La proposta di AVSI per accompagnare bambini e coppie in attesa nel percorso dell’adozione internazionale

L’intervento di Daniela Bertolusso, Desk Manager delle adozioni internazionali per le Filippine, con AVSI al convegno “Philippine Global Consultation on Child Welfare Services” a Manila.

Data 12.10.2023

Dal 10 al 12 ottobre si è svolto a Manila la diciassettesima edizione del Philippine Global Consultation on Child Welfare Services promosso dalla National Authority for Child Care, che riveste anche il ruolo Autorità Centrale in materia di adozione internazionale nelle Filippine.

AVSI, ente autorizzato dalla Commissione per le adozioni internazionali, è stata chiamata a presentare un intervento sulla preparazione formazione delle coppie in attesa, per l’accompagnamento post adottivo delle famiglie e per la sensibilizzazione della società civile sul tema dell’adozione.

L'intervento di Daniela Bertolusso, Desk Manager per l'adozione internazionale nelle Filippine con AVSI

Alcuni anni fa mio figlio, davanti ad un gruppo di aspiranti famiglie adottive pronte ad iniziare un corso di formazione, chiese ad alta voce: “Mamma, ma tu ti fidi di queste persone?”. Non ricordo esattamente cosa risposi; ricordo solo una sensazione di terribile imbarazzo e il silenzio che calò in aula; ero stata costretta dalle circostanze a portarlo con me al lavoro e me ne stavo pentendo amaramente.

A pensarci bene, la domanda ingenua di un bambino di sette anni non era né ingenua né imbarazzante. Nella sua voce riecheggiava la voce dei bambini per i quali stavamo cercando una famiglia.

Quella domanda, fatta da un bambino a nome di altri bambini, rappresenta l’obiettivo e la sfida per chiunque si occupi di formazione e accompagnamento delle coppie che si preparano ad accogliere un figlio attraverso l’adozione.

Cosa possiamo e dobbiamo fare perché i bambini possano fidarsi e affidarsi a persone totalmente sconosciute, che altri hanno scelto come loro genitori? Come possiamo arrivare a fidarci di questi adulti al punto di consegnare nelle loro mani la vita e il futuro di un bambino?

Quali strade dobbiamo percorrere perché partendo dal massimo dell’estraneità (essere nati e cresciuti in continenti diversi) si arrivi a raggiungere massimo dell’intimità (diventare una famiglia)?

Quali strumenti possono aiutare gli adulti ad innalzarsi fino al livello delle aspettative, dei sogni, dei bisogni e dei diritti di un bambino? Come possiamo aiutarli ad accompagnarlo nella sua crescita, con consapevolezza e con rispetto verso la storia di cui è portatore?

Queste sono le domande a cui AVSI ha cercato di rispondere, con professionalità ma anche con un pizzico di creatività.

Il percorso dell'adozione internazionale in Italia

Non entrerò nel merito dell’iter che in Italia affrontano le persone che desiderano accogliere un figlio attraverso l’adozione; mi limiterò a pochi cenni. In Italia gli aspiranti all’adozione devono affrontare una valutazione iniziale da parte di una équipe composta da assistenti sociali e psicologi. Prima o durante questa valutazione frequentano giornate di informazione e preparazione. Solo al termine di questa fase saranno dichiarati idonei - o non idonei - ad accogliere un bambino in adozione da parte di un collegio giudicante composto magistrati e esperti in area psicologica, sociale e pedagogica. A quel punto gli aspiranti all’adozione italiani possono rivolgersi all’organismo riconosciuto che li accompagnerà all’incontro con il bambino nel suo Paese di nascita, un organismo come AVSI.

Il ruolo degli Enti autorizzati per la formazione delle coppie in attesa in Italia

Tocca quindi a noi il delicato compito di aiutare gli aspiranti genitori a distaccarsi progressivamente dall’idea astratta del bambino rispetto al quale sono stati riconosciuti idonei all’adozione, per aiutarli a fare spazio e ad accogliere, prima nella mente e poi nella propria vita, il bambino reale che li chiamerà “mamma e papà”.

Questo è l’obiettivo dei percorsi di preparazione e formazione che gli Enti autorizzati italiani propongono a partire dal momento in cui la coppia si affida formalmente a loro e durante tutto il periodo dell’attesa.
Sono percorsi che portano al consolidamento delle competenze genitoriali già esistenti e alla maturazione di una disponibilità all’accoglienza più ampia e aderente ai bisogni dei bambini che oggi arrivano in Italia in adozione internazionale.

