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21 Febbraio Feb 2016 1816 21 febbraio 2016

“Cambiare per restare vivi”. Cosa è stato l’AVSI Annual Meeting 2016

Dal 15 febbraio e per cinque giorni a Milano si sono riuniti i responsabili dei vari progetti di AVSI nel mondo per l’incontro annuale di scambio di esperienze e formazione. Il tema: “Dentro il cambiamento d’epoca. Bene della persona, bene comune”.

Due piani si sono continuamente intrecciati durante i lavori dell’AVSI Annual Meeting 2016 (AAM16): il piano del racconto e scambio di esperienze dal campo e quello dell’approfondimento, dello studio. Che poi sono le due dimensioni che costituiscono l’originalità di AVSI, ong con oltre quarant’anni di storia alle spalle e che punta a capitalizzare quel che si impara in azione, con progetti che si occupano della promozione dello sviluppo in situazioni di grande povertà che scoraggerebbero interi “eserciti della salvezza”. A “cavare” un sapere dall’agire, per poter compiere sempre nuovi passi avanti nel campo della cooperazione e rilanciare un modo di lavorare in questo ambito che trae la sua vitalità dalla cura preferenziale per la persona.

Una persona che, come è emerso continuamente tra le righe nei dialoghi all’AAM16 è considerata come sempre in relazione. Perché il bene del singolo è sempre connesso al bene dell’altro. Un umanesimo “generativo”, capace di abbattere muri e narcisismi, per accendere sviluppo resistente, che può durare.

Circa 80 persone, impegnate in contesti diversi, che per cinque giorni hanno lavorato insieme, incontrato ospiti esterni, dividendosi in gruppi e workshop su tematiche specifiche (questione rifugiati, emergenza educativa, sviluppo agricolo, formazione al lavoro, rapporti con l’Unione europea, comunicazione) per raccogliere idee nuove da giocare poi nei contesti diversi.
Sono arrivati dal Medio Oriente oggi gravemente ferito dalla guerra in Siria, dall’estremo Oriente, in particolare dal Myanmar, che ha conosciuto gravi emergenze ambientali negli ultimi anni, dall’Africa sub-sahariana, dove la fame, la guerra, le migrazioni producono centinaia di migliaia di sfollati e profughi, e dall’America Latina, dove la crisi economica sta accrescendo in modo drammatico i livelli di povertà.
Tra gli altri ospiti che hanno partecipato ai lavori della settimana Silvano Petrosino, professore di filosofia teoretica presso l’università Cattolica di Milano, che ha sviluppato il tema della settimana da un punto di vista antropologico; Riccardo Redaelli, professore di geopolitica presso l’Università Cattolica, che ha mostrato come sia urgente cambiare le chiavi per interpretare la geopolitica oggi: il mondo non è più bipolare, ma i giocatori sono tanti e i vecchi dualismi sono stati spazzati via dalla storia recente; Alessandro Banfi, della direzione di Videonews di Mediaset, e Roberto Rho, caporedattore di Repubblica Milano , che hanno aiutato ad entrare nella testa delle redazioni dei giornali di oggi.
Nel pomeriggio di mercoledì 17 febbraio si è svolto un evento aperto al pubblico, dal titolo “Link imprese-ong: realismo e audacia per una nuova cooperazione”, con Bernardo Bini Smaghi, direttore Cassa Depositi e Prestiti; Maria Cristina Papetti, responsabile Sustainability Projects and Practice Sharing di Enel Group; Gian Alfonso Borromeo, direttore Relazioni Esterne Ghella SpA. È stata un’occasione per un confronto su come impostare una collaborazione effettiva tra profit e non profit, tra ong e imprese.
La settimana ha colto la provocazione da un’espressione di Papa Francesco che lo scorso novembre, a Firenze, osservò che «non viviamo un’epoca di cambiamento, ma un cambiamento d’epoca»: una grande ong come AVSI, avvertendo questo tema come incalzante in ogni attività, si è sentita provocata a conoscere meglio il processo storico straordinario in atto: «Vogliamo conoscere cosa c’è realmente in gioco – ha spiegato Giampaolo Silvestri, segretario generale di Fondazione AVSI – perché solo stando alla sfida che questo tempo pone, e solo accettando di cambiare, anche per chi si occupa di cooperazione è possibile guardare alle crisi come opportunità di crescita e di sviluppo, per noi e i Paesi emergenti. Chi non cambia è destinato un po’ alla volta a morire. Ciò che incoraggia è che l’alba è già qui, si può intravedere».
(mlc)