Emergenza Ucraina | In fuga dalla guerra

I bombardamenti lasciano la popolazione senza corrente, riscaldamento e acqua. Le temperature scendono sotto lo zero, e si comincia a fare i conti con l’impatto psicologico di nove mesi di guerra. Il racconto di chi fugge dalla guerra.

Data 15.12.2022
Autore Testi e foto di Aldo Gianfrate

Le conseguenze della guerra in Ucraina sono sempre più gravi. A fine novembre, con l'arrivo del freddo siamo partiti per raccontare dal campo gli effetti dei bombardamenti sulla popolazione. E il nostro intervento per gli ucraini.

"La mia casa a Kharkiv è stata colpita e distrutta nei primi giorni di occupazione russa. Con mia moglie e mia figlia abbiamo vissuto nove giorni nel seminterrato di una parrocchia insieme ad altre cento persone. Poi siamo riusciti a raggiungere Poltava, la città di mia moglie", ci dice Bogdan, che prima della guerra faceva il logista per un magazzino della sua città e ora gestisce per AVSI la distribuzione di stufe elettriche e coperte nei centri di accoglienza della regione di Poltava, nell'ambito di un progetto della Cooperazione italiana. 

"È quando senti il rumore fortissimo dei caccia che passano a bassa quota che capisci che è meglio mettersi al riparo", ci dice Bogdan, che poi ci presenta Roman, l'autista del nostro furgone, che nei primi giorni di guerra ha accompagnato la sua famiglia a ovest e poi è tornato per fare il volontario. "Nei primi due mesi di guerra, ogni giorno andavo a Kharkiv con un pulmino per evacuare la popolazione sotto assedio", ci dice. 

Nei primi due mesi di guerra, ogni giorno andavo a Kharkiv con un pulmino per evacuare la popolazione sotto assedio

Roman, volontario in Ucraina

Dall'inizio del conflitto, quasi la metà degli abitanti di Kharkiv ha lasciato la propria casa in cerca di un luogo più sicuro. Chi non è riuscito a lasciare la città ha raggiunto i quartieri più a sud, come Vysoky. Chi ha potuto è andato a ovest, verso Leopoli. Alcuni, invece, hanno raggiunto amici, parenti o centri di accoglienza nelle regioni vicine, per esempio quella di Poltava. 

Uno dei centri d'accoglienza si trova a Myrhorod, che in ucraino vuol dire "città della pace". È un ex dormitorio universitario, ma le stanze sono dei container che faticano a trattenere il calore. Qui ci accoglie Oleksander, che ha 75 anni e una zoppìa vistosa. "A Kharkiv ho perso mio figlio sotto i bombardamenti. Sono rimasto in città due mesi, ma era troppo pericoloso restare. Ho trovato un passaggio per Poltava e sono venuto qui", spiega Oleksander e ci mostra la sua stanza alla fine di uno stretto corridoio. "Ora a Myrhorod passo le mie giornate nel dormitorio oppure nella parrocchia vicina. E aspetto che la guerra finisca". 

Le Nazioni unite hanno stimato che ci sono oltre 6,5 milioni di sfollati interni in Ucraina. Quasi 8 milioni hanno lasciato il Paese per andare in Europa. In soli nove mesi. 

Il responsabile del centro di Myrhorod ci dice che la maggior parte degli ospiti è anziana ma ci sono anche alcuni bambini rimasti orfani. Come Artem (nome di fantasia) che a marzo ha perso entrambi i genitori in un bombardamento russo. 

D'inverno le temperature scendono di molti gradi sotto lo zero. I blackout dovuti agli attacchi e i razionamenti di energia non permettono di tenere il riscaldamento sempre acceso. Inoltre, i centri d’accoglienza sono spesso strutture vecchie con sistemi elettrici inefficienti e caldaie obsolete. Si spera che le stufe elettriche aiuteranno a riscaldare gli ambienti più velocemente quando l'elettricità torna disponibile.