha fatto altrettanta impressione, se non di più, sentire Laurent Fabius (ministro degli Esteri francese, ndr) dire ieri che nel momento in cui venisse accertato l’impiego di gas nervino si farà ricorso alla forza contro Bashar Al-Assad. Come se le bombe di Fabius provocassero meno morti del gas nervino, fossero meno cattive e facessero meno male ai bambini e alle persone che non c’entrano niente con questa guerra ma che sono i primi a patirne le conseguenze.

21 agosto 2013- #10forSyria dona ora!

Siria: quaranta gradi e ci manca acqua e luce Ascolta Marco Perini, responsabile AVSI Libano, al telefono con Giulia Dedionigi per Corriere TV sulla situazione dei campi profughi.

La guerra in Siria prosegue, dall'inizio del conflitto sono 90 mila le vittime e 1 milione e 600 mila i profughi in Libano e Giordania. AVSI per rispondere a questa emergenza promuove una raccolta #10forSyria che invita a donare 10 euro per continuare a sostenere le popolazioni rifugiate.

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21 agosto 2013- #10forSyria dona ora!

"10 euro per dare acqua, pagare un recupero scolastico ad un bambino siriano profugo in Libano o dare del cibo, è una possibilità per tutti che vogliamo lanciare in questa situazione drammatica". Queste le parole di Alberto Piatti, Presidente di AVSI, intervistato al Meeting di Rimini da Andrea Riscassi per il TG3 Lombardia sull'emergenza siriana.
Guarda il servizio di Andrea Riscassi al TG3 Lombardia dal minuto 07:21
La guerra in Siria prosegue, dall'inizio del conflitto sono 90 mila le vittime e 1 milione e 600 mila i profughi in Libano e Giordania. AVSI per rispondere a questa emergenza promuove una raccolta #10forSyria che invita a donare 10 euro per continuare a sostenere le popolazioni rifugiate.
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19 agosto 2013- #10forSyria dona ora!

In Libano nei distretti di West Bekaa e di Rachaya, nei villaggi di Qaraoun, Lala, Mdoukha, Baaloul e Machgara, AVSI sta portando avanti la distribuzione finanziata dal progetto di ECHO (European Commission - Humanitarian Aid & Civil Protection) di materassi, coperte, Hygiene Kit e Kitchen Set a favore dei nuovi profughi arrivati. Saranno coinvolte, da qui fino alla conclusione del progetto, oltre 1000 famiglie.
Inoltre in occasione della festa di fine Ramadan, AVSI, in collaborazione con la ST. Camille Foundation, ha promosso una distribuzione straordinaria di cibo per i rifugiati siriani della cittadina di Machgara, in West Bekaa. 187 famiglie hanno ricevuto 4 kg di pollo, 2 kg di riso e 2 litri di succo di frutta. Un’altra distribuzione di cibo è stata portata a termine anche nel campo di Marj el Khokh, nel Sud del paese dove 199 famiglie hanno ricevuto un kit contenente farina, zucchero, olio, caffè, lenticchie e riso. Alle famiglie composte da più di otto persone è stato deciso di assegnare due kit invece di uno soltanto.
COME CONTRIBUIRE:
Accogliendo l’appello di papa Francesco «per l’amata Siria, per la sua popolazione ferita dal conflitto, e per i numerosi profughi che attendono aiuto e consolazione», AVSI promuove una raccolta a favore dei profughi e lancia fino al 31 agosto la campagna di raccolta fondi #10forSyria che invita a donare 10 euro per continuare a sostenere le popolazioni rifugiate:
Dona 10 euro e riempi una cisterna di 2.000 litri di acqua. Dona 10 euro e compra 2 kg di fagioli, 2 di riso, 2 di zucchero e 2 litri di olio. Dona 10 euro e paga 1 ora di corso di recupero per un bambino siriano.
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7 agosto 2013- #10forSyria dona ora!

Oggi inizia la distribuzione di cibo al campo profughi di Marj el Kok. Lo staff di AVSI smista i pacchi e controlla che vengano consegnati alle famiglie profughe. E mentre le mamme ricevono aiuti alimentari i bambini giocano usando fragili ulivi per altalene. “Chiedono di Papa Francesco” racconta Marco Perini, responsabile AVSI in Libano, “e noi gli twittiamo i loro sorrisi di speranza”.

Proprio in questi giorni il giornalista Gian Micalessin sta scrivendo la storia del lavoro di AVSI a sostegno dei profughi siriani in due anni di crisi.

4 agosto 2013- #10forSyria dona ora!

