Haiti, oltre la violenza: la forza delle comunità

La recente notizia di un assalto con almeno 47 vittime a Kenscoff (un comune alle porte di Port-au-Prince) ha riportato l’attenzione sulla violenza che continua a segnare Haiti. Ma dentro una crisi che dura da anni, le comunità haitiane continuano a cercare strade per andare avanti. Annalisa Costanzo, responsabile di AVSI ad Haiti, racconta cosa significa essere presenti oggi nel Paese.

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Paesi Haiti
Data 13.10.2026
Autore Annalisa Costanzo, responsabile Paese AVSI ad Haiti

La situazione ad Haiti resta estremamente fragile. A preoccuparci, in questo momento, è soprattutto il progressivo ampliamento delle aree interessate dalla violenza.


Ci sono zone che fino a poco tempo fa erano considerate relativamente sicure e che oggi sono esposte agli attacchi dei gruppi armati. Anche alcuni luoghi che accolgono persone sfollate sono stati colpiti. Questo dice molto della condizione in cui si trova oggi la popolazione civile: sono sempre meno gli spazi in cui le persone possono sentirsi al sicuro.

Le forze di sicurezza haitiane cercano di contrastare l'avanzata dei gruppi armati, anche con il sostegno internazionale, ma si muovono in un contesto molto complesso. Per chi vive qui, tutto questo significa soprattutto una cosa: vivere nell'incertezza, sapendo che una situazione può cambiare rapidamente.

A Kenscoff, non lontano da Port-au-Prince, AVSI sostiene una struttura sanitaria. Quando aumentano gli scontri, il problema principale diventa l'accesso. Anche per il personale e per gli operatori umanitari gli spostamenti possono diventare difficili o impossibili.
Cerchiamo, quindi, di mantenere i servizi attivi il più possibile, adattando continuamente le modalità di intervento. È una condizione che conosciamo bene ad Haiti: lavorare qui significa anche imparare a muoversi dentro una realtà che cambia rapidamente, mantenendo aperti gli spazi in cui le persone possono trovare una cura, un servizio, un punto di riferimento.

Oggi circa 1,4 milioni di persone sono sfollate e metà della popolazione ha bisogno di assistenza umanitaria.
I bisogni immediati sono enormi: cibo, acqua, salute, protezione, un luogo sicuro dove vivere.

Ma fermarsi all'emergenza non basta. Accanto alla risposta ai bisogni più urgenti c'è la necessità di ricostruire progressivamente condizioni di vita dignitose e stabili. È qui che si inserisce il lavoro di AVSI.

AVSI è presente ad Haiti dal 1999. In oltre venticinque anni abbiamo attraversato insieme al Paese terremoti, uragani, epidemie e crisi sociali e politiche. Questa continuità oggi conta molto.
Conosciamo i territori, le persone e le organizzazioni con cui lavoriamo. Sappiamo che una nuova emergenza non arriva mai in un contesto vuoto: arriva dentro comunità che hanno già una storia, relazioni, competenze e risorse.

Per questo, oggi lavoriamo dalla capitale a diverse aree del Paese, nell'emergenza e in ambiti come educazione, protezione, salute, sicurezza alimentare, lavoro e rafforzamento delle comunità.

L'approccio Nexus è una strategia integrata che unisce assistenza umanitaria in situazioni di emergenza, programmi di sviluppo a lungo termine e la costruzione della pace e permette ad AVSI di rispondere ai bisogni urgenti senza perdere di vista ciò che permette alle persone di costruire il proprio futuro.

In un Paese segnato da una violenza così forte, parlare di futuro può sembrare difficile. Nel 2027 potrebbero tenersi nuove elezioni presidenziali e legislative, a più di dieci anni dall'ultimo voto, se ci saranno le condizioni di sicurezza.

Naturalmente Haiti ha bisogno di sicurezza, di istituzioni funzionanti e di prospettive economiche. Ma credo sia importante non ridurre Haiti soltanto alla violenza che raccontano le cronache.

In questi anni abbiamo visto una capacità straordinaria delle persone di organizzarsi e reagire, anche nelle situazioni più difficili. Questa è una cosa che colpisce quando si vive e si lavora qui: la speranza non è qualcosa che dobbiamo portare noi ad Haiti. Esiste già nelle comunità haitiane.

Il nostro compito è accompagnarla, creando condizioni perché possa diventare possibilità: la possibilità di studiare, di lavorare, di prendersi cura della propria famiglia, di restare nella propria comunità e contribuire a costruirne il futuro.

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