Colgo l’occasione rappresentata da quest’importante meeting internazionale per segnalare non solo al National Authority for Child Care , ma anche a tutte le Autorità Centrali presenti, che l’Autorità Centrale Italiana proprio in questi mesi è al lavoro per elaborare le Linee Guida relative alla formazione erogata dagli Enti autorizzati italiani alle coppie in attesa di adozione. Lo scopo è garantire ad ogni partner estero che tutti gli aspiranti genitori italiani, indipendentemente dall’Ente da cui sono rappresentati nel Paese, abbiano ricevuto una formazione di base omogenea per contenuti, strumenti e qualità. Sono testimone diretta di questo impegno, in quanto AVSI è chiamata a sedere a quel tavolo di lavoro anche in rappresentanza di altri Enti autorizzati italiani.

È già patrimonio comune l’impegno a affidare la formazione a professionisti esperti in materia di adozione internazionale, per lo più appartenenti all’area psicologica. Altrettanto condivisa è l’attenzione al bambino reale: i contesti di vita, la storia passata e il suo riverbero nel presente e nel futuro (esperienze sfavorevoli e traumatiche, stili di attaccamento, effetti emotivi e cognitivi), i bisogni speciali, l’identità etnica. La coppia, con le sue potenzialità e le sue risorse, viene attivata mediante incontri individuali e di gruppo: il confronto in una dimensione di gruppo e le esercitazioni alternate ai contribuiti teorici del conduttore risultano avere maggiore impatto ed efficacia.

In AVSI questi contenuti e questi strumenti rappresentano la “base sicura”, le radici fisse da cui sono germogliati altri progetti di formazione ed accompagnamento.

Oggi l’adozione ci chiede di dare cittadinanza e spazio a strumenti differenti, a differenti linguaggi, a differenti punti di vista. Ho di proposito evitato l’aggettivo “nuovo”: non abbiamo creato nulla. Abbiamo dato valore e funzioni diversi a qualcosa che già esisteva, imparando a declinarli in funzione della preparazione all’adozione in maniera più consapevole ed adeguata.

La proposta formativa delle coppie in attesa di AVSI

La nostra proposta formativa ha fulcri facilmente individuabili:

  • il valore della narrazione: imparare a raccontare e a raccontarsi per far sentire l’altro libero di raccontare e raccontarsi
  • il ruolo attivo delle persone con background adottivo non come testimoni, ma come soggetti della formazione e dell’accompagnamento delle coppie e delle famiglie adottive
  • l’attenzione per le origini e la dimensione interculturale dell’adozione internazionale
  • il riconoscimento e la cura delle storie e delle emozioni

E qui sta anche l’essenza del nostro lavoro: siamo custodi di storie e tessitori di appartenenze.

Tutto questo senza un pizzico di creatività non sarebbe la proposta di AVSI. Abbiamo chiamato questa raccolta di percorsi “l’officina - e non la fabbrica - delle idee” proprio per trasmettere il concetto del “fatto su misura” per l’adozione, magari non esteticamente perfetto ma perfettamente efficace.

L’offerta formativa

Partiamo dalla narrazione come strumento, dalla parola e dalle parole come veicolo e strumento di trasformazione personale e culturale. Nel dare le parole “giuste” all’adozione riteniamo sia indispensabile partire dalla decostruzione degli stereotipi e dei pregiudizi che l’accompagnano nel quotidiano (“Ma i tuoi genitori VERI ti mancano?”). Tra gli strumenti che usiamo ci sono gli albi illustrati. Gli albi per i bambini raramente sono “solo” letture per i bambini. Sono per gli adulti che li leggono con loro. Sono per gli insegnanti che li propongono in classe. Sono per i nonni che si sentono dire “Mi racconti una storia?”. Sono il punto di partenza di nuove storie, di nuovi racconti e di nuove narrazioni. Sono possibilità di rispecchiamento. Sono il modo per dare parola a quelle parole che non riescono a trovare da sole la strada per uscire.

