In occasione di Coopera, la conferenza nazionale della Cooperazione allo sviluppo promossa dalla Farnesina, che si tiene in questi giorni a Roma, il Corriere della Sera pubblica un articolo a firma di Giampaolo Silvestri, segretario generale di AVSI. Nell'articolo Silvestri ritorna su alcuni temi fondamentali per AVSI, in primis la necessità di abbattere recinti vecchi e favorire il lavoro integrato tra soggetti diversi in vista di uno sviluppo giusto per tutti.
Un nuovo passo comune
A ogni crisi che si abbatte su di noi, quasi per un meccanismo di difesa, evochiamo un «cambio di paradigma» che venga a salvarci. Così nel 2008, poi con il Covid, di nuovo con la chiusura di USAID e infine oggi, tempo di guerre asimmetriche che paralizzano economie e scatenano allarme globale.
Anche nell’ambito della cooperazione evochiamo questo cambio di passo, come se potesse venire da un altrove, mentre siamo noi i soggetti in grado di compierlo: noi come persone, a partire dal nostro compito specifico, e noi come sistema Paese. Un sistema invitato in questi giorni a Roma a Coopera: la conferenza nazionale della cooperazione internazionale allo sviluppo, organizzata dalla Farnesina, è prevista dalla legge quale momento di racconto delle esperienze di terreno e di restituzione a tutti di ciò che l’Italia investe in termine di risorse economiche, umane, innovazione e relazioni in quello che è un asset strategico della nostra politica estera.
Convergono a Coopera mondi diversi per documentare quello che sta diventando sempre di più un lavoro comune ad alto impatto, e per riferire a un pubblico composto da giovani studenti, imprenditori, tecnici del settore, operatori diversi come si spendono i fondi che arrivano dai tax payers, ovvero quel che l’Italia sta realizzando in Paesi in via di sviluppo o in emergenze che non sempre arrivano a fare notizia, benché incidano profondamente anche con il nostro destino qui.
Il nuovo paradigma tanto evocato, dunque, comincia da due elementi fondamentali: una nuova consapevolezza sull’efficacia dell’agire insieme, come sistema, e dall’abbattimento dei recinti che separano ancora mondi che dovrebbero integrare idee e risorse, cioè organizzazioni della società civile, settore privato, istituzioni, mondo accademico, fondazioni di filantropia. Ormai è sepolto dalla storia il tempo dei forum esclusivi, dedicati o al business o al cosiddetto «sociale», perché la realtà dello sviluppo è così incalzante nella sua complessità che va affrontata insieme, lasciando interagire conoscenze e prospettive diverse.
Un esempio evidente di questo è il corridoio di Lobito, per citare uno solo trai vari corridoi sui quali investire: questa rete ferroviaria e logistica, che punta a collegare la regione mineraria dell'Africa centrale (Zambia e Repubblica Democratica del Congo) all'Oceano Atlantico, passando per l'Angola, rientra nella strategia del Global Gateway della Ue e nel Piano Mattei, e per divenire realtà, cioè per generare sviluppo giusto, ha bisogno di un approccio integrato tra le imprese che poseranno i binari e le organizzazioni che si occuperanno di tutelare i bisogni e diritti delle comunità coinvolte dal passaggio dell’infrastruttura, in primis educazione, salute e coesione sociale.
Potrebbe farcela da sola una pur grande società a garantire questo sviluppo? No. Potrebbero da sole le organizzazioni della società civile promuovere i diritti delle comunità vulnerabili? No.
Lo vediamo sul terreno: fin da quando si comincia a concepire un programma di sviluppo, occorre progettare e programmare insieme. Un’impresa non può fare buoni affari in un contesto in cui i bambini non abbiano la possibilità di andare a scuola o di curarsi. Né potrà con successo costruire una rete ferroviaria senza misurarne l’impatto sull’ambiente o sulla vita delle comunità che vivono in quei territori. Ne pagherebbe gli altissimi costi derivanti da instabilità, conflittualità o disastro ambientale.
Perché queste comunità sono edificate da persone la cui dignità resta insopprimibile e va promossa come priorità assoluta. Lo sviluppo è di tutti oppure di nessuno - fatichiamo a comprenderlo ma la realtà continua a dimostrarcelo -, perciò chiede quel nuovo passo, che si intravede a Coopera, e va compiuto senza più esitare.