Da Il Sole 24 Ore

Dalla Siria al Libano in cerca di libertà: la storia del piccolo Sajed fuggito dalla guerra
Sajed a scuola ci vuole andare perché è più divertente che stare tutto il giorno nel campo profughi di Marj el Kok tra polvere e calura; sua mamma Zeinab invece chiede a Avsi di aiutare suo figlio affinché fra due mesi, all'inizio dell'anno scolastico, possa iniziare la scuola «quasi come se vivesse una situazione normale». Di normale, però, da queste parti c'è poco: siamo nel Sud del Libano, sotto un sol leone che picchia a 40 gradi. In Italia il caldo torrido di "Caronte" fa notizia, in Libano è la norma in questa stagione. Il campo profughi allestito da Avsi (Onlus italiana con sede a Milano) non fa eccezione. In mezzo alle 150 tende che ospitano circa 180 famiglie scappate dalla guerra di Siria e rifugiatesi ai confini con Israele ci sono anche Sajed e Zeinab.
Flusso continuo. Nel solo mese di giugno scorso, Avsi ha registrato e accolto 2.752 rifugiati. Da inizio anno sono oltre 6mila. Complessivamente l'associazione si occupa di circa 7.500 persone sfollate. I dati ufficiali dicono che dall'inizio della guerra siriana sono scappate in Libano oltre mezzo milione di persone: 456mila registrate e quasi 75mila in attesa di registrazione. Ma secondo il governo di Beirut il numero reale è di almeno un milione. Una vera bomba sociale a orologeria in un Paese di 4 milioni di abitanti. «Come se in Italia arrivassero 15 milioni di profughi» dice Marco Perini, da sei anni e mezzo responsabile dell'Ong Avsi in Libano dopo un'esperienza di sette anni in Rwanda (Africa). A settembre, quando Sajed, forse, potrà frequentare la scuola, si materializzerà un nuovo problema: ai 400mila studenti libanesi potrebbero aggiungersene altri 300mila. Un'emergenza nell'emergenza. Tanto per capirci, in tempi normali e anche ora, parallelamente all'emergenza legata alla guerra siriana, Avsi «aiuta circa 1.300 bambini di famiglie bisognose ad andare a scuola - spiega Perini - attraverso il sostegno a distanza di famiglie italiane».
La campagna di solidarietà. Per fronteggiare l'emergenza Avsi ha lanciato di recente la campagna #10forSyria, «Un'iniziativa che invita a donare 10 euro per continuare a sostenere le popolazioni rifugiate» spiega Alberto Piatti, segretario generale della Fondazione Avsi. La campagna si sviluppa su vari canali: dall'utilizzo dei social network al coinvolgimento e alla sensibilizzazione dei media italiani sull'emergenza in corso. «La guerra civile in Siria sta avendo ripercussioni notevoli sui paesi confinanti, in particolare Libano e Giordania dove migliaia di famiglie in fuga dal conflitto si sono rifugiate e continuano ad arrivare ogni giorno. La campagna è nata per rispondere all'emergenza e proseguirà fino al 31 agosto». Per fare degli esempi concreti, con 10 euro si riempie una cisterna da 2mila litri d'acqua, oppure si possono comprare 2 kg di fagioli, altrettanti di riso, di zucchero e due litri d'olio. Sempre con 10 euro si paga un'ora di corso di recupero per un bambino siriano.
L'attività sul campo. La storia di Sajed, 6 anni, figlio di mezzo di altri 4 fratelli e sorelle, colpisce perché per i volontari di Avsi che da 8 mesi lavorano nel campo profughi si tratta di una piccola vittoria: «In questi mesi abbiamo pagato lo scuolabus per 30 bambini che, senza trasporto, non avrebbero potuto andare a scuola. Ma ci siamo immediatamente resi conto che il numero di scolari era troppo basso rispetto a quelli che avrebbero dovuto frequentare le lezioni» racconta Marco Perini. Dai censimenti i bambini in età scolare (4-14 anni) sono circa 300, cioè dieci volte più di quelli cui è stato pagato il trasporto. Così è iniziato un lavoro di sensibilizzazione quotidiano tra una partita di pallone, una chiacchierata con le mamme e una sigaretta di uno dei tanti pragmatici papà che rispondevano «cosa vuoi che cambi? Vedi come viviamo? Siamo senza futuro, figurati se pensiamo alla scuola. Adesso i nostri bambini ci servono perché fanno piccoli lavoretti...». Abdul, il papà di Sajed, scappato da Idlib in Syria 3 mesi fa, non immaginava che quelli Avsi fossero altrettanto cocciuti: «Il papà dice di no? la mamma vorrebbe dire di sì ma ha rispetto dell'autorità del marito? Allora - spiega Perini -lavoriamo al fianco i bambini, facciamo scattare la scintilla della curiosità e poi qualcosa succederà». Sajed è uno dei tanti con i quali la strategia ha avuto successo: instancabile come un martello, ha ripetuto mille «voglio andare a scuola, voglio studiare».
Alla fine Abdul ha ceduto o, forse, ha ritrovato un po' di speranza nel futuro, e ha risposto «va bene, vai a scuola». «Abbiamo già numerosi bambini che ci chiedono di poter andare a scuola a settembre» racconta Chiara Nava, responsabile dei progetti d'urgenza in Libano e Giordania «e il numero aumenterà sicuramente e anche di tanto». Per questo di recente alcuni rappresentanti di Unicef sono scesi a Marj el Kok per verificare come aiutare. Nel frattempo il personale di Avsi ha comunque deciso di proseguire con le proprie iniziative: «Questi bambini hanno già perso troppo tempo - dice Chiara Nava - Anche se è estate e fa un caldo torrido, abbiamo piazzato una grande tenda e iniziamo a svolgere dei corsi scolastici. Poi a settembre vedremo come fare: a noi piacerebbe che tutti e 300 andassero a scuola, ma a quel punto il problema sarebbe il trasporto quotidiano per i 7 chilometri da percorrere. Sappiamo già che i genitori senza lavoro non possono permetterselo e quindi stiamo riflettendo: o affittiamo noi 10 bus al giorno o portiamo la scuola dentro al campo». Avsi preferirebbe la seconda ipotesi, ma non è semplice: le autorità libanesi non sono così contente di vedere nascere succursali scolastiche qui e là. Non solo. La storia libanese pesa. Forse non si dice ufficialmente ma tra i timori c'è anche quello che i campi profughi possano diventare permanenti, come era accaduto con quelli palestinesi. Dopodiché le uniche cose certe oggi a Marj el Kok sono che Sajed andrà a scuola e «che l'iniziativa #10forSyria lanciata in queste settimane in Italia è indispensabile per poter continuare» sottolinea Marco Perini.
"L'ordinatia amministrazione". Emergenza siriana a parte, in Libano si lavora. E parecchio. «Siamo impegnati su diversi fronti - spiega Marco Perini - tra cui quello agroalimentare. Stiamo lavorando nel Sud del Libano, al confine con Israele, per bonificare la seconda area agricola del Paese per importanza, riportando l'acqua dopo che le guerre e l'incuria avevano reso improduttiva una terra che oggi vale qualche milione di euro». L'Italia è tra i primi partner commerciali del Libano e i legami sono stretti. La dimostrazione arriva anche dal progetto «per combattere una malattia che rischia di compromettere le coltivazioni di mandorle e pesche. È un'azione sul campo condotta in collaborazione con le università di Milano e di Torino - racconta Perini - e che ha un aspetto importante di prevenzione per l'Italia, riducendo il rischio che la malattia possa arrivare nel nostro Paese». Poi c'è il fronte sociale: all'intervento sulla scolarizzazione si aggiunge «la formazione professionale di 100 assistenti sociali e 100 insegnanti libanesi» spiega il responsabile di Avsi per il Libano.
Tensione costante. Meno di un mese fa un'autobomba è esplosa davanti a un centro commerciale nel quartiere controllato da Hezbollah. Poteva essere una strage, invece l'ordigno ha fatto "solo" dei feriti. Si è parlato di risposta al sostegno dato dalle milizie di Hezbollah al regime di Bashar Al Assad. La vicinissa guerra siriana è un potenziale fattore destabilizzante, in un contesto, quello libanese «dove più che mai si continua a praticare la convivenza - sottolinea Marco Perini - convivenza che non è solo tra cristiani e musulmani, ma anche tra sciiti e sunniti. È un equilibrio fragile, che il conflitto siriano ha già più volte rischiato di far vacillare con autobombe e attentati».
I volti dei profughi by Roberto Masi

3 agosto 2013- #10forSyria dona ora!

