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Siria. Ospedali aperti

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2016 11 17 03
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Dona ora e partecipa alla raccolta fondi per potenziare tre ospedali privati non profit ad Aleppo e Damasco, per garantire cure anche ai più indigenti, ai piccoli, alle madri sole, ai feriti.

La storia

Jessica Abou Al Nasr, 22 anni, capelli lunghi corvini, sopracciglia curate, la mano e l’avambraccio sinistri avvolti in una spessa fasciatura. Il 25 marzo del 2017, sulla strada che la portava al negozio di parrucchiera dove era impiegata, è stata investita da un’esplosione, che le ha portato via tre dita. Si trovava nella zona vicina all’Ospedale Francese di Damasco, un quartiere popolare, densamente abitato, con traffico intenso durante il giorno. A febbraio 2018 ha subito il quarto intervento chirurgico. Il volto pallido si contrae per i dolori, mentre la mamma e il fidanzato l’accudiscono: “Jessica è stata inserita nel progetto Ospedali Aperti - spiegano i famigliari - e questa è una benedizione, perché non avremmo avuto i soldi per pagare le cure, e lei non avrebbe avuto la possibilità di riprendersi la sua vita”.
Come si fa a restare qui, a vivere, lavorare, amare? “Ci siamo abituati. I nostri figli escono di casa, ma non sappiamo se torneranno. Questa è diventata la nostra normalità”.

L'obiettivo del progetto

In risposta alla crisi siriana, da un’iniziativa del card. Mario Zenari, Nunzio Apostolico in Siria, è nato il progetto “Ospedali aperti”, con l’obiettivo di assicurare l’accesso alle cure mediche gratuite anche ai più poveri, attraverso il potenziamento di tre ospedali privati non profit: l’Ospedale Italiano e l’Ospedale Francese a Damasco e l’Ospedale St. Louis ad Aleppo.

Le attività

  • Cure mediche gratuite e di qualità a chi non potrebbe permettersele in tempo di guerra
  • Nuove apparecchiature mediche agli ospedali (TAC, respiratori artificiali, elettrocardiografi, endoscopi, etc) e il materiale di consumo necessario a farle funzionare
  • Ristrutturazione di alcuni spazi fisici che necessitano di interventi migliorativi come gli impianti idrici, elettrici e di riscaldamento
  • Nuovo software gestionale per i tre ospedali, così da metterli “in rete” e da consentire lo scambio di informazioni in tempo reale, permettendo una stretta collaborazione finalizzata alla miglior cura del malato
  • Formazioni tecniche per i medici siriani focalizzate sui loro bisogni più urgenti (un esempio: in molti hanno chiesto corsi di aggiornamento e “training on the job” per la chirurgia della mano)

Tutto questo, ovviamente, al fine di migliorare le tre strutture e consentire al loro staff (medici, infermieri e tecnici) di curare più persone possibile. Il grosso dei fondi raccolti sarà dunque usato per pagare le terapie mediche vere e proprie, la diagnostica dei pazienti e gli eventuali interventi chirurgici necessari.

Persone coinvolte

L’obiettivo è di curare almeno 40.000 persone in tre anni (equivalenti a circa 202.000 giorni di ricovero gratuiti), dando precedenza ai più deboli.

Donatori

Il progetto, patrocinato dal Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, è finanziato da: Conferenza Episcopale Italiana (8x1000), Papal Foundation, Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli, Roaco attraverso l’Ordine equestre dei Cavalieri del Santo Sepolcro, Misereor (Organizzazione episcopale tedesca per lo sviluppo e la cooperazione), Conferenza Episcopale Usa, Caritas Spagnola, Gendarmeria del Vaticano attraverso la Fondazione San Michele Arcangelo, Cha (Catholic Health Association – Usa), Fondazione Terzo Pilastro - Internazionale, Fondazione Umano Progresso.
A questi finanziamenti si aggiungono le donazioni di privati e imprese italiane e i contributi raccolti attraverso il 5x1000.

Pubblicato da AVSI su Lunedì 21 novembre 2016

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