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2 Gennaio Gen 2013 1215 02 gennaio 2013

Tende: dal Sussidiario.net In Uganda "una scuola per dare un destino ai nostri figli"

Le donne malate di Aids del Meeting Point International di Kampala hanno realizzato oltre 30mila collane per costruire una scuola che educhi i loro 600 figli. Un luogo dove i professori non prendano gli studenti a bastonate, come avviene nelle scuole pubbliche ugandesi, ma che si prenda cura dei ragazzi anche quando le madri, le cui difese immunitarie sono compromesse dall’Hiv, non ci saranno più.

Ora AVSI sta raccogliendo fondi per completare la scuola intitolata a Luigi Giussani con la parte relativa all’amministrazione e ai laboratori, e le Tende di Natale serviranno proprio a finanziare questo progetto. Lo racconta Mauro Giacomazzi, che lavora per i programmi educativi di AVSI a Kampala.

Cosa prevede il progetto di AVSI in Uganda per quest ’anno? Stiamo cercando di raccogliere fondi per permettere l’espansione del primo stadio di costruzione della scuola secondaria Luigi Giussani. Una volta che saremo arrivati al completamento del ciclo, ospiterà circa 600 ragazzi, tutti provenienti da due slum di Kampala e nati dalle pazienti del Meeting Point International diretto da Rose Busingye. Sono donne che hanno perso tutto con la malattia o con la guerra e che hanno come principale preoccupazione della loro vita quella di poter dare un futuro ai loro figli, educandoli.
Per quale motivo queste donne sono disposte a compiere così tanti sacrifici per l’istruzione dei loro figli? Le madri del Meeting Point ritengono che l’educazione del cuore, che hanno ricevuto loro stesse attraverso il rapporto con Rose Busingye, sia la cosa più importante che vogliono dare ai loro figli prima di morire. AVSI ha cercato di supportare questa richiesta espressa dalle stesse pazienti del Meeting Point, e negli ultimi tre anni siamo riusciti a realizzare la prima parte della scuola dove si tengono regolarmente le lezioni. I primi studenti hanno completato il quarto anno della scuola secondaria, che in Uganda dura in tutto sei anni. Stiamo cercando di dare una voce anche a queste donne, che si sono giocate in prima linea e tuttora continuano a essere le protagoniste della realizzazione della nuova scuola. Per esempio fanno il possibile per risparmiare, in modo da pagare una parte delle tasse scolastiche.
A che punto sono i lavori della scuola Giussani? Per ora è stato ultimato il primo blocco di classi, ma mancano tutta la parte amministrativa e i laboratori. Con il fundraising organizzato in Italia grazie alle Tende di Natale intendiamo portarne a completamento la costruzione. Buona parte delle rette scolastiche sono supportate attraverso il sostegno a distanza.
A Kampala non esiste l’istruzione gratuita? In Uganda l’istruzione pubblica gratuita per tutti esiste solo nella scuola primaria. In quella secondaria da qualche anno è stata avviata una riforma, ma al momento usufruisce di lezioni gratuite solo il 5 per cento degli studenti ugandesi. Ma soprattutto, il motivo per cui abbiamo deciso di realizzare la scuola Luigi Giussani è legato al fatto che questi studenti durante le lezioni nelle scuole pubbliche non ricevono lo stesso trattamento del Meeting Point.
In che senso? In Uganda è ritenuto normale che i professori prendano i ragazzi a bastonate per qualsiasi sbaglio, o semplicemente perché non ottengono dei buoni risultati scolastici. Di fronte a una simile violenza e a una non considerazione della persona tipica tanto delle scuole pubbliche quanto di quelle private, le madri sono state le prime ad avere come preoccupazione la questione educativa. Si sono cioè chieste in che modo i loro figli potessero essere educati come era accaduto loro grazie al Meeting Point e a Rose Busingye.
Quali sono le condizioni di salute delle donne ospitate nel Meeting Point di Kampala? Molte di queste donne sono positive all’Hiv o malate di Aids. Con i farmaci anti-retrovirali di cui si può disporre in questo momento, la vita media di queste pazienti si è allungata e possono sopravvivere anche per 10 o 1 5 anni conducendo una vita decorosa. Basta però un semplice raffreddore o una malaria un po’ più forte per portarle via. La loro preoccupazione costante è che cosa ne sarà dei loro figli quando loro non ci saranno più, anche perché non hanno alcun supporto da parte degli altri loro familiari, a partire dai loro mariti che le hanno abbandonate. Alcuni di questi ragazzi sono a loro volta malati, perché fino a 10-1 5 anni fa in Uganda non era attuato alcun programma di prevenzione della trasmissione madre-figlio dell’Aids. (Pietro Vernizzi)
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