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26 Giugno Giu 2013 1223 26 giugno 2013

Costa d'Avorio: la scintilla dello sviluppo

Molte le storie di successo che iniziano ad affiorare tra gli interventi mirati nell'ambito del progetto avviato tra AVSI, USAID l’agenzia di cooperazione americana e PEPFAR (The U.S. President’s Emergency Plan for Aids Relief). Nel 2012 il progetto ha fornito assistenza e sostegno a 15.710 bambini orfani e vulnerabili e a 11.612 familiari adulti in Costa d'Avorio.

Tra le modalità di intervento, oltre a quelle volte a fornire direttamente supporto medico-sanitario, alimentare e istruzione, vi è anche la valorizzazione delle risorse esistenti nelle comunità per portare le famiglie che vi appartengono all'autonomia. Tra queste storie vi è quella di Aminata Soro, vedova malata di AIDS e madre di tre bambine sieronegative, che racconta il suo cammino con AVSI.
Nel 2008, dopo la morte di mio marito, ho vissuto momenti molto difficili. Ho sofferto la fame e con me le mie figlie. Quando ho incontrato gli assistenti sociali di AVSI per la prima volta, chiesi subito di darmi un sacco di riso e olio per dare da mangiare alla mia famiglia. Il loro rifiuto educato fu per me scioccante perché in quel momento credevo di avere solo bisogno di mangiare e prendere le medicine per curarmi. Tutto quello che loro mi dicevano (ad esempio cercare di dipendere solo da me stessa, cercare l’autonomia…) non mi interessava affatto. Per me AVSI era la solita ONG che arriva, ti imbonisce e poi scompare dopo aver tratto un vantaggio finanziario dalla tua situazione di sofferenza.
Ma sbagliavo! Mi rendo conto ora che se AVSI mi avesse dato il riso da mangiare e basta non avrei scoperto tutte le ricchezze che sono in me e intorno a me. La prova è che ho imparato a valorizzare il cortile di casa mia coltivandovi ortaggi grazie alle tecniche di coltivazioni fuori suolo che mi hanno insegnato. Mi lamentavo per la fame mentre in realtà ero in grado di produrre. È AVSI che mi ha fatto scoprire e capire questo.
Ho venduto almeno 20 chili di pomodori e melanzane oltre a quanto utilizzato per dare da mangiare alla mia famiglia. Durante la guerra civile post-elettorale del 2010 gli ortaggi hanno salvato la mia vita e quella dei vicini rimasti quando era quasi impossibile trovare verdure sul mercato.
Ora mi sento viva. Assieme ad altre tre donne inserite nel progetto di AVSI, nonostante la nostra condizione di vedove sieropositive, ho deciso di avviare anche un piccolo allevamento oltre alla coltivazione di ortaggi. Abbiamo diserbato completamente il cortile per costruire un allevamento di pollame grazie all’apporto finanziario, tecnico ma anche di supporto sociale di AVSI, all’interno di uno dei loro progetti rurali. Con questo supporto ci siamo messe al lavoro e il nostro comune desiderio di riuscire ci dà il coraggio di credere in un futuro più bello per noi e per i nostri bambini.
Tutto ciò non è la soluzione ai tanti problemi che affliggono me e la mia gente, ma insegnare come farsi carico di se stessi, essere autonomi, è la più grande lezione che ho imparato nel mio viaggio con AVSI da quando le nostre strade si sono incrociate”.
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