Integrazione e coesione sociale: buone pratiche e prospettive per l’Europa. L’evento a Bruxelles

Esperienze concrete di accoglienza e integrazione di rifugiati e migranti al centro del dialogo promosso da AVSI e Soleterre per guardare al futuro delle politiche europee.

Giovedì 1 ottobre, in collaborazione con la Regione Lombardia, AVSI e Soleterre hanno promosso l'evento "Integrazione e coesione sociale: buone pratiche e prospettive per l’Europa. Dialogo su esperienze riuscite di integrazione di migranti tramite formazione e lavoro" presso la sede della Rappresentanza della Regione a Bruxelles, in Place de Champs du Mars 2.

L’Europa sta infatti vivendo in questi mesi una stagione di particolare importanza: mentre la cronaca documenta la costante ricerca di equilibri e accordi tra i Paesi membri, e mentre si disegna con negoziazioni in corso il nuovo Quadro Finanziario Pluriennale 2028-2034, tra i temi salienti spicca quello particolarmente divisivo dell’accoglienza dei migranti.

Questo evento ha proposto un momento riflessione e scambio su buone pratiche di integrazione di rifugiati e migranti tramite la formazione e l’inserimento regolare nel mondo del lavoro, per valorizzare esperienze concrete sviluppate lungo l’intero percorso, presentare casi di successo e modelli replicabili utili a chi è chiamato a disegnare le politiche europee.

L'evento

Il dialogo, moderato da Alessandra Fabbretti, giornalista di DIRE, si è aperto con i saluti di Giuseppe Costa, Direttore della Delegazione di Bruxelles presso l'Unione Europea della Regione Lombardia, Raffaele Cattaneo, Sottosegretario alle Relazioni Internazionali ed Europee della Regione Lombardia e Valentina Valfré, Responsabile del Programma Internazionale Work IS Progress – Inclusione sociale e lavorativa di Soleterre.

Il primo panel - "Dalla fuga in emergenza all’inclusione: il caso SIP" - si è concentrato appunto su questo progetto, realizzato in Italia e Polonia da Soleterre, AVSI, AVSI Polska e Fundacja Ośrodek Badań nad Migracjami, con il sostegno dell’ESF+.

A partire dal coinvolgimento diretto dei rifugiati ucraini, il progetto ha sperimentato un approccio flessibile e multidisciplinare, combinando attività di outreach, d'informazione e di supporto personalizzato attraverso un modello one-stop shop. Le esperienze in Italia e Polonia hanno evidenziato come occupazione, supporto linguistico, status giuridico, necessità abitative, benessere e accesso ai servizi siano strettamente interconnessi. Da questo si può trarre un insegnamento condiviso: l’inclusione, per essere efficace, richiede un sostegno coordinato che mette la persona al centro.

Al panel hanno partecipato Federica Lucrezia, Project Manager, Work IS Progress – Soleterre; Stefano Sangalli, Project Manager di AVSI4Community; Kamila Fialkowska, Ricercatrice di Fundacja Ośrodek Badań nad Migracjami e Magdalena Zuberek-Wasinska, M&E and Project Manager di AVSI Polska.

In apertura è stato mostrato il video di progetto realizzato dall'agenzia di stampa DIRE, media partner dell'iniziativa:

Video thumbnail

Il secondo panel, “Il lavoro per l’integrazione: i casi LINFA, Maharat e SDM4EU II”, è partito da una domanda centrale: cosa serve per trasformare la mobilità lavorativa in un percorso di integrazione a lungo termine? A offrire spunti e risposte sono state le esperienze dei tre progetti.

Dal confronto è emerso che garantire un contratto di lavoro rappresenta solo una parte del percorso: una mobilità lavorativa efficace inizia prima della partenza, con una formazione linguistica e tecnica fondata su esigenze reali, con il riconoscimento delle competenze e con un'adeguata preparazione al Paese di destinazione. E prosegue dopo l’arrivo, attraverso il supporto abitativo, l’accesso ai servizi, il mentoring e l’accompagnamento sul luogo di lavoro.

Un’altra dimensione importante riguarda ciò che rimane oltre i singoli progetti: i percorsi di mobilità lavorativa richiedono tempo per essere costruiti e sperimentati, ma devono anche diventare sostenibili. Tutti gli attori coinvolti -imprese, istituzioni, enti di formazione e organizzazioni della società civile - hanno un ruolo e una responsabilità, sia nei Paesi di destinazione che in quelli di origine.

A confrontarsi su questo tema sono stati Emanuele Gobbi Frattini, Rappresentante Paese di AVSI in Tunisia; Dionigi Gianola, Strategic Partnership Development & International Mobility Director di Gi Group Holding; Nedal Zahran, Business Development Director di Leaders International; Cecilia Coccia, Grants Manager dell'International Centre for Migration Policy Development (ICMPD); Sabine Boeltken, Area Director di GOPA Pro; e Monica Avogadri, Project Manager di Work IS Progress, Soleterre.

Il panel conclusivo, "Prospettiva delle istituzioni sul futuro politiche UE per l’integrazione: quali raccomandazioni rilanciare", ha riunito Silvio Grieco, DG HOME; Jader Cane, DG EMPL; Helena Winiarska, DG MENA e Alfonso Balsamo, Confindustria Bruxelles, per riflettere su come le esperienze condivise nel corso della giornata possano contribuire a sviluppare approcci più strutturati all’integrazione e alla mobilità lavorativa anche attraverso le policy e i canali istituzionali.

Finanziamenti europei, innovazione sociale, riconoscimento delle competenze e cooperazione con i Paesi partner sono stati posti al centro di una riflessione più ampia su come costruire un approccio europeo efficace, attento alla dignità umana e sostenibile nel tempo.

In chiusura, Giampaolo Silvestri, Segretario Generale di AVSI, ha sottolineato un insegnamento fondamentale: sfide complesse richiedono un approccio multistakeholder, capace di coinvolgere istituzioni, società civile, imprese, Paesi e mondo accademico. Per AVSI, questo significa anche mantenere lo sviluppo umano al centro delle future politiche europee: accanto allo sviluppo economico e infrastrutturale, l’Europa deve continuare a investire in educazione, competenze e coesione sociale, riconoscendo il ruolo della società civile nel rendere concretamente possibile l’integrazione.