La stilista ucraina a Varsavia: “Così ritrovo lavoro e fiducia”

Ludmyla è una stilista ucraina rifugiata in Polonia dove, grazie al progetto SIP di AVSI, ha ricevuto formazione e orientamento al lavoro.

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Ludmyla Burlaka è una stilista ucraina di 57 anni che si è rifugiata in Polonia nel 2022: ecco il suo racconto.

“Il mio sogno è confezionare vestiti per il cinema, la televisione o il teatro, ma anche abiti da sposa. Adoro creare pezzi esclusivi soprattutto per le donne, che hanno sempre tante idee e dettagli da aggiungere”. Ludmyla Burlaka è una stilista ucraina di 57 anni. Gli occhi celesti brillano quando parla della sua professione. Un entusiasmo che si spegne al pensiero di non conoscere la lingua e la cultura di un paese nuovo, la Polonia, dove si è rifugiata nel 2022 a poche settimane dopo lo scoppio della guerra. Originaria di Zhazhkiv, 150 chilometri a sud di Kiev, Burlaka era impiegata in una ditta di abiti da lavoro. Oggi vive a Varsavia ed è qui che l’agenzia Dire la incontra, negli uffici di AVSI Polska: “Quando sono arrivata- racconta- mi terrorizzava l’idea di non capire cosa dicesse la gente, cosa volessero i clienti o i datori di lavoro. Non avevo neanche idea di come funzionasse il mercato né il mondo della moda polacco, inoltre non sempre gli ucraini vengono trattati bene, c’è diffidenza. Ma l’incontro con l’organizzazione AVSI Polska ha cambiato tutto”.

Qui ha conosciuto Arina, una consulente del lavoro, tra le operatrici del progetto Sip – Percorsi di supporto all’integrazione, realizzato da maggio 2025 tra Italia e Polonia dal programma Work is progress della Fondazione Soleterre con il coinvolgimento di AVSI, AVSI Polska e del Migration Studies Centre Foundation (Obmf) di Varsavia. L’intervento, che si avvale di fondi europei, mira a favorire l’inclusione socio-economica e il benessere psicosociale di rifugiati ucraini vulnerabili. Tra le attività previste: corsi di lingua, sostegno psicologico, assistenza legale, formazione sull’accessibilità dei servizi e orientamento al lavoro.

Burlaka ne è entusiasta: “Arina - continua - ci ha insegnato la cultura del lavoro, ci ha suggerito diversi modi per integrarci e ci ha incoraggiato a fare colloqui e ad aprirci con gli altri senza paura. Le sono grata perché ho riguadagnato fiducia, sono più consapevole del mio potenziale. Infatti ho già ricevuto due offerte di lavoro: il primo inizia il mese prossimo”.

Secondo l’Agenzia Onu per i Rifugiati (Unhcr) quasi 6 milioni di ucraini hanno dovuto lasciare il Paese dopo l’aggravarsi del conflitto armato con la Russia nel 2022. Un milione quelli che risiedono in Polonia con lo status di protezione temporanea.

Ma, come osservano le organizzazioni di Sip, a oltre quattro anni dallo scoppio del conflitto, ancora tanti rifugiati – soprattutto donne – vivono precarietà lavorativa, abitativa ed economica. Molti accusano forte stress, solitudine e incertezza sul futuro, per sé e i figli. D’altronde, come riferisce Krystyna Brzezinska, una delle coordinatrici di Sip per AVSI Polska, “In Polonia trovare lavoro non è un problema, ma le persone vogliono riprendere le carriere che hanno interrotto, riaprire attività commerciali oppure mettersi in gioco”.

Burlaka ne è l’esempio: “Quando sono arrivata - riprende la stilista - mi sono subito iscritta a un corso in contabilità e poi di polacco, per capire come funzionavano le cose. In Ucraina ho fatto studi in fashion design e ho lavorato in questo ambito per anni. Ma qui non è bastato a trovare un impiego. Ho pensato anche anche di riprendere l’università”. Per farlo, agli stranieri serve la certificazione di lingua polacca di livello B2, che si ottiene attraverso un costoso esame statale. “Sto preparando i miei allievi proprio a questo perché è qualcosa che può migliorare tanto le loro vite” assicura ancora alla Dire Anna Golebiewska, una delle insegnanti di polacco del Sip: “Da quando abbiamo iniziato i corsi, i miei studenti sono più fluenti e aperti al mondo esterno. Penso che non si tratti solo di studiare: quando sono qui possono parlare, scambiare informazioni e creare legami. È un po’ come sentirsi a casa”, assicura.

Il progetto Sip – Percorsi di Integrazione Socio-economica e Supporto Psicosociale per Rifugiati Ucraini è finanziato dal Fondo Sociale Europeo Plus (Esf+) e si concluderà a ottobre.

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