Sabato 3 agosto, la rappresentante di UNICEF, Annamaria Laurini, ha visitato il campo profughi di Marj el Kok, nel sud del Libano, al confine con Israele. “La situazione dei profughi è grave, dobbiamo fare di più” dice, parlando con le donne del campo sotto il sole cocente a 40 gradi. Nelle tende fa ancora più caldo.
AVSI insieme ad Unicef sostiene i profughi siriani sviluppando attività ricreative, formazione di insegnanti ed operatori sociali, corsi di recupero per i bambini, accompagnamento alle loro famiglie. Ad oggi, sono state organizzate 472 attività ricreative, 308 corsi di recupero, formati 54 operatori, realizzate attività di sensibilizzazione per 100 genitori.
Questa visita è stata anche l’occasione per finalizzare una estensione del progetto in corso per organizzare attività di alfabetizzazione all’interno del campo.

30 luglio 2013- #10forSyria dona ora!

Nei distretti di West Bekaa e di Rachaya, nei villaggi di Qaraoun, Lala, Mdoukha, Baaloul e Machgara, AVSI sta portando avanti le distribuzioni di NFIs (materassi, coperte, Hygiene Kit, Kitchen Set) a favore dei New Comers finanziate dal progetto ECHO. I nuclei familiari interessati nel corso del progetto sono oltre 1000. Nella giornata di mercoledì 24 luglio il rappresentante della fondazione AVSI in Libano, Marco Perini, ha incontrato le autorità  delle municipalità di Machgara, Qaraoun e Baaloul: oltre che per fare il punto della situazione tali incontri sono serviti per rafforzare ulteriormente le attività di AVSI nell’area. Le autorità locali hanno sottoscritto ufficialmente la loro disponibilità a continuare a collaborare con lo staff di AVSI per la realizzazione di futuri progetti di assistenza nella regione.
Nei giorni scorsi, AVSI , in collaborazione con UNICEF, ha promosso la realizzazione di un workshop che ha visto la partecipazione di 54 tra insegnanti ed operatori sociali attivi nei distetti di Marjayoun e Bent Jbeil. Apertosi con una breve introduzione di Chiara Nava, responsabile dei progetti di emergenza, sulla crisi siriana e sugli interventi umanitari d’urgenza portati avanti da AVSI, il Workshop è servito a rafforzare le tecniche di ascolto, di “active learning” e di individuazione e presa in carico dei casi che coinvolgono minori vulnerabili da parte degli operatori interessati. Nel Sud del Libano, come in tutto il Paese, il sistema scolastico si trova a dover fronteggiare la pressione crescente derivante dall’arrivo di numerosi minori siriani in fuga dal conflitto, la cui integrazione è resa più complessa proprio dalle difficili condizioni socio-educativo-familiari in cui si trovano a vivere.
Oggi questi bambini iniziano il corso di recupero organizzato da AVSI in collaborazione con UNICEF.
Per aiutare meglio ciascuno di loro sono stati fatti dei test d'ingresso che permettono di comprendere meglio le difficoltà e i bisogni.
Le materie che si studiano sono: inglese, francese, matematica e scienze.
In totale i bambini che in questo momento stanno seguendo corsi di recupero in 4 scuole del Sud del Libano sono 110.

22 luglio 2013- #10forSyria dona ora!

Una tanica d’acqua vuota, una coperta gettata a terra, un vecchio secchio malconcio. "La follia del conflitto siriano ha strappato questi bambini alla normalità delle loro esistenze per trascinarli nella desolazione di uno dei tanti campi profughi della Bekaa in Libano" racconta Marco Perini, responsabile di AVSI in Libano "Eppure, un sorriso, di innocenza e speranza, riesce ancora a spuntare sui loro volti".
AVSI in Libano lavora per proteggere questi sorrisi: aiutaci a costruire un presente ed un futuro migliore per i bambini vittime della guerra siriana.

10 luglio 2013 - #10forSyria dona ora!

La consegna degli aiuti: un momento di incontro dove gli occhi e i sorrisi esprimono più delle parole. Siamo nel campo profughi di Majdal Anjar in Libano, nel cuore della Valle della Bekaa dove i volontari AVSI distribuiscono ai profughi i kit con materiale utile per la cottura del cibo e i kit di igiene. Un kit cucina contiene: due pentole, una padella, una casseruola, piatti, cucchiai, coltelli e forchette. Un kit igiene contiene: dentifricio, spazzolino, shampoo, rasoio, crema da barba, carta igienica, sapone, detersivi e fazzolettini detergenti.
Finora in Libano e Giordania Avsi ha aiutato 17.500 persone con materiali di prima necessità, 1.063 hanno ricevuto cibo e medicinali, 600 studenti sono stati accompagnati nel loro difficile percorso scolastico con corsi di recupero, 1.250 bambini e giovani sono stati seguiti con attività psico-sociali.

3 luglio 2013 - #10forSyria dona ora!

