Reportage

Déjà-vu libanais

di Aldo Gianfrate.

03.08.2026

Intorno alle montagne a nord di Beirut, le scuole si sono riempite ancora una volta di materassi, vestiti, contenitori per l'acqua e famiglie sfollate. Solo nei primi dieci giorni dell'ultima escalation, circa un milione di persone è stato costretto a lasciare la propria casa in Libano. Molte erano rientrate da poco, dopo mesi di guerra, prima di essere costrette a fuggire di nuovo. Le abitazioni riparate dopo la precedente escalation sono state distrutte ancora una volta.

Mentre i negoziati per un cessate il fuoco e la prospettiva di un ritorno stanno ridisegnando questa nuova fase della crisi, per molti tornare a casa resta impossibile. I villaggi del Libano meridionale sono stati distrutti o continuano a essere insicuri. Le strade sono bloccate, le abitazioni sono danneggiate oltre ogni possibilità di riparazione e alcune aree restano inaccessibili.

Una vista sulle montagne del Monte Libano, una delle principali destinazioni per le famiglie sfollate a causa dell'escalation del conflitto nel Libano meridionale.

Bambini e bambine che avevano già perso mesi di scuola, la quotidianità e i propri punti di riferimento si trovano ancora una volta ad affrontare lo sfollamento e l'interruzione del percorso educativo. Per molte famiglie, la possibilità di tornare a una vita stabile resta ancora lontana.

In tutta la regione, scuole, edifici pubblici e rifugi temporanei hanno accolto migliaia di persone costrette a fuggire dalle aree di confine.

I bombardamenti hanno colpito Beirut, la Valle della Bekaa e il Libano meridionale, costringendo centinaia di migliaia di persone a fuggire dalle proprie case, molte senza avere il tempo di portare con sé nulla.

Raid aerei massicci hanno interessato la periferia sud di Beirut, Tiro, Nabatiyeh, Baalbek e diversi villaggi del sud del Paese.
«Non abbiamo preso nulla. Siamo scappati subito», ricorda Mariam Mashak, fuggita dai bombardamenti insieme alle sue tre figlie. Per oltre un mese, la famiglia ha vissuto in una scuola sovraffollata, trasformata in rifugio collettivo a Daroun, nel Monte Libano. «È cambiato tutto da un momento all'altro», racconta. «Il loro umore, tutta la loro vita quotidiana».

Dopo settimane segnate da paura, incertezza e sfollamento, i bambini e le bambine che vivono nei rifugi collettivi hanno bisogno di spazi di cura e protezione.

Nei centri di accoglienza, AVSI organizza attività dedicate ai bambini per offrire occasioni di gioco, socializzazione e apprendimento per ridurre l’impatto dello sfollamento sul loro benessere psicofisico.

Le attività ricreative e di supporto psicosociale offrono ai bambini e alle bambine occasioni di gioco, socializzazione e quotidianità, aiutandoli a ritrovare un senso di stabilità dopo settimane segnate dallo sfollamento, dall’incertezza e dall’esposizione alla violenza.

Educatori e operatori specializzati propongono attività ricreative, creative ed educative che aiutano i bambini e le bambine a mantenere una quotidianità, costruire relazioni con i coetanei ed esprimere emozioni ed esperienze legate allo sfollamento.

Perché le persone possano ricostruire la propria vita, tornare a scuola, ritrovare il proprio lavoro e guardare al futuro, è essenziale continuare a investire nell'educazione, nella salute mentale, nella ripresa economica e nello sviluppo delle comunità.
Dispalced Children_Lebanon
Attraverso attività ricreative, creative e di supporto psicosociale, AVSI offre ai bambini e alle bambine occasioni di gioco, apprendimento e relazione, aiutandoli ad elaborare le proprie esperienze, ritrovare il legame con i coetanei e ricostruire, passo dopo passo, un senso di quotidianità e di sicurezza.
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In tutto il Libano, i villaggi restano vuoti, le scuole continuano a essere chiuse e molte famiglie vivono ancora nei rifugi. Bambini e bambine che avevano già perso mesi di scuola, di quotidianità e di stabilità si trovano ad affrontare ancora una volta la stessa frattura. E anche dove i combattimenti si sono fermati, lo sfollamento continua: per molte famiglie, il luogo in cui dovrebbero tornare non esiste più.

La risposta di AVSI all'emergenza Libano

Durante quest'ultima escalation abbiamo garantito assistenza a quasi 22.000 persone sfollate ospitate in 149 centri di accoglienza e a oltre 11.000 persone rimaste nelle aree colpite dal conflitto, tra cui i villaggi al confine del distretto di Marjayoun e la città di Tiro.

Abbiamo distribuito acqua, cibo, beni di prima necessità, ausili per persone con disabilità e abbiamo offerto supporto psicosociale a migliaia di bambini e famiglie.

I bisogni continuano ad essere molti e difficilmente si tornerà a una situazione sostenibile in breve tempo.