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23 Gennaio Gen 2012 1700 23 gennaio 2012

ITALIA-UGANDA: 1.300 volontari degli AVSI Point hanno proposto 32.000 collane per la nuova scuola

È una scuola fatta con le collane quella che si inaugura a Kampala in Uganda il 3 febbraio e che permetterà a  400 ragazzi di Kireka di studiare. Una scuola, la Luigi Giussani High School, fatta con le 32mila collane di carta riciclata realizzate dalle donne del Meeting Point International e con l'impegno e la dedizione di 1.300 volontari italiani degli AVSI Point che le hanno distribuite per le Tende, in azienda, tra amici e colleghi.
Vogliamo quindi raccontare attraverso le parole delle persone che hanno regalato un po’ del loro tempo per far conoscere le collane e la loro storia, il significato che questo gesto di gratuità ha per loro. Ecco le loro testimonianze.

Leggi la storia della scuola

Tra i primi a proporre le collane gli amici di ABB che, in occasione dell’8 marzo del 2009, coinvolgendo direttamente l’azienda, hanno fatto in modo che a tutte le donne dello stabilimento di Sesto San Giovanni (Mi), più di 250 persone, ricevessero una collana. Ma poi le collane sono arrivate anche in Sony, Mapei, Unicredit, Telecom Italia

Rudy Nava lavora nella sede milanese di Telecom Italia e nel dicembre 2010 ha allestito un banchetto a favore di AVSI nella prestigiosa sede direzionale:

Appena finito di sistemare gli oggetti da vendere, tra cui le bellissime collane di Rose, una collega passando le vede e chiede se sono veramente le collane Rose. Rispondo: certamente e mentre mi accingevo alla spiegazione, lei dice con gioia: finalmente le ho trovate! Ho visto Rose ad un servizio alla televisione e sono rimasta colpita, da lei e dal lavoro di queste donne.
E cosi oltre a comprare la collana, o meglio ho dovuto trovarle una collana sul colore viola (colore di moda in quell’ inverno), ma quella collana viola che aveva visto in televisione. Sono state vendute moltissime collane all’interno della sede e anche fuori alle amiche, alle mamme dei compagni di asilo, addirittura in treno mentre tornava a casa. E stata una cosa straordinaria dei piccoli mattoni per una grande scuola.
Rudy

Silvia Damiani è la responsabile delle Tende di Verona da poco meno di due anni:

Dal 2009 ad oggi, a Verona, sono accaduti molti fatti belli legati alla vendita delle collane di Rose. Non posso dimenticare il primo grande evento in cui abbiamo proposto le collane: un concerto con il tenore Cosimo Panozzo, allievo di Pavarotti, organizzato dai nostri amici universitari a favore della campagna Tende 2009-2010.
L’unicità di queste collane è la caratteristica che le contraddistingue e piace alle donne veronesi a tal punto che a settembre 2011 una ragazza ha deciso di regalarle, come bomboniera, alle sue nozze.
Una responsabile degli scout di Verona, appassionata alla storia delle donne di Rose, ha organizzato un evento scout per far conoscere l’opera di queste donne. Ancora una dipendente del comune di Verona colpita dalla bellezza delle collane e dalla loro storia è riuscita a venderle a tutte le sue colleghe.  In tanti altri eventi la vendita delle collane ha permesso di far conoscere la vicenda delle donne di Rose e l’impegno di AVSI in Uganda.
Silvia

Anita Brollo è la responsabile dell’AVSI Point di San Donà di Piave (Ve):

Due piccoli fatti che segnalo riguardano entrambi il mio ambiente di lavoro che è il centro di salute mentale di San Donà di Piave (VE): lì ho venduto decine e decine di collane delle donne del Meeting Point. Quando qualcuno ne prende in mano una lo fa perché attratto dalla loro bellezza … poi la compra per essere partecipe di una storia piena di positività.
Una collega psichiatra già da alcuni mesi si trova in America Latina perché ha dato la disponibilità  all’adozione di due fratelli: ha voluto portare proprio le nostre collane alle assistenti dell’orfanotrofio che avevano sin lì curato i piccoli … un modo, secondo lei, di far circolare il bene e il bello.
Un altro piccolo episodio riguarda un gruppo di otto donne malate, che fanno con me un’attività riabilitativa fondata sulla costruzione di collane di vetro (Venezia è vicina). Hanno visto il documentario di Exitu, ognuna di loro possiede una collana che porta con grande orgoglio e senso di condivisione per la sofferenza (ma allo stesso tempo la speranza) da cui sia quelle di Kampala che le nostre nascono.
Anita