Da La Stampa.it

«Mamma Ghaussaoun e papà Omar sono lieti di annunciare la nascita di Riyad, nato in un ospedale della valle della Bekaa lo scorso 25 giugno alle 4.09 del mattino. E’ un maschietto in salute e pesa 3 chili e 850 grammi». Dietro questo annuncio dei volontari di AVSI, ci sono tutto il dramma e tutta la speranza dei rifugiati siriani che affollano i campi di accoglienza in Libano. In questi giorni a prevalere è purtroppo ancora una volta l’aspetto drammatico, per la pericolosa carenza di acqua che affligge le aree che ospitano i profughi.
Ghaussaoun e Omar sono due giovani genitori siriani di Idlib, fuggiti dopo il crollo della loro casa in seguito all’esplosione di un’autobomba e vivono in una tenda ai piedi delle alture del Golan. La famiglia aveva appena saputo di aspettare un bimbo e per mettere in salvo anche il piccolo hanno contattato dei cugini già arrivati in Libano da qualche mese e sono fuggiti dalla Siria.
Non avendo legalmente lo status di rifugiati, la famiglia non avrebbe potuto accedere all’agevolazione dei costi per le cure primarie per l’assistenza al parto. Ma AVSI è intervenuta con la collaborazione della Fondazione St. Camille e ha contribuito al pagamento per il ricovero della madre. Come tanti altri profughi, anche Ghaussaoum e Omar hanno sempre manifestato paura nel chiedere esplicitamente l’aiuto dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR).
Ora Ghaussaun la pensa però diversamente: «Grazie agli assistenti sociali di AVSI che vengono a visitarci due volte a settimana e ci supportano, inizio a pensare che potrebbe essere una buona cosa chiedere aiuto. Mio marito lavora solo tre giorni a settimana come agricoltore e i risparmi che ci siamo portati dalla Siria li abbiamo finiti già da alcune settimane».
La storia di Ghaussaoun e Omar è solo una delle tante che si incontrano camminando tra le tende dei campi, Marco Perini responsabile AVSI Libano, ne conosce tante e a chi lo interroga circa i bisogni più urgenti risponde: “Acqua immediatamente e cibo, ma poi anche far giocare i bambini. E non dimentichiamoci che è meglio iniziare oggi a programmare il rientro a scuola e l’arrivo dell’inverno».
«La crisi siriana - aggiunge Perini - non sembra ridurre il suo impatto devastante, aumentano i morti e aumentano i profughi. I dati ufficiali parlano di milioni di persone che hanno abbandonato le loro case e il rischio continuo che da un momento all’altro l’emergenza si allarghi anche al Libano o alla Giordania. In questo contesto AVSI oramai da diversi mesi sta lavorando per portare un po’ di sollievo alle popolazioni profughe scappate. Quello che sta succedendo da queste parti sembra interessare pochi, ma abbiamo bisogno di aiuto perché ogni giorno la situazione peggiora e naturalmente colpisce principalmente i più deboli a cominciare dai bambini».
Su quale sia la primissima necessità in un elenco tutto urgente, è presto detto: “Oggi ci sono 38 gradi e nelle prossime settimane il caldo aumenterà’” dice Perini dal Libano. «Acqua, abbiamo bisogno di acqua, di tanta acqua! Se le statistiche dicono che servono almeno una decina di litri al giorno a persona qui i profughi ne hanno molti di meno e sovente neanche uno per bere».
Come nel campo profughi di Marj el Kok, nel Sud del Libano dove più di mille persone vivono in tende ordinate sulle creste di 2 collinette: in tutto il campo si vedono due serbatoi da 1000 litri che qualcuno ha rattoppato dai buchi, ma che comunque non hanno perdite perché di soldi per comperare l’acqua non ce ne sono. Chiara Nava, dello staff di AVSI, è determinata: «Ci servono subito almeno 11 cisterne da 10mila litri ciascuna e una volta piazzate dobbiamo fare un accordo con un’autocisterna perché ogni 5 giorni venga a riempirle. Solo così in questo campo potranno bere, lavarsi e condurre una vita quasi normale».
Chiara non lo dice, ma in giro per il Libano e la Giordania con l’arrivo del grande caldo si teme anche il colera mentre per le patologie minori il danno è già stato fatto: problemi alla pelle per le persone che non si lavano, pidocchi nella testa dei bambini e disturbi intestinali per tutti.

3 luglio 2013 - #10forSyria dona ora!

Da LaRepubbblica.it

Avrà un anno e gattona per uscire da una tenda del campo profughi di un villaggio della West Bekaa in Libano. Non si sa molto sulla sua vita. La sua è una delle tante storie di profughi, fuggiti dalla guerra in Siria. Hanno bisogno di tutto per sopravvivere. Ora l'onlus Avsi e la Fondazione Oasi lanciano una nuova raccolta a favore di queste persone. Si chiama #10forSyria e invita a donare 10 euro per sostenere le popolazioni rifugiate. Con 10 euro è possibile riempire una cisterna di 2.000 litri di acqua; oppure comprare 2 kg di fagioli, 2 di riso, 2 di zucchero e 2 litri di olio; o ancora pagare 1 ora di ripetizione a un bambino siriano che ha perso la scuola.
Un bambino sotto una tenda. Il campo profughi di Marj Kok è un posto dove anche un biberon pieno d'acqua o una ciotola di riso è una conquista. "La tenda sembra enorme, ma in verità è lui che è piccolo, piccolissimo. Avrà un anno o poco più e vederlo gattonare dal buio dell'interno verso la luce all'esterno fa un certo effetto; viene da chiedersi: si accorgerà che lui, in quest'estate 2013, è lì in un villaggio disperso della West Bekaa in Libano perché una guerra lo ha cacciato da casa sua? Quanto sarà arsa la sua gola, data la scarsità di acqua? Quando avrà bevuto l'ultimo biberon di latte? Dov'è suo padre?", si chiede Marco Perini, responsabile di Avsi in Libano, al ritorno dal campo profughi di Marj el Kok.
La guerra in Siria. La guerra civile in Siria sta avendo ripercussioni notevoli sui Paesi confinanti, in particolare Libano e Giordania dove migliaia di famiglie in fuga dal conflitto si sono rifugiate e continuano ad arrivare ogni giorno lasciandosi alle spalle case distrutte, violenza e spesso parte della famiglia.
Aiuto a migliaia di persone. Finora in Libano e Giordania Avsi ha aiutato 17.500 persone con materiali di prima necessità, 1.063 hanno ricevuto cibo e medicinali, 600 studenti sono stati accompagnati nel loro difficile percorso scolastico con corsi di recupero, 1.250 bambini e giovani sono stati seguiti con attività psico-sociali. Ma tutto questo non è ancora sufficiente. "Oggi ci sono 38 gradi e nelle prossime settimane il caldo aumenterà - spiega Marco Perini - perciò serve acqua immediatamente e cibo, ma anche far giocare i bambini e programmare il loro rientro a scuola per tempo, prima dell'arrivo dell'inverno. I dati ufficiali fanno venire i brividi: milioni di persone senza casa e il rischio continuo che da un momento all'altro la guerra coinvolga il Libano e la Giordania".
Cibo e cure mediche. Occorrono acqua e cibo, ma anche cure mediche. "Ci servono subito almeno 11 cisterne da 10mila litri ciascuna e una volta piazzate dobbiamo fare un accordo con un'autocisterna perché ogni 5 giorni venga a riempirle - aggiunge Chiara Nava di Avsi - Solo così a Marj el Kok potranno bere, lavarsi e condurre una vita quasi normale". Con l'arrivo del grande caldo si teme anche la diffusione del colera mentre altre patologie minori sono già largamente presenti, dai pidocchi ai disturbi intestinali.

