Reportage

Il Presepe di AVSI

Una storia antica con volti nuovi: quelli di 4 milioni di persone che AVSI sostiene grazie a te.

A Natale, raccontiamo una storia antica con volti nuovi. Nel presepe di AVSI il fornaio è Luigi che a Napoli ha imparato un mestiere ed è uscito da un anno di immobilità, senza studio e lavoro. I musicisti sono bambini venezuelani in Ecuador, il pastore è l'allevatore iracheno Nissan Zaki.

Questo presepe si estende in 41 Paesi dove operiamo e prende vita grazie a chi, come te, sostiene AVSI. Ogni donazione, ogni gesto di fiducia, ogni bambino sostenuto è il protagonista di una storia di rinascita: la propria e di quella di tutta la comunità. È così che, insieme, percorriamo una via di pace, un passo alla volta. 

Il nostro presepe inizia da Betlemme. Qui e in tutta la Cisgiordania oggi è molto difficile per un bambino avere una vita serena, scandita da abitudini e quotidianità. Frequentare la scuola non è scontato. Con il Sostegno a Distanza, AVSI permette a 460 minori palestinesi di studiare con continuità e in sicurezza, accolti da personale competente e amorevole, attento al loro benessere psicosociale. Ogni anno i ragazzi partecipano a laboratori e iniziative extrascolastiche che rafforzano motivazione e fiducia. «Studiare qui mi fa sentire tranquillo», racconta uno di loro. 

Studentesse durante un’attività extracurriculare a Betlemme, offerte dalle scuole grazie al sostegno di AVSI.

Il ragazzo con il libro del presepe ricorda questi studenti: ragazzi che, grazie a un aiuto concreto, possono continuare a imparare e a vivere con dignità e ricevere le attenzioni di cui hanno bisogno. 

A Betlemme, Palestina, un ragazzo ha la possibilità di continuare gli studi, nonostante la difficile situazione del paese, grazie al programma Sostegno ad Distanza.

A Nairobi, la scuola tecnica St. Kizito, fondata da AVSI, offre a tanti giovani la possibilità di imparare un mestiere concreto. Nei laboratori di falegnameria i ragazzi acquisiscono competenze che aprono le porte al lavoro e a un futuro dignitoso. 

I falegnami del presepe di AVSI costruiscono e ricostruiscono ciò che serve alla comunità: tra legno e chiodi danno forma al loro domani, trasformando la formazione in una nuova possibilità. 

Due studenti al lavoro nel laboratorio di falegnameria della scuola tecnica St. Kizito, a Nairobi avviata da AVSI e frequentata negli anni da centinaia di ragazzi sostenuti a distanza. Il tasso di occupazione degli ex studenti del San Kizito è del 66%, un risultato notevole paragonato al tasso di occupazione generale per i giovani tra i 20 e i 24 anni di Nairobi che è di circa il 27%.

In Iraq, tra Ninive e Duhok, AVSI sostiene le famiglie di sfollati interni e le comunità ospitanti con corsi professionali, assegnazione di capi di bestiame e installazione di sistemi di irrigazione a gruppi eterogenei: nascono cooperative e attività economiche gestite insieme da persone del luogo e sfollate. Anche in Italia, in Veneto, AVSI ha promosso iniziative legate all’allevamento che hanno favorito integrazione e autonomia: giovani migranti hanno partecipato a una formazione teorica e pratica per diventare operatori di stalla, seguita da tirocini nelle aziende locali.

Dal Kurdistan iracheno al Veneto i pastori del nostro presepe rimettono in piedi greggi e comunità. 

A sinistra, Mohamed, 23 anni, dal Ghana, durante il tirocinio in un allevamento in Veneto.
A destra, Nissan Zaki Makdisi, nella fattoria di famiglia in Iraq. Dopo l’assedio dell'Isis che ha costretto la famiglia a lasciare l’area, l’azienda agricola era completamente distrutta. Il sostegno di AVSI ha reso possibile la ripresa delle attività.

A Napoli, Luigi, 17 anni, ha abbandonato la scuola e ha smesso presto di cercare lavoro. «La scuola non serve a niente», diceva. Oggi ha ripreso un percorso attivo, una direzione che prima gli sembrava lontanissima e svolge un tirocinio in una pizzeria in Piazza della Carità.

Nel programma di AVSI dedicato ai NEET (giovani che non studiano né lavorano) a Napoli, Palermo e Catania, l’accompagnamento, la formazione professionale e i tirocini retribuiti offrono ai ragazzi l’occasione di rimettersi in cammino verso lo studio o il lavoro: 170 giovani hanno già ricominciato. 

«Sogno di aprire la mia pizzeria negli Stati Uniti», racconta Luigi. Il panettiere del presepe di AVSI impasta nuove competenze ed energie ed è tornato protagonista della sua vita.

Luigi Lepre, 17 anni, durante attività di tirocinio in pizzeria. Dopo la scuola, Luigi è stato fermo per un anno, senza trovare un lavoro, grazie al programma di AVSI dedicato ai NEETs ha trovato una nuova passione.

