Reportage

Nel conflitto nel Sud del Libano, uno spazio sicuro tiene unita la comunità

Mentre i bombardamenti continuano, il centro Fadaii di AVSI a Marjayoun resta l’unico luogo in cui bambini e caregiver possono ritrovarsi in sicurezza.

07.01.2026
Aldo Gianfrate

Nel Sud del Libano, nonostante il cessate il fuoco dichiarato, i bombardamenti continuano, svuotando i villaggi e impedendo a molte famiglie di rientrare nelle proprie case e nei terreni agricoli. A Marjayoun, la vita quotidiana è segnata da continui sfollamenti, strade bloccate e dalla perdita dei mezzi di sussistenza che per anni hanno sostenuto l’area.

Per bambini e caregiver, l’impatto della guerra è immediato: le scuole restano chiuse per lunghi periodi, i divari nell’apprendimento si ampliano e gli effetti psicologici di una prolungata instabilità si manifestano in paura, isolamento e routine spezzate.

"I bambini sono più aggressivi, più spaventati, e non riescono a esprimere ciò che provano", racconta Mayssa Nohra, assistente sociale di AVSI che lavora nel centro Fadaiii.

In questo contesto di incertezza, il centro comunitario Fadaii di AVSI, situato a Klayaa, nella regione di Marjayoun, è diventato l’unico spazio sicuro in cui le famiglie possono ritrovarsi. Nelle sue aule i bambini ricevono supporto psicosociale: i più piccoli svolgono attività educative e i più grandi ricevono un aiuto per recuperare le lezioni perse a causa degli sfollamenti. I genitori e i caregiver partecipano a incontri di gruppo che offrono punti di riferimento e un senso di sicurezza nella vita quotidiana.

Rovine nel villaggio di Khiam, una delle numerose comunità del Sud del Libano gravemente danneggiate dai bombardamenti israeliani negli ultimi due anni.

Il centro Fadaii sorge sulla collina di Klayaa, un villaggio cristiano rimasto fisicamente intatto durante il conflitto. Da qui, lo sguardo arriva fino alla collina di Khiam, a meno di due chilometri di distanza: un villaggio sciita quasi completamente distrutto dai bombardamenti. Ancora più a sud, corre il confine con Israele. Dalla collina si distinguono i tetti delle case di Metula e un avamposto militare israeliano rimasto in territorio libanese anche dopo il cessate il fuoco. Tre luoghi vicinissimi, separati da pochi minuti di strada, ma segnati in modo radicalmente diverso dalla guerra.

Attività educative e psicosociali nel centro Fadaii.
A sinistra, le macerie di un’abitazione danneggiata a Khiam, un villaggio a pochi chilometri dal centro Fadaii. A destra, un’operatrice sociale di AVSI guida un’attività psicosociale nel centro.

Entrare a Khiam significa muoversi tra case sventrate, muri crollati e strade interrotte. Molte abitazioni mostrano oggetti personali e tracce di vita quotidiana rimaste sotto le macerie. È qui che vive Mirvat Kalakech. Per quasi undici mesi lei e la sua famiglia hanno vissuto sotto bombardamenti continui, spostandosi da un rifugio all’altro. Durante uno di questi spostamenti, il marito e il figlio più piccolo sono stati uccisi mentre si prendevano cura del bestiame. “Abbiamo vissuto in una povertà estrema e con tanta paura”, racconta Mirvat. Dopo il cessate il fuoco è tornata nella sua casa danneggiata, che oggi conserva gli oggetti appartenuti al marito e al figlio, trasformandosi in una sorta di mausoleo domestico. Oggi i suoi figli ricevono supporto attraverso il centro Fadaii e il programma di sostegno a distanza di AVSI.

Mirvat Kalakech davanti alla sua casa a Khiam, le cui pareti portano ancora i segni dei recenti bombardamenti.
A sinistra, Mirvat. Oggi riceve supporto per i suoi figli presso il centro Fadaii e attraverso il programma Sostegno a distanza di AVSI. A destra, Mayssa Nohra, 30 anni, assistente sociale di AVSI originaria di Klayaa. Durante l’escalation dello scorso anno, ha scelto di rimanere nel suo villaggio per sostenere le famiglie che non potevano fuggire.

Molte delle famiglie che frequentano il Fadaii arrivano da villaggi come Khiam. “Dopo due anni di conflitto, il bisogno principale che emergeva era il supporto psicologico,” spiega Remy Hasbani, coordinatrice AVSI a Marjayoun. “Le persone avevano bisogno di uno spazio dove incontrarsi, parlare e permettere ai bambini di sentirsi di nuovo al sicuro.”

Mayssa Nohra, assistente sociale del programma Sostegno a distanza di AVSI, conduce un’attività psicosociale ricreativa nel centro Fadaii.
Bambini siriani partecipano a un’attività di supporto psicosociale presso il centro Fadaii. Molti di loro convivono con ansia, routine interrotte e lunghi periodi fuori dalla scuola a causa dello sfollamento e della persistente insicurezza.

All’interno del centro, questo bisogno prende forma in attività semplici ma strutturate: i bambini disegnano fiori, case e luoghi immaginari, un esercizio che li aiuta a esprimere emozioni difficili da verbalizzare e a ricostruire un senso di sicurezza. Accanto a queste attività, il Fadaii offre supporto psicosociale individuale e di gruppo, educazione per la prima infanzia, recupero scolastico per i bambini che hanno perso mesi di lezioni a causa degli sfollamenti, e incontri dedicati a genitori e caregiver. Il centro è anche uno spazio aperto alla comunità: qui si tengono momenti di ascolto, riunioni e attività collettive che permettono alle persone di ritrovarsi dopo mesi di isolamento. In un territorio ancora segnato da instabilità e paura, il Fadaii resta uno dei pochi luoghi in cui la comunità può fermarsi, riconoscersi e provare a ricostruire una quotidianità, anche solo per qualche ora al giorno.

Un momento di un’attività ricreativa nel centro Fadaii guidata da Mayssa Nohra, assistente sociale di AVSI.
A sinistra, Mayssa Nohra guida un’attività ricreativa con vista sulla piana di Marjayoun. A destra, all’interno del centro Fadaii, accompagna i bambini in giochi pensati per aiutarli a rilassarsi e a recuperare fiducia dopo mesi di tensione.
Un momento di attività educativa dedicata ai più piccoli nel centro Fadaii.
Bambini rifugiati siriani partecipano a un’attività di supporto psicosociale presso il centro Fadaii.
All’esterno del centro Fadaii. L’edificio di tre piani è stato progettato per AVSI dall’architetto svizzero Mario Botta come polo multifunzionale per la popolazione locale e i rifugiati siriani, offrendo aule, spazi terapeutici e aree comuni in una zona priva di altri luoghi pubblici sicuri.
Un bambino fotografato durante una sessione di educazione della prima infanzia nel centro Fadaii.