19 giugno 2013

Da Il Sussidiario.net «La tenda sembra enorme, ma in verità è lui che è piccolo, piccolissimo. Avrà un anno o poco meno e vederlo gattonare dal buio dell'interno verso la luce all'esterno fa un certo effetto e viene da chiedersi: si accorgerà che lui, oggi 19 giugno 2013, è lì in un villaggio disperso della West Bekaa in Libano perché una guerra lo ha cacciato da casa sua? La sua gola sarà arsa perché di acqua ce n'è poca e neanche tanto buona? L'ultimo biberon di latte lo ha bevuto quando? Il papà oggi è al lavoro in un campo e quindi questa sera tutti mangeranno? Il papà non c'è perché è rimasto in Siria a combattere o è già morto? Lui fortunatamente è ancora troppo piccolo per chiedersi e rispondersi e quindi, uscito dalla tenda, ha sentito che faceva un gran caldo ed è rientrato tranquillo tranquillo all'interno; noi invece non abbiamo avuto il coraggio di entrare a cercare le risposte alle domande che ci siamo fatti» - Marco Perini, responsabile di AVSI in Libano.

5 giugno 2013

Il Pontificio Consiglio Cor Unum ha lanciato un appello a sostenere anche finanziariamente gli sforzi di assistenza umanitaria in Siria al termine dell'incontro che il 5 giugno ha riunito gli organismi caritativi cattolici attivi nel contesto della crisi siriana, tra questi anche AVSI.
Riportiamo di seguito il discorso del Papa ai partecipanti.

PAROLE DEL SANTO PADRE FRANCESCOAI PARTECIPANTI ALL'INCONTRO DI COORDINAMENTO TRA GLI ORGANISMI CARITATIVI CATTOLICI CHE OPERANO NEL CONTESTO DELLA CRISI IN SIRIA, PROMOSSO DAL PONTIFICIO CONSIGLIO "COR UNUM"

Salone della Domus Sanctae Marthae Mercoledì, 5 giugno 2013


Cari amici!
Vi ringrazio per questo incontro e per tutta l’attività umanitaria che state svolgendo in Siria e nei Paesi vicini, in aiuto alle popolazioni vittime dell’attuale conflitto. Ho incoraggiato io stesso il Pontificio Consiglio Cor Unum a promuovere questa riunione di coordinamento dell’attività svolta dagli organismi di carità cattolici nella regione. Ringrazio il Cardinale Sarah per il suo indirizzo di saluto. Rivolgo uno speciale benvenuto a coloro che provengono dal Medio Oriente, in particolare a chi rappresenta la Chiesa in Siria.
La preoccupazione della Santa Sede per la crisi siriana e in modo più specifico per la popolazione, spesso inerme, che soffre le conseguenze del conflitto, è ben nota. Benedetto XVI ha ripetutamente chiesto che tacciano le armi e che si possa trovare una soluzione nel dialogo per giungere ad una profonda riconciliazione tra le parti. Che tacciano le armi! Inoltre, egli aveva voluto esprimere la sua personale vicinanza lo scorso novembre, inviando il Cardinale Sarah in quelle zone, accompagnando tale gesto con la richiesta di “non risparmiare alcuno sforzo nella ricerca della pace” e manifestando la sua concreta e paterna sollecitudine con un dono a cui hanno contribuito pure i Padri Sinodali lo scorso ottobre.
Anche a me personalmente la sorte della popolazione siriana sta particolarmente a cuore. Il giorno di Pasqua ho chiesto pace «soprattutto per l’amata Siria ho detto, per la sua popolazione ferita dal conflitto, e per i numerosi profughi che attendono aiuto e consolazione. Quanto sangue è stato versato! E quante sofferenze dovranno essere ancora inflitte prima che si riesca a trovare una soluzione politica alla crisi?».
Di fronte al perdurare di violenze e sopraffazioni rinnovo con forza il mio appello alla pace. Nelle ultime settimane la comunità internazionale ha ribadito l’intenzione di promuovere iniziative concrete per avviare un dialogo fruttuoso con lo scopo di mettere fine alla guerra. Sono tentativi che vanno sostenuti e che si spera possano condurre alla pace. La Chiesa si sente chiamata a dare la testimonianza umile, ma concreta ed efficace, della carità che ha imparato da Cristo, Buon Samaritano. Sappiamo che dove qualcuno soffre, Cristo è presente. Non possiamo tirarci indietro, proprio nelle situazioni di maggiore dolore! La vostra presenza alla riunione di coordinamento manifesta la volontà di continuare con fedeltà la preziosa opera di assistenza umanitaria, nella Siria e nei Paesi vicini che generosamente ospitano chi fugge dalla guerra. La vostra azione sia puntuale e coordinata, espressione di quella comunione che è essa stessa testimonianza, come ha suggerito il recente Sinodo sul Medio Oriente. Alla Comunità internazionale, accanto alla ricerca di una soluzione negoziale del conflitto, chiedo di favorire l’aiuto umanitario per i profughi e i rifugiati siriani, mirando in primo luogo al bene della persona e alla tutela della sua dignità. Per la Santa Sede l’opera delle Agenzie di carità cattoliche è estremamente significativa: aiutare la popolazione siriana, al di là delle appartenenze etniche o religiose, è il modo più diretto per offrire un contributo alla pacificazione e alla edificazione di una società aperta a tutte le diverse componenti. A questo tende anche lo sforzo della Santa Sede: costruire un futuro di pace per la Siria, in cui tutti possano vivere liberamente ed esprimersi nella loro peculiarità.
Il pensiero del Papa va in questo momento anche alle comunità cristiane che abitano la Siria e tutto il Medio Oriente. La Chiesa sostiene quelle sue membra che oggi sono particolarmente in difficoltà. Esse hanno il grande compito di continuare a rendere presente il Cristianesimo nella regione in cui è nato. Ed è un nostro impegno favorire la permanenza di questa testimonianza. La partecipazione di tutta la comunità cristiana a questa grande opera di assistenza e di aiuto è un imperativo nel momento presente. E pensiamo tutti, tutti pensiamo alla Siria. Quanta sofferenza, quanta povertà, quanto dolore di Gesù che soffre, che è povero, che è cacciato via dalla sua Patria. E' Gesù! Quello è un mistero, ma è il nostro mistero cristiano. Guardiamo Gesù sofferente negli abitanti dell'amata Siria.
Vi ringrazio ancora per questa iniziativa e invoco su ciascuno di voi la benedizione divina. Essa si estende in particolare ai cari fedeli che vivono in Siria e a tutti quei siriani che attualmente sono costretti a lasciare le loro case a motivo della guerra. Voi qui presenti siate lo strumento per dire al caro popolo siriano e del Medio Oriente che il Papa li accompagna ed è loro vicino. La Chiesa non li abbandona!

