Difficoltà di integrazione nel mercato del lavoro, bisogno di una casa e mancanza di politiche più strutturali e inclusive, è quanto emerso dalla fase di studio del progetto SIP, Percorsi di Integrazione Socio-economica e Supporto Psicosociale per Rifugiati Ucraini, promosso in Italia e Polonia da Soleterre, AVSI, AVSI Polska e il Migration Research Center di Varsavia con fondi europei.
A quattro anni dall’inizio della guerra in Ucraina la vita di molte donne rifugiate in Italia e in Polonia continua a essere segnata da profonde difficoltà. Nonostante le loro competenze professionali siano spesso elevate l’accesso al mercato del lavoro per loro rimane limitato, le barriere linguistiche persistono e i rischi di sfruttamento restano alti. Una situazione che rivela le criticità strutturali dei percorsi di integrazione e sottolinea l’urgenza di interventi che vadano oltre la sola fase di prima accoglienza.
La Polonia, che ospita la più ampia popolazione ucraina nell’UE, ha beneficiato di reti migratorie preesistenti e di una forte mobilitazione della società civile, ma il quadro normativo nazionale presenta lacune nella tutela dei gruppi vulnerabili, nell’accesso all’alloggio e nel ricongiungimento familiare. In Italia, dove sono presenti oltre 100.000 rifugiati ucraini, il sistema di accoglienza resta limitato: solo circa il 20% è ospitato in strutture pubbliche e meno del 20% risulta occupato.
In entrambi i Paesi, i rifugiati sono prevalentemente donne (78–92%), spesso con figli a carico, e affrontano barriere linguistiche, dequalificazione professionale e precarietà lavorativa, nonostante livelli di istruzione medio-alti.
Per rispondere ai bisogni emersi e alla necessità di superare la gestione emergenziale Soleterre, AVSI, AVSI Polska e l’ OBMF stanno portando avanti da alcuni mesi il progetto SIP per promuovere percorsi di integrazione socio-economica e supporto psicosociale per i rifugiati ucraini in Italia e Polonia, con particolare attenzione alle donne e alle persone in situazione di vulnerabilità. L’obiettivo è sviluppare un modello di inclusione sostenibile e replicabile in altri contesti europei.
Dopo i primi mesi di studio oggi il progetto SIP ha iniziato a testare modalità operative concrete che pongono le basi per una fase di piloting su scala più ampia che coinvolgerà 40 donne rifugiate ucraine in Italia e Polonia in un percorso di supporto strutturato e personalizzato. Il modello “one-stop-shop” permetterà a ciascuna partecipante di accedere a un percorso di integrazione sociale personalizzato, flessibile e continuativo che avranno come obiettivo una maggiore stabilità, autonomia e integrazione.
Iscriviti alla newsletter
Iscriviti alla newsletter per rimanere aggiornato su tutte le attività di AVSI nel mondo
