La guerra è tornata. Come prima. Anzi, più di prima, perché alle sofferenze del conflitto del 2024, mai veramente concluso, si aggiungono quelle dei pesanti bombardamenti di questi giorni, che fanno ripiombare la gente nella disperazione, costringendola ad abbandonare casa.
Nel Sud del Libano si è tornati all’emergenza umanitaria: le persone scappano e si rifugiano al Nord, da parenti o nelle scuole adibite a campi per sfollati. Hanno bisogno di cibo, acqua e generi di prima necessità.
L’effetto del massiccio attacco sul Libano è questo: sono ormai oltre 500.000 gli sfollati che hanno lasciato i 225 villaggi raggiunti da ordini di evacuazione e che temono di non rivedere mai più i loro luoghi di origine, perché è stata annunciata un’operazione di terra per occuparli.
A meno di 72 ore dall'inizio dei bombardamenti su larga scala, abbiamo avviato una risposta d'emergenza: per sostenerla è attiva una campagna di raccolta fondi destinata a fornire beni di prima necessità alla popolazione sfollata.
Dal cessate il fuoco di novembre 2024 non è passato un giorno in cui il Paese non sia stato attaccato. Ma la consistenza delle azioni militari degli ultimi giorni, poche notti fa, è totalmente diversa: siamo a livello dello scenario precedente alla tregua, all’escalation di quei due mesi e mezzo. Gli attacchi ora sono intensivi e massicci su scala nazionale, prevalentemente nel sud del Libano, ma anche nella Valle della Bekaa e a Beirut, che continua a essere colpita.
Il sud, fin dalle prime ore, si è svuotato progressivamente, ma c’è anche chi rimane. C’è chi non vuole lasciare le proprie case perché ha paura di non ritrovarle, ma anche chi non ha i mezzi per partire. Quattro colleghi hanno deciso di restare a Marjayoun, dove abbiamo un ufficio.
Le persone cercano rifugio prevalentemente a Beirut e nella zona del Monte Libano. Alcuni si fermano al sud, a Sayda, cittadina sunnita nella parte più settentrionale del governatorato del sud, e poi al nord. Chi ha parenti e familiari in zone più sicure del Paese cerca rifugio presso di loro. Molti altri non hanno un posto dove andare e si rifugiano nei centri pubblici. Oltre 300 scuole pubbliche sono diventate rifugi temporanei, come è successo durante la guerra del 2024.
Da una settimana siamo in piena modalità di “risposta all’emergenza”: le priorità sono improvvisamente cambiate.
Al momento forniamo assistenza umanitaria alla popolazione sfollata o costretta a rimanere in zone di conflitto. Tutti gli attori umanitari – Nazioni Unite, Ong, ministero degli Affari Sociali libanese, AVSI – si sono messi in contatto per coordinare la risposta ai nuovi bisogni.
Ora quello che serve è acqua, cibo e beni di prima necessità, coperte e materassi, per garantire un’accoglienza dignitosa a chi ha dovuto lasciare casa da un momento all’altro.
Il team del progetto Sostegno a Distanza resta in contatto con le famiglie tramite telefonate e gruppi WhatsApp per capire come stanno e di cosa hanno bisogno. Per aiutarle, offriamo diverse possibilità: indicazioni sui rifugi disponibili, supporto psicologico con assistenti sociali con una linea telefonica dedicata, materiali informativi sulle risorse disponibili e come accedervi.
Vedo molta stanchezza nelle persone, ancora più che durante la guerra precedente. Non ci si aspettava che tutto ricominciasse da capo, di nuovo, da una notte all’altra. La popolazione è stremata: il Libano ha continuato a rimanere sotto attacco e non si era ancora tornati veramente alla normalità. C’è frustrazione, c’è rabbia, sicuramente.
Al sud abbiamo tanti progetti in corso: supporto educativo, in particolare con i bambini; supporto psicosociale; e riabilitazione di infrastrutture danneggiate dalla scorsa guerra. Ma non possiamo svilupparli in maniera sicura per noi, per il nostro staff e per la comunità con cui lavoriamo.
Una cosa è certa: faremo tutto ciò che è possibile per restare accanto a chi ha bisogno.