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22 maggio

Il 22 maggio, al campo profughi di Marj el Kok di Marjayoun  nel sud del Libano, ECHO (Direzione Generale per gli aiuti umanitari della Commissione europea) ha visitato le attività di AVSI in Libano legate all'emergenza siriana.
Da Bruxelles Maria Palacios (desk officer Libano) e Christophe Pateron (desk officer Siria) e da Beirut Bruno Rotival (responsabile di ECHO in Libano) e Mona Imad (esperta ECHO Libano) sono arrivati all'ufficio di Marjayoun di AVSI di primissimo mattino. Con Chiara Nava e Marco Perini, responsabili AVSI nel paese, hanno voluto fare un punto della situazione sull'impatto della crisi siriana nel Sud  ed in particolare del ruolo che AVSI sta giocando sia nel campo profughi di Marj el Kok, ma più in generale nella zona. Dopo la riunione la delegazione si è recata al campo profughi passando lungo la strada che costeggia il delicato confine con Israele. A Marj el Kok tutti hanno potuto verificare l'urgente bisogno di un aiuto immediato e le tante cose che AVSI ha già potuto fare.
Palacios e Pateron sono poi stati ospiti di una famiglia in una tenda dove hanno potuto parlare direttamente con i residenti del campo.
"La visita di ECHO alle nostre attività nel Sud del paese è sicuramente un riconoscimento importante di quanto stiamo facendo e ci auguriamo diventi presto un nuovo e importante aiuto per le 962 persone che vivono a Marj el KoK" conclude Marco Perini. In West Bekaa, attorno alle municipalità già interessate dai progetti di sostegno umanitario AVSI, lo staff di emergenza sta conducendo un’analisi preparatoria in vista del possibile allargamento delle attività ai tre villaggi di Bab Mareaa, Deir ‘Ain al-Jaouze ed ‘Ain Zebde.
Nel frattempo nel campo di Marj el Khokh sono state consegnate due sedie a rotelle per due persone disabili. Ad ogni famiglia è stato poi distribuito uno shampoo antipidocchi, all’interno di una campagna di igiene promossa per sensibilizzare i rifugiati ad una migliore cura della igiene personale, in particolare dei minori presenti nel campo.
Il numero dei rifugiati provenienti dalla Siria e ospitati nei paesi dell'area a fine maggio è salito a 1.557.134, di cui 485.282 in Libano. Nei distretti di West Bekaa e di Rachaya, nei villaggi di Qaraoun, Lala, Mdoukha, Baaloul e Machgara, AVSI sta portando avanti la distribuzione di NFIs (materassi, coperte, Hygiene Kit, Kitchen Set) a favore dei nuovi arrivati grazie al progetto ECHO. I nuclei familiari interessati, da qui fino alla conclusione del progetto prevista per l’ultima settimana di luglio, saranno oltre 1000. Nelle municipalità di Baaloul e Qaraoun si è appena concluso il progetto finanziato dal fondo COR UNUM, con il quale è stata garantita assistenza a oltre 100 famiglie (composte da nuclei non registrati all'UNHCR e NEW COMERS). In totale sono stati distributi: 400 materassi, 300 coperte, 100 Kit di igiene, 100 Kit per neonati, 100 tappeti. AVSI, su richiesta del Ministero dell'Educazione e UNHCR ha condiviso con l'Education Working Group i propri volantini informativi per genitori e studenti sulle pratiche di igiene promosse in collaborazione con UNICEF.

Metà maggio

Nel campo profughi di Marj el Kok 1.000 persone si sono messe in fila e si sono preparate per ricevere finalmente vere visite mediche, le prime da quando hanno lasciato la loro casa in Siria per sfuggire alla guerra.
Domenica 12 maggio infatti, un dermatologo e un pediatra, hanno visitato le 180 famiglie che vivono nel campo del Sud del Libano in tende abbarbicate su basse collinette, a una ventina di metri dal ciglio della strada.
Quest'iniziativa rientra nell'ambito del piano d'aiuti che AVSI sta sviluppando da qualche mese e che fino ad ora si è sviluppato attraverso distribuzione di cibo, materassi, coperte, prodotti per l'igiene e attività socio-culturali per i bambini.
"La salute è una delle grandi sfide aperte che da tempo volevamo affrontare: ora grazie all'amicizia di due medici questo è possibile. Domenica si sono recati con la nostra equipe al campo e hanno visitato gratuitamente tutte le persone bisognose" racconta Chiara Nava, responsabile del team d'urgenza di AVSI.
Nella settimana appena trascorsa AVSI ha portato avanti anche la distribuzione di 198 materassi, 104 coperte, 83 tappeti, 85 Hygiene Kit e 44 Mother&Baby Kit, finanziati con i fondi del progetto COR UNUM.
Con le attività del progetto UNICEF, attivo nelle località di Marjeyoun e Bent Jbeil, sono stati invece raggiunti un totale di 236 bambini, dei quali 156 libanesi ed 80 siriani. Ad altri 122 bambini sono stati inoltre garantiti attività ricreative e supporto psico-sociale.