A Kampala, Uganda, Apio cresce sei figli da sola. Nel 2016 uno dei suoi figli ha iniziato ad essere sostenuto a distanza da un donatore italiano attraverso AVSI: rette scolastiche, materiali, la possibilità di continuare a studiare. È da qui che è cominciato il cambiamento, soprattutto per l'accompagnamento ricevuto dall'equipe di assistenti sociali che ha intercettato non solo i bisogni della famiglia, ma anche le potenzialità. Apio infatti ha partecipato con entusiasmo a una formazione sulla gestione del risparmio e non ha tardato molto a mettere in pratica quanto appreso: oggi ha una piccola impresa di sartoria con un reddito stabile e si è lasciata alle spalle anni di sfruttamento lavorativo.  

Jafanare si è rifugiata a Ibo, in Mozambico, dopo gli attacchi dei ribelli nel suo villaggio. Ha perso i genitori, ha smesso di andare a scuola. Grazie ad AVSI è tornata a studiare e ha iniziato un corso di sartoria. «Voglio che le persone vengano da me per sistemare i vestiti, almeno per iniziare. Il mio obiettivo è guadagnare abbastanza per continuare gli studi. 

Le sarte del presepe di AVSI riparano strappi, anche quelli della loro vita, e ne fanno una nuova trama di speranza.

Jafanare Ibo Mozambico, in un momento di formazione professionale sostenuto da AVSI.
Apio Topiste, 40 anni, al lavoro nella sua casa-laboratorio a Namuwongo in Uganda. Da quando uno dei suoi figli è sostenuto a distanza con AVSI, ha ricevuto un aiuto per avviare una sua attività.

In Siria, la guerra è finita ma la crisi no: milioni di persone non possono permettersi una visita, un farmaco o un semplice controllo. In molti villaggi, anche una cura di base è fuori portata. 

Grazie ai Dispensari della Speranza, AVSI porta l’assistenza vicino alle persone: visite, analisi, farmaci essenziali e supporto psicologico. «Finalmente c’è un posto dove possiamo essere curati», dice un paziente ad Aleppo. 

I medici del presepe di AVSI rappresentano la cura quotidiana: mani che accolgono e restituiscono possibilità a chi pensava di non averne più. 

Medicinali pronti per la distribuzione attraverso il progetto "Dispensari della speranza" in Siria. I dispensari forniscono visite, esami, farmaci e supporto psicologico in sei località del paese, portando cure anche nei villaggi più isolati.
A sinistra, un residente di Damasco durante una visita al dispensario di Dwela. A destra Juliet Rahal, farmacista del dispensario di Qashqoul, dove prepara e distribuisce i farmaci ai pazienti.

In Ecuador, molte famiglie in fuga dal Venezuela arrivano con poco o niente, in quartieri precari e senza servizi. Per questo AVSI ha ristrutturato un centro comunitario a Portoviejo e permesso l’acquisto di strumenti musicali e l’avvio di attività ludico-ricreative per tutta la comunità. 

La musica è diventata un punto di incontro: prove, corsi e laboratori aiutano bambini e ragazzi a integrarsi, fare amicizia e sentirsi parte del nuovo contesto. «Da quando AVSI è arrivata ci sentiamo più uniti», racconta una madre. 

Il musicista del presepe porta armonia dove c’è fragilità. Come qui: note, strumenti e persone abitano un luogo in cui ricominciare insieme. 

Bambini e ragazzi durante un laboratorio musicale in un centro comunitario ristrutturato con il supporto di AVSI, in Ecuador.

Il Centro Fadaii è un luogo bello e sicuro nel sud del Libano, dove ancora oggi i bombardamenti e la povertà segnano la vita quotidiana di migliaia di persone decise a non lasciare la propria terra. Tra queste, ci sono le famiglie di più di mille bambini sostenuti a distanza. Il programma Sostegno a Distanza di AVSI è il filo che li tiene nel percorso educativo, dentro e fuori dal centro. «Qui mio figlio ricomincia a giocare», racconta una madre. Tra attività educative, supporto psicosociale e aiuto umanitario, il centro è diventato un punto di riferimento per i villaggi della zona. 

A Odessa, in Ucraina, un centro educativo sotterraneo accoglie bambini e genitori con recupero scolastico e arteterapia. «Qui non ho paura», dice un bambino mentre fuori risuonano le sirene antiaeree.

L’oste del presepe resta un’immagine lontana, ma il senso è lo stesso: una porta aperta. In Libano e in Ucraina, i centri di AVSI accolgono e tengono insieme educazione, cura e comunità, nonostante la guerra. 

Bambini giocano nel giardino del Fadaii con l'educatore Mayssa Nohra. Sullo sfondo la piana di Marjayoun, una delle aree più povere e insicure del Libano.
A sinistra, Anastasia Krasnoiarova, insegnante, conduce un’attività psico-sociale organizzata nel centro educativo gestito da AVSI a Odessa, in Ucraina

A destra, un laboratorio al centro Fadaii, dove l'arteterapia diventa uno strumento per rielaborare il trauma della guerra

Grazie per aver contribuito alle storie di rinascita di cui siamo testimoni ogni giorno.

Rinnova la quota del Sostegno a Distanza e prosegui un cammino che prende forma nel tempo: un presepe vivo fatto di relazioni, cura e presenza.