L'epidemia di Ebola in Congo continua ad allargarsi oltre quattro mesi dopo la dichiarazione ufficiale dell'inizio dell'emergenza. Secondo i dati dell'Organizzazione mondiale della sanità, aggiornati al 26 agosto 2026, nella Repubblica Democratica del Congo sono stati registrati 5.815 casi confermati e 2.788 decessi causati dal virus Ebola della specie Bundibugyo. Si tratta dell'epidemia più estesa mai documentata nel Paese.
I primi casi erano stati rilevati nella zona sanitaria di Mongbwalu, nella provincia dell'Ituri. Da allora il contagio si è esteso a 57 zone sanitarie distribuite tra Ituri, Nord Kivu, Sud Kivu, Haut-Uélé, Tshopo e Bas-Uélé, rendendo più complessi il monitoraggio dei contatti, l'individuazione dei casi sospetti e l'accesso alle cure. Nelle aree colpite, la risposta sanitaria si confronta anche con altri fattori. In diverse località dell'est del Paese gli spostamenti della popolazione, gli sfollamenti e l'insicurezza limitano la capacità di raggiungere rapidamente alcune comunità. Nel frattempo, i centri sanitari devono continuare a garantire servizi ordinari come l'assistenza materna, la cura della malaria e il trattamento di altre malattie infettive.
Epidemia di Ebola in Congo: la risposta nelle province orientali
Per intervenire nelle aree maggiormente esposte al rischio di diffusione del virus, AVSI ha avviato il progetto REACT - Reinforcing Ebola Preparedness, Surveillance and Response, realizzato insieme alla Comunità di Sant'Egidio ACAP-APS e alla Fondazione DREAM Sant'Egidio RDC.
Il progetto REACT in breve
L'iniziativa è finanziata dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale italiano, attraverso l'Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS), e sarà implementata per 4 mesi nelle province del Nord Kivu e del Sud Kivu.
Il progetto prevede di raggiungere direttamente 32.759 persone tra operatori sanitari, insegnanti, studenti, genitori, volontari comunitari, persone sfollate e altri gruppi particolarmente esposti alle conseguenze dell'emergenza.
Le attività comprendono il rafforzamento della sorveglianza sanitaria, la formazione del personale impegnato nelle strutture di salute, il controllo delle infezioni, l'attivazione di servizi sanitari mobili e iniziative informative nelle comunità e nelle scuole per facilitare l'identificazione precoce dei casi sospetti e il loro rapido invio ai servizi competenti.
Formazione, sorveglianza e cliniche mobili
Una delle attività principali riguarda la formazione degli operatori sanitari che lavorano nelle strutture di prima linea. Migliaia di professionisti riceveranno aggiornamenti sulle procedure di prevenzione delle infezioni, sull'identificazione precoce dei casi sospetti e sui protocolli di trasferimento sicuro dei pazienti.
Anche gli operatori sanitari comunitari saranno coinvolti nel rafforzamento dei collegamenti tra centri di salute e laboratori, così da segnalare più rapidamente eventuali casi sospetti.
Nelle zone dove l'accesso ai servizi sanitari rimane limitato, il progetto utilizzerà inoltre cliniche mobili per raggiungere la popolazione e garantire cure essenziali.
Informazione e prevenzione nelle comunità
Le attività previste da REACT comprendono campagne informative in francese e swahili per spiegare sintomi e modalità di trasmissione del virus. Materiali illustrati e incontri pubblici coinvolgeranno scuole, centri sanitari, gruppi di donne, leader religiosi, caregiver e volontari.
Con la riapertura delle scuole, studenti, insegnanti e genitori parteciperanno a sessioni dedicate all'igiene. Sono inoltre previste distribuzioni di kit igienici e disinfettanti per le mani nelle comunità coinvolte.
Particolare attenzione sarà riservata alle persone sfollate interne, ai bambini che vivono in strada, agli anziani e alle famiglie già inserite nei programmi di AVSI e Sant'Egidio nell'est della Repubblica Democratica del Congo.
Accanto alle attività sanitarie, il progetto include interventi di supporto psicologico e momenti formativi rivolti agli operatori comunitari sui temi della protezione da sfruttamento, abusi e violenza di genere.
Nelle province orientali del Paese, dove l'epidemia si intreccia con crisi umanitarie e movimenti continui della popolazione, il rafforzamento della sorveglianza sanitaria e la rapidità nell'individuazione dei casi restano elementi essenziali per contenere la diffusione del virus e mantenere operativi i servizi di salute di base.
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