Inizio maggio

Dal Sussidiario.net intervista a Marco Perini, responsabile dei progetti di cooperazione AVSI in Libano, che racconta la vita dei profughi siriani nel campo di Marj el Kok.
In quanti vivono nel campo? In tutto sono un migliaio di persone. A Marj el Kok ci sono 150 famiglie, tutte di origine sunnita, che vivono in tende abbarbicate su basse collinette, a una ventina di metri dal ciglio della strada.
Quanti sono i bambini? Quelli sotto i 10 anni rappresentano il 40 per cento della popolazione del campo e vivono quasi tutti con la loro mamma. La novità di questi giorni è che stanno arrivando molti papà che si trovavano nelle prigioni del regime. Due giorni fa il presidente siriano ha infatti annunciato l’amnistia per tutti i tipi di reati.
Quali sono le loro condizioni di salute? Sono cagionevoli. Hanno lasciato le loro case con poco e sono arrivati qui con niente. Non hanno indumenti se non la t-shirt che indossano, sono scalzi, spesso malnutriti, senza un granché per riscaldarsi. Adesso c’è anche il problema dei pidocchi. Ieri c’erano 8 gradi, pioveva e faceva parecchio freddo.
Come si svolge la vita nel campo? Abbastanza serenamente, direi, con qualche piccola tensione. È normale in condizioni del genere. Ieri, ad esempio, quando abbiamo distribuito coperte e altri generi, qualcuno ha cercato di fare il furbo e qualcuno l’ha scoperto. Si sono azzuffati, ma tutto è rientrato presto. Qui vivono tutti la stessa condizione. E’ una vita povera. Anche se quasi tutti i bambini frequentano le scuole pubbliche, grazie alla lungimiranza del governo libanese.
Cosa offrite loro? Kit per l’igiene, generi alimentari, vestiario, coperte. Presto riusciremo a fornire anche assistenza alle donne incinte e medici che visiteranno i malati del campo. In queste ore stiamo acquistando prodotti per debellare i pidocchi.
Cosa sarà di loro? Le prospettive per loro non sono rosee. La guerra in Siria non sembra avviarsi a conclusione e se anche terminasse chissà cosa troverebbero una volta tornati a casa. Qui i profughi sono dappertutto. Già oggi rappresentano un quarto dell’intera popolazione libanese. Per fare un paragone, è come se in Italia ci fossero 12 milioni di profughi.
Da quando vi occupate di quel campo? In quella zona siamo presenti dal ’96, quando terminò la guerra con Israele. Allora il campo era una realtà molto piccola, fatta di poche famiglie di lavoratori stagionali. Frequentandolo regolarmente ci siamo resi conto che andava man mano ingrossandosi fino ad arrivare alla situazione di oggi.
Che rapporto avete instaurato con le persone? Lo definirei di grande amicizia. Lo testimonia il sorriso e la contentezza con cui ci accolgono i bimbi del campo quando portiamo loro le cose di cui hanno più bisogno. Il nostro gesto di amicizia li rende felici. È come un raggio di sole in giornate che sono spesso molto buie. Ma ci sono tanti segni di riconoscenza anche da parte degli adulti.
Per esempio? E’ gente di grande dignità, difficile sentire che si lamentino. Ieri, quando abbiamo fatto la distribuzione, ci aspettavamo che ci dicessero: c’è anche il problema delle donne incinte, dei pidocchi, dei soldi per l’ospedale. Invece ci hanno invitato a bere un té perché, ci hanno detto, oggi è un giorno di festa perché abbiamo fatto una bella cosa assieme.

18 aprile

Giovedì 18 aprile i camion di AVSI e di Cooperazione Italiana sono arrivati al campo profughi di Marj el Kok in Libano per distribuire un aiuto d'urgenza composto da 200 kit d'igiene e 600 coperte che andranno ad aiutare le 958 persone che vivono nelle tende tra i villaggi di Marjayoun e Ebl el Saki. Sapone, spazzolini, dentifricio, shampoo, assorbenti, spugne, rasoi, pannolini per bambini, detergenti e 3 coperte per famiglia distribuiti nell'ambito di un aiuto d'urgenza finanziato dall'Ambasciata d'Italia in Libano attraverso il suo ufficio di Cooperazione e AVSI che oramai da 3 mesi segue il campo profughi.
Poco visibile dalla strada principale che dal villaggio di Marjayoun conduce verso Hasbaya, il campo di Marj el Kok si è formato in poco più di 6 mesi: da anni esistevano 5 o 6 tende di contadini che stagionalmente arrivavano nella zona per lavorare come mano d'opera nei terreni coltivati della Piana di Marjayoun, ma con l'intensificarsi della guerra in Siria una famiglia dice all'altra di questa zona "disponibile" e oggi di "case" costruite con i teloni pubblicitari dismessi se ne contano più di 150.
Un'emergenza umanitaria in vero stile che fin dall'inizio AVSI ha preso in mano e denunciato nella sua drammaticità: quella di Cooperazione Italiana è una delle primissime risposte istituzionali in un panorama dove il numero dei rifugiati in Libano cresce di giorno in giorno e la capacità di rispondere ai bisogni non è mai all'altezza. In questi mesi AVSI è intervenuta con distribuzioni di vestiario e alimentari finanziate da famiglie italiane, ma il bisogno è ancora immenso.
Proprio nei prossimi giorni AVSI sottoscriverà un accordo con l'ospedale di Marjayoun per permettere a una serie di donne incinta di partorire in condizioni accettabili, mentre un medico generalista si recherà nel campo una volta alla settimana per visitare i malati: quest'azione è possibile perché la Fondazione Svizzera San Camille ha deciso di finanziare l'operazione almeno nella sua fase iniziale. In contemporanea UNICEF sta verificando la possibilità di intervenire su diversi settori come educazione, salute e protezione. E infine i pidocchi che sono arrivati a invadere i capelli dei bambini del campo e che a loro volta li hanno portati a scuola: anche su questo nei prossimi giorni verranno comperati i prodotti necessari a combattere il problema.