Adele Lonati di Brescia ha conosciuto AVSI attraverso il responsabile dell’AVSI Point, Francesco Bianchi:

Nel conoscere AVSI ho conosciuto le collane di Rose. Ovunque vada le porto con me e trovo sempre qualcuno interessato. La sola finalità mi aiuta a promuoverle e a rendere le persone che le indossano sicure di aver compiuto un gesto d’ amore verso qualcuno che abita nella da molti sconosciuta Africa.  
Ho semplicemente organizzato aperitivi tra amici, cene a tema e portato le collane a feste popolari di paese. Anche i bambini si divertono a venderle ed i miei figli mi chiamano la mamma delle collane e se qualcuno mi incontra in città mi avvicina chiedendomi se sono la signora delle collane.
Sicuramente è stata e continuerà ad essere un' esperienza umanamente indimenticabile aiutando chi ha bisogno anche divertendomi!!! Ringrazio Francesco Bianchi per avermi avvicinato a questa bellissima avventura … “
Adele

Elena Clot di Pinasca (TO) nel novembre del 2010 ha partecipato alla fiera “Tuttomele” promuovendo le collane:

Lo stand di Tuttomele va alla grande!!!! Non saranno i soldi raccolti a cambiare la vita a queste amiche ugandesi.... ma di certo questa opportunità sta aiutando tuti noi...
Domenica scorsa abbiamo chiesto ad un amico che lavora all'Eco del Chisone di poter inserire nel giornale qualche riga sullo stand, e così ha fatto.
In questi quattro giorni di fiera abbiamo incontrato molta gente, e ritengo che ci siamo fatti una bella compagnia tutti assieme, anche con gli amici "cunesi".
Elena

Laura Gradara è la responsabile dell’AVSI Point di Falconara (AN):

Vendere le collane di Rose è stato facilissimo, è  bastato portarsele dietro, per un po’ di tempo, proponendole a chi incontravo. Mi sono accorta subito che chi acquistava era soprattutto interessato a quello che c’era dietro, e che io provavo a raccontare.
È stato così che colleghi, parenti, vicini di casa hanno saputo di Rose e delle sue donne, ma anche tanti altri  attraverso queste persone sono venute a conoscenza di quest’esperienza. Come? La mamma di una mia alunna, per esempio,  dopo aver comprato le collane mi  ha chiesto di dargliene una ventina per venderle alle sue amiche ad una cena, o amiche che si sono proposte di portarle nel loro luogo di lavoro, o ai corsi di aggiornamento, ovunque. Le abbiamo vendute ovunque!  Non solo ai banchetti o ai momenti  pubblici AVSI.
Ma la cosa che mi ha commosso di più è accaduta in ospedale. I miei problemi di salute, mi costringono spesso a visite, esami,ecc.. Quindi perché non portare  anche lì un’esperienza di bellezza e di riscatto umano come quella di Rose e della sue donne? Tu vali più della tua malattia! C’è una frase più bella che un ammalato possa desiderare di sentirsi dire? Che stupore, che commozione per me vedere infermiere, inservienti, ammalate,  e non solo, con le collane distese sul mio letto, scegliere i colori e parlare delle donne di Rose! ( mentre a turno una faceva la guardia alla porta!!!).
Poi la cosa che non mi aspettavo: una di queste persone decide di venderle nella sua Parrocchia in un paese vicino. Un giorno le dico: Mi interessa  soprattutto che la gente conosca lo scopo di questa iniziativa e da cosa è nata. Mi guarda sorpresa: Guarda che io sto  soprattutto parlando di questo! La settimana dopo nella sua Parrocchia  farà vedere “Greater” e  venderà tantissime collane da lasciarmi a bocca aperta a guardare stupita e grata, quanto stava accadendo.
Laura

Albertina è la moglie di Vittorio Paris, delegato AVSI di Grosseto:

