HOME 3, una nuova fase per la tutela dell’infanzia in Sierra Leone

Il progetto coinvolge istituzioni, case famiglia e comunità in Sierra Leone e Costa d’Avorio per rafforzare i percorsi di accoglienza e affido dei bambini in situazione di vulnerabilità

Affido familiare sierra leone
Data 11.09.2026

A Freetown, il 27 agosto, rappresentanti ministeriali, operatori di AVSI, partner locali e membri delle comunità coinvolte si sono riuniti per il lancio ufficiale del progetto HOME 3, la nuova fase di un percorso avviato negli anni precedenti per rafforzare la tutela dei minori vulnerabili in Sierra Leone e Costa d'Avorio.

Progetto HOME 3 sierra leone
Partecipanti all'evento di lancio del progetto HOME 3 Freetown, Sierra Leone

Affido familiare in Sierra Leone: un lavoro che continua dal 2021

Durante l'evento di lancio, il rappresentante di AVSI in Sierra Leone, Gianni Bagaglia, ha ricordato come l'organizzazione lavori da quasi trent'anni accanto alle istituzioni del Paese sui temi della protezione dell'infanzia.

In Sierra Leone vivono circa quattro milioni di bambini e una parte significativa di loro affronta situazioni di vulnerabilità legate al contesto familiare, economico o all'accesso ai servizi dedicati all'infanzia. In questo quadro, le diverse fasi del progetto HOME hanno lavorato per rafforzare i meccanismi di segnalazione, presa in carico e accoglienza dei minori, coinvolgendo sia le famiglie sia gli enti pubblici responsabili della tutela.

La prima fase del progetto, avviata nel 2021 nel distretto di Western Area Rural, ha coinvolto il Child Welfare Department, i Child Welfare Committee locali, insegnanti di scuole primarie e case famiglia. Le attività hanno incluso la formazione di 20 famiglie affidatarie e l'inserimento di 20 bambini in contesti protetti. Sono state inoltre coinvolte circa 300 famiglie interessate dalla pratica del menpikin, la forma tradizionale di affido informale diffusa nel Paese.

Nel 2023, con HOME 2, il lavoro si è concentrato sul monitoraggio dei bambini accolti e sulla formazione delle famiglie affidatarie, consolidando la collaborazione con la Family Support Unit, l'unità della polizia dedicata alla protezione dei minori.

Il valore del menpikin nella tutela dei bambini

Uno dei temi centrali emersi durante l'evento di lancio è stato quello dei menpikin, pratica tradizionale attraverso la quale un bambino viene accolto informalmente da un'altra famiglia all'interno della comunità.

Secondo Charles Bockarie Vandi, direttore generale del Ministero per le questioni di genere e l'infanzia, questa forma di accoglienza rappresenta da tempo una risposta diffusa ai bisogni dei minori. Tuttavia, proprio per il suo carattere informale, raramente è stata inserita all'interno di programmi strutturati.

HOME 3 intende lavorare in questa direzione, affiancando comunità e istituzioni per osservare le situazioni di vulnerabilità, registrare i casi più complessi e accompagnare le famiglie verso percorsi di accoglienza più sicuri e meglio collegati ai servizi pubblici.

Cosa prevede il progetto HOME 3 per formalizzare l'affido familiare in Sierra Leone

Coordinato da AVSI e finanziato dalla CAI - Commissione per le Adozioni Internazionali, HOME 3 prosegue il percorso avviato negli anni scorsi in Sierra Leone e Costa d'Avorio insieme agli enti autorizzati CIAI - Centro Italiano Aiuti all'Infanzia, AMI - Amici Missioni Indiane e al partner sierraleonese Family Homes Movement (FHM).

La nuova fase, della durata di 1 anno e 6 mesi, porta l'esperienza maturata nel distretto di Western Area Rural nella vicina Western Area Urban, una delle aree più popolose del Paese. Qui il progetto coinvolgerà il Ministry of Social Welfare, il Ministry of Gender and Children's Affairs, il Child Welfare Department, la Family Support Unit della polizia, dieci case famiglia, i comitati di protezione dell'infanzia e circa 300 membri delle comunità locali. Il lavoro si concentrerà sull'individuazione dei bambini che vivono situazioni di particolare vulnerabilità, sul rafforzamento dei percorsi di affido e sulla collaborazione tra servizi pubblici, strutture di accoglienza e realtà comunitarie.

Le attività nei prossimi mesi

Nei prossimi mesi le attività prenderanno avvio nelle comunità e negli istituti di accoglienza selezionati nella Western Area Urban. Gli operatori coinvolti mapperanno i casi più complessi, accompagneranno l'identificazione delle famiglie affidatarie e seguiranno i percorsi di accoglienza attraverso il lavoro congiunto dei servizi sociali e delle strutture territoriali.

Una parte dell'intervento sarà dedicata anche al consolidamento delle procedure sviluppate nelle precedenti fasi del progetto, con particolare attenzione alla segnalazione dei casi, al monitoraggio dei minori accolti e alla collaborazione tra gli organismi comunitari e le istituzioni responsabili della tutela dell'infanzia. L'obiettivo è rendere più rapida e coordinata la presa in carico dei bambini che necessitano di protezione.