Sofia Biagini è una studentessa del Liceo Malpighi di Bologna. Dopo aver partecipato a due campus di volontariato internazionale in Kenya, ha scelto di attivare un sostegno a distanza con AVSI.
La sua scelta è maturata nel tempo, attraverso incontri ed esperienze che le hanno permesso di conoscere da vicino il lavoro svolto con bambini e famiglie e di incontrare persone e realtà molto diverse dalla propria.
Tutto è iniziato da un incontro a scuola
Il percorso di Sofia è iniziato durante un incontro organizzato nella sua scuola con Andrea Nembrini, docente e direttore della Luigi Giussani Pre Primary and Primary School di Kampala, in Uganda. Ascoltando il racconto della sua esperienza e le storie di alcuni dei bambini che frequentano la scuola grazie al sostegno a distanza, Sofia ha iniziato a conoscere una realtà che avrebbe poi incontrato di persona.
Da qui è nata la scelta di partecipare al campus di volontariato internazionale di AVSI in Kenya.
In Kenya, l'incontro con le famiglie
Durante le settimane trascorse in Kenya, Sofia ha accompagnato gli operatori nelle visite alle famiglie seguite dai programmi AVSI.
«Entrare nelle loro case e condividere, anche solo per poco, la loro quotidianità è stata l'esperienza che più mi ha colpito», racconta.
Nel corso delle visite ha incontrato situazioni diverse tra loro. In alcune famiglie, le spese per il materiale scolastico, le rette o le cure mediche rappresentano una voce importante nel bilancio familiare.
«Ho visto quanto la mancanza di condizioni che per noi sono scontate possa incidere sulla possibilità di un bambino di frequentare la scuola con continuità», spiega.
Attraverso gli incontri con le famiglie, Sofia ha potuto conoscere anche il lavoro quotidiano degli operatori presenti sul territorio, che visitano le case e seguono nel tempo la situazione dei bambini e delle loro famiglie.

Conoscere il sostegno a distanza
Durante il primo viaggio, Sofia ha approfondito il funzionamento del sostegno a distanza accompagnando gli operatori nelle attività sul territorio.
Ha potuto vedere come la presenza degli operatori permetta di seguire nel tempo la crescita dei bambini e la situazione delle loro famiglie, attraverso le visite nelle case e la relazione con le persone che ne fanno parte.
«Il sostegno a distanza non riguarda soltanto il bambino, ma coinvolge anche la sua famiglia e le persone che lo accompagnano nella vita di tutti i giorni», racconta.
Al termine del campus ha deciso di attivare un sostegno a distanza.
«Sentivo il desiderio di mantenere un legame con quella realtà che avevo conosciuto da vicino».
Quest'anno è tornata in Kenya e ha incontrato di nuovo Cyntia, la bambina che oggi accompagna attraverso il programma.
Una storia che continua
Guardando indietro, Sofia individua proprio nell'incontro ascoltato a scuola l'inizio di tutto: prima la curiosità, poi il viaggio in Kenya, le visite alle famiglie e infine la scelta di attivare un sostegno a distanza.
Oggi desidera che altri ragazzi possano avere occasioni simili di incontro e conoscenza.
Se oggi racconto questa esperienza è perché qualcuno l'ha raccontata a me quando ero a scuola e se le mie parole porteranno anche una sola persona a conoscere meglio il sostegno a distanza o a informarsi su come funziona, allora quel percorso iniziato tra i banchi di scuola continuerà il suo cammino