Vorrei raccontarvi quello che ultimamente è accaduto nella mia scuola e in particolare nella mia classe. Io insegno in scuola primaria di Grosseto, in un plesso abbastanza grande  (siamo 25 insegnanti).
A settembre, quando Vittorio ha riordinato le collane di Rose, dopo tante esitazioni , finalmente una mattina sono andata a suola indossandone una nella speranza che qualche collega la notasse e mi chiedesse notizie. È andata così, ma non per merito mio: è stato proprio un Altro ad operare, io mi sono limitata a guardare stupita quello che io definisco il “primo miracolo di Rose”.
Quasi tutte le colleghe, inaspettatamente hanno voluto la collana: c’è chi ne ha presa più di una, chi le ha volute per anticipare i regali di Natale chi addirittura si è proposto per aiutarmi a venderle; anche la custode, quella con la quale ho più volte discusso, ne ha prese due da regalare, persino il personale di segreteria  è stato coinvolto, tanto che Vittorio, ne ha prese altre cento e tuttora in vista dei regali natalizi continuano a chiederle.
I miei alunni, vedendo sulla cattedra i sacchetti con le collane che via via confezionavo, mi hanno chiesto cosa fossero. Io ho mostrato loro un mazzetto delle collane rimaste  raccontando la storia delle donne di Rose e il perché le realizzassero. Il giorno dopo infatti, diversi di loro sono arrivati a scuola con  i 15 euro prelevati dalle loro paghette ma ho dovuto frenarli spiegandogli che, essendo ancora minorenni, non potevo prendere soldi  da loro. Inizia così il “secondo  miracolo di Rose”.
Non hanno fatto obiezioni e il giorno dopo chi è venuto con il babbo, chi con la nonna, chi con una autorizzazione scritta sul diario e in tanti sono usciti di scuola trionfalmente con la collana ben confezionata nel sacchetto.  Trascorso un po’ di tempo, studiando geografia abbiamo affrontato il problema dei paesi del nord e del sud del mondo. È emerso che uno dei problemi del sud è la mancanza di scuole quindi di educazione e di istruzione. Un bambino con un’aria molto pensierosa è intervenuto dicendo."Maestra, allora noi con le collane di Rose abbiamo contribuito ad affrontare questo problema". È bello vedere quando l’esperienza diventa veramente concreta. Per loro in quel momento non si trattava di nozioni astratte: il problema era evidente e la soluzione passava anche attraverso il loro gesto. Qualche giorno dopo li ho visti correre tra i tavoli della mensa a raccogliere i tappi delle bottiglie d’acqua. Io li ho sgridati pensando che stessero combinando qualche pasticcio in cui sono esperti. Loro hanno farfugliato qualche spiegazione ma non li ho ascoltati.
Due mattine dopo vedo girare per la classe degli strani tappi colorati e durante la ricreazione li vedo armeggiare con tappi, vinavil e “polverine colorate” (fanno la punta alle matite colorate per ricavare questa polverina). Prima ancora di avere il tempo di richiamarli il più turbolento si precipita alla cattedra e con fare molto professionale mi spiega il loro progetto: stanno costruendo “tappi antistress” da vendere a 10 centesimi l’uno per ricavare soldi da inviare a Rose. Mi spiega anche come realizzano questi antistress: dentro i tappi versano il vinavil, e con la polverina colorata fanno delle decorazioni o piccoli disegni. La superficie si secca ma sotto rimane morbida e piacevole al tatto. Questo è il loro “fantastico sistema antistress”.
Il problema però è vendere i tappi prima che “scadano”, cioè prima che il vinavil seccandosi diventi rigido. Il loro obiettivo è arrivare a 15 euro. Li ho guardati come non li avevo mai guardati prima, e cinque anni sono lunghi: davanti a me erano “presenti” persone che di fronte ad una situazione concreta (non bambini in astratto ma proprio i figli delle donne di Rose con il loro bisogno) hanno messo in moto fantasia, creatività, spirito imprenditoriale, ma soprattutto il loro cuore. Ai genitori e alla mia contitolare, che perplessi si domandavano cosa fosse questa novità, ho risposto che i nostri bambini erano la prova evidente che la solidarietà non è una parola  da riempire di significato elaborando progetti di plesso ma è una legge del cuore e loro ne erano l’esempio più bello e lampante.
Ieri è stato fatto il versamento di  16 euro (venduti 160 tappi) alla Fondazione AVSI per Rose.
Di fronte ai mille dubbi che ogni giorno mi accompagnano nel mio lavoro di insegnante è diventato  evidente quanto ci ha detto Carron concludendo gli ultimi Esercizi, citando Pasolini “I giovani uno li educa con il suo essere e non con i suoi discorsi”. Per questo ogni giorno affido loro e me a Colui che ci ha messo insieme.
Albertina