Inizio aprile

La guerra civile in Siria sta avendo ripercussioni notevoli sui paesi confinanti, in particolare Libano e Giordania dove migliaia di famiglie in fuga dal conflitto si sono rifugiate e continuano ad arrivare ogni giorno lasciandosi alle spalle case distrutte, violenza e spesso parte della famiglia. Ad oggi sono 306.356 i siriani in Giordania e 317.229 in Libano secondo fonti dell’Alto Commissariato per i Rifugiati (UNHCR). Ogni giorno arrivano circa 1000 persone nuove in entrambi i paesi.
Ascolta l'intervista di Marco Perini responsabile AVSI in Libano a Radio24 Emergenza Siria: scatti di vita dei profughi in fuga dalla guerra
L’inverno sta mettendo a dura prova i profughi in cerca di protezione, migliaia di rifugiati stanno intirizziti chiusi in tende di fortuna o nel migliore dei casi tra quattro mura di cemento senza luce e senza riscaldamento.
Tuttavia il freddo non è l’unica preoccupazione. La comunità umanitaria internazionale ha identificato come prioritaria la protezione dell’infanzia ed il supporto scolastico per le famiglie siriane: le Nazioni Unite stimano che il 50% dei profughi vittime della crisi siano bambini.
È in questo contesto che AVSI interviene in partnership con l’UNHCR, l’agenzia dell’Unione Europea ECHO, UNICEF, COR UNUM e la Fondazione svizzera San Camille.
In Libano e in Giordania sono circa 3.500 le famiglie di siriani fuggiti da Damasco e Homs aiutate attraverso la distribuzione di kit invernali con coperte, stufe e vouchers per l’acquisto di carburante.
Inoltre il team d’urgenza di AVSI ha dato vita ad un intervento a favore di 900 bambini attraverso attività in quattro scuole pubbliche ad alta prevalenza di studenti siriani. Saranno organizzati corsi di recupero scolastico settimanali e un “Child Friendly Bus”, ovvero un autobus equipaggiato a misura di bambino, che si sposterà tra le varie comunità rurali e sobborghi più poveri dove hanno trovato sistemazione le famiglie di profughi siriani, per organizzare attività ricreative e supporto psico-sociale alle persone più bisognose.
Dal campo, Marco Perini, responsabile AVSI in Libano, racconta: «Questa gente ha bisogno di tutto: di vestiti, perché sono scappati così com’erano, e di cibo. Poi c’è un altro tipo di bisogno: quello di una voce amica, non è un aiuto quantificabile, ma scalda il cuore e strappa un sorriso che da queste parti non è poco».
da Tracce.it

Marzo

"Abbiamo bisogno di un aiuto urgente e immediato, nel giro di pochissimi giorni dobbiamo portare loro cibi, vestiti e medicine. Il rischio che la situazione degeneri sia da un punto di vista sanitario che sociale è altissimo".
Così racconta Chiara Nava di AVSI in Libano che il 23 febbraio ha visitato un campo di profughi siriani nel villaggio di Marjayoun, sud del Libano ai confini con Israele. "Sapevamo che dietro a quegli alberi, un po' nascosti rispetto alla strada principale esisteva un insediamento di siriani, perché oramai da anni era la loro dimora durante la stagione agricola quando arrivavano per lavorare nei campi libanesi" racconta Marco Perini, responsabile di AVSI in Libano. "Ma con la guerra che oramai da due anni sta distruggendo la Siria, tutto è cambiato: gli agricoltori hanno iniziato a far venire le loro famiglie in fuga dalla morte e un po' alla volta quel piccolo campo fatto di 10 tende è diventato un agglomerato di fango e rifugiati che oggi conta più di 1.000 persone in maggioranza donne e bambini".
"Quando sabato siamo arrivati al campo - racconta ancora Chiara - per vedere insieme alla Cooperazione e all'Ambasciata d'Italia cosa fare, ci siamo immediatamente resi conto della gravità della situazione: queste persone ci hanno accolto con l'ostilità di chi ha già avuto molte visite di finanziatori che poi sono partiti senza dare seguito a nessuna delle promesse".
La situazione è veramente drammatica: le persone sono scappate dalle bombe della città e dei villaggi di Homs in Siria, a piedi sono entrate in Libano dalla valle della Bekaa già satura di profughi e dopo qualche giorno di cammino sono arrivati fino a qui a 3 chilometri da Israele, ma in una zona dove sperano di trovare qualche lavoro saltuario fra qualche mese durante la stagione agricola. Per il momento però non hanno niente per sfamarsi, per curarsi e per proteggersi dal freddo e dalla pioggia. I pochi uomini presenti sono duri nei modi, non vogliono farsi fotografare e urlano la loro rabbia e il loro disperato abbandono in faccia ai visitatori. "In queste ore stiamo vedendo con un comitato del campo quali possono essere in ordine le priorità da affrontare, ma da subito sappiamo che cibo, medicine e vestiti sono urgentissimi" ripetono da AVSI Libano che poi aggiungono "Quasi con sorpresa rispetto alla situazione ci è stato chiesto di permettere a una trentina di bambini di poter frequentare la scuola pubblica di Marjayoun. L'ostacolo è la distanza dal campo e quindi serve affittare un bus che tutti i giorni li accompagni e li riporti a casa".
AVSI in Libano ha una sfida in più: ha promesso a quelle persone arrabbiate che nel giro di pochissimi giorni i loro bambini andranno a scuola, porteremo cibo e "cercheremo di far conoscere la vostra storia a quante più persone possibili per chiedere un aiuto".

Febbraio

"Stamattina sono entrato in una tenda. C'era un bambino senza calze. Fuori la colonnina di mercurio indicava 2 gradi". Basta una frase così per capire il dramma degli sfollati siriani del villaggio di Qaraoun, Libano. Chi racconta è Marco Perini, responsabile di AVSI per quest'area (uno dei progetti della Campagna Tende). Siamo nella valle della Bekaa, tutt'intorno le montagne sono imbiancate. Qaraoun è un villaggio contadino che d'inverno conta 2 mila abitanti. Oggi vi sono anche più di 1.000 siriani in fuga da Homs e Idlib. Arrivano 5, 6 famiglie al giorno, divise in base all'appartenenza etnico-religiosa, ma unite dalla volontà di tornare in patria prima possibile, a guerra finita. Molte donne, moltissimi bambini e pochi uomini, rimasti in Siria a combattere e difendere la casa oppure morti.
"Insieme ai rappresentanti di Echo, Commissione Europea di Aiuti Umanitari, siamo andati a Qataoun a portare stufe e voucher per il gasolio a un centinaio di famiglie che vivono in tende fatte di stracci o in quattro mura da cemento senza pavimentazione". E' il processo di winterizzazione, aiuto contro il freddo. "Ma con al visita di oggi ci siamo ancora più resi conto che questa gente ha bisogno di tutto: di vestiti, perchè sono scappati così com'erano, e di cibo. Praticamente mangiano solo patate: è il compenso per qualche ora di lavoro nei campi o ciò che le macchine agricole lasciano a terra quando c'è la raccolta. Poi c'è un altro tipo di bisogno: quello di una voce amica, non è un aiuto quantificabile, ma scalda il cuore e strappa un sorriso che da queste parti non è poco".
Purtroppo le previsioni (climatiche e di guerra) non annunciano niente di buono per l'immediato futuro: "In queste ore stiamo verificando con Echo la possibilità di estendere il progetto. Il nostro lavoro continua senza interruzione e con l'aiuto di tutti, dalle grandi agenzie internazionali alle persone che partecipano alla campagna Tende, con un'amicizia e una fiducia in quello che facciamo commoventi".
di Paola Ronconi da Tracce