A integrazione dei percorsi più tradizionali, progettiamo iniziative che riconoscano valore della narrazione come strumento, attribuiscano un ruolo attivo alle persone con background adottivo, valorizzino l’approccio antropologico e la dimensione interculturale dell’adozione internazionale, affrontino la questione identitaria e il rapporto con le origini, contribuiscano alla decostruzione degli stereotipi

Passiamo alla narrazione fatta dai protagonisti dell’adozione: le persone adottate. Lo scopo è quello di introdurre le coppie in attesa e le famiglie adottive all’ascolto di una narrazione sincera, costruttiva, non edulcorata ma nemmeno pessimista, di diverse storie di adozione. Come dice Francisca, una delle nostre adottate adulte di origine filippina, “Crescendo ho scoperto che adozione significa adozioni”.

Quante volte abbiamo letto nel manifesto che pubblicizza un evento legato all’adozione “Con la testimonianza di XY, adottato dal…”? Crediamo che le persone con background adottivo debbano avere un ruolo diverso e più attivo; non sono “testimoni” della loro storia, ne sono i protagonisti.

Abbiamo la fortuna di avere al nostro fianco un gruppo di persone adulte adottate che, dopo aver lavorato per anni al proprio interno in un confronto dinamico tra storie ed esperienze molto diverse nell’esordio e nel risultato, si sono rese disponibili ad essere “guide” per le coppie in attesa, per le famiglie già formate, per gli operatori, per i giovani adottati. Di anno in anno abbiamo scelto di sviluppare cicli di incontri in cui la riflessione degli Adottati Adulti ha aiutato le famiglie a lavorare sui propri punti di forza e sulle fragilità da sostenere, facilitando quel rispecchiamento che spesso i giovani adottati fanno fatica a trovare nel mondo che li circonda.

Un poeta italiano che amo molto scrive “Non chiederci la parola che squadri da ogni lato l’animo nostro informe, e a lettere di fuoco lo dichiari”. Crediamo nel valore della narrazione, ma la narrazione delle emozioni richiede spesso linguaggi differenti, come per esempio la poesia: la prosa non basta. Abbiamo bisogno di riconoscere, legittimare, nominare le emozioni che i bambini, gli adolescenti, i giovani adulti, ma anche i genitori provano. Noi ci abbiamo provato così.

Pur non avendo passione del giardinaggio, ho molto chiaro il fatto che se sposto una pianta da un giardino ad un altro, devo far attenzione a non reciderne le radici e devo aver cura di portare con me un po’ del terriccio originario, per permettere alla pianta di stabilirsi e crescere forte anche nel suo nuovo ambiente. Non è un paragone molto originale per descrivere una serie di attività che organizziamo per far conoscere e coltivare a diversi livelli le radici dei bambini che arrivano in adozione. Da grandi, molti si sentiranno tesi tra una doppia appartenenza, impegnati nella costruzione di un equilibrio dinamico tra passato e futuro.

Un giurista italiano ha definito la famiglia adottiva come famiglia non sostitutiva, bensì CONSECUTIVA: una famiglia che arriva “dopo”, che accoglie un bambino che possiede storia, ricordi, affetti, nostalgie per persone, suoni, odori e sapori. Una famiglia che deve essere consapevole che l’identità non può essere frammentata, che deve ricomporre in unità – anche faticosamente – passato, presente e futuro.

Tra le diverse iniziative che AVSI gestisce, c’è un progetto volto alla preparazione e all’accompagnamento del viaggio di ritorno al Paese di origine per gruppi di ragazzi e i giovani adulti, con o senza i genitori, per ora focalizzato sulla Lituania. È un’esperienza che in futuro potrebbe coinvolgere anche coloro che sono nati nelle Filippine; in questa ipotesi speriamo di poterci avvalere, in ogni fase della progettazione e della realizzazione, della preziosa consulenza del NACC.

Quando diciamo che il nostro compito consiste nell’intrecciare storie e appartenenza, ci riferiamo sia alle appartenenze culturali sia ai legami tra generazioni. Per questo motivo dedichiamo attenzione sia alla dimensione interculturale dell’adozione internazionale, sia alla preparazione della famiglia allargata e in particolare dei nonni, che spesso in Italia hanno un ruolo attivo nella quotidianità dei bambini.

La passione per questo servizio ci spinge a cercare altri strumenti ed altri linguaggi: per questo curiamo la diffusione di mostre fotografiche; ci affascina la possibilità di narrare attraverso immagini, di valorizzare il corpo e le differenze, di trovare anche nel mondo dei Supereroi suggestioni utili. I dati ci dicono che oggi sono i bambini un po’ più grandi a chiamarci in causa, e utilizzeremo tutte le nostre energie per far sì che ci siano genitori pronti ad accoglierli.