Natale 2025

Il Presepe di AVSI

Una storia antica con volti nuovi: quelli di 4 milioni di persone che AVSI sostiene grazie a te.

A Natale, raccontiamo una storia antica con volti nuovi. Nel presepe di AVSI il fornaio è Luigi che a Napoli ha imparato un mestiere ed è uscito da un anno di immobilità, senza studio e lavoro. I musicisti sono bambini venezuelani in Ecuador, il pastore è l'allevatore iracheno Nissan Zaki.

Questo presepe si estende in 41 Paesi dove operiamo e prende vita grazie a chi, come te, sostiene AVSI. Ogni donazione, ogni gesto di fiducia, ogni bambino sostenuto è il protagonista di una storia di rinascita: la propria e di quella di tutta la comunità. È così che, insieme, percorriamo una via di pace, un passo alla volta. 

Il nostro presepe inizia da Betlemme. Qui e in tutta la Cisgiordania oggi è molto difficile per un bambino avere una vita serena, scandita da abitudini e quotidianità. Frequentare la scuola non è scontato. Con il Sostegno a Distanza, AVSI permette a 460 minori palestinesi di studiare con continuità e in sicurezza, accolti da personale competente e amorevole, attento al loro benessere psicosociale. Ogni anno i ragazzi partecipano a laboratori e iniziative extrascolastiche che rafforzano motivazione e fiducia. «Studiare qui mi fa sentire tranquillo», racconta uno di loro. 

Studentesse durante un’attività extracurriculare a Betlemme, offerte dalle scuole grazie al sostegno di AVSI.

Il ragazzo con il libro del presepe ricorda questi studenti: ragazzi che, grazie a un aiuto concreto, possono continuare a imparare e a vivere con dignità e ricevere le attenzioni di cui hanno bisogno. 

A Betlemme, Palestina, un ragazzo ha la possibilità di continuare gli studi, nonostante la difficile situazione del paese, grazie al programma Sostegno ad Distanza.

A Nairobi, la scuola tecnica St. Kizito, fondata da AVSI, offre a tanti giovani la possibilità di imparare un mestiere concreto. Nei laboratori di falegnameria i ragazzi acquisiscono competenze che aprono le porte al lavoro e a un futuro dignitoso. 

I falegnami del presepe di AVSI costruiscono e ricostruiscono ciò che serve alla comunità: tra legno e chiodi danno forma al loro domani, trasformando la formazione in una nuova possibilità. 

Due studenti al lavoro nel laboratorio di falegnameria della scuola tecnica St. Kizito, a Nairobi avviata da AVSI e frequentata negli anni da centinaia di ragazzi sostenuti a distanza. Il tasso di occupazione degli ex studenti del San Kizito è del 66%, un risultato notevole paragonato al tasso di occupazione generale per i giovani tra i 20 e i 24 anni di Nairobi che è di circa il 27%.

In Iraq, tra Ninive e Duhok, AVSI sostiene le famiglie di sfollati interni e le comunità ospitanti con corsi professionali, assegnazione di capi di bestiame e installazione di sistemi di irrigazione a gruppi eterogenei: nascono cooperative e attività economiche gestite insieme da persone del luogo e sfollate. Anche in Italia, in Veneto, AVSI ha promosso iniziative legate all’allevamento che hanno favorito integrazione e autonomia: giovani migranti hanno partecipato a una formazione teorica e pratica per diventare operatori di stalla, seguita da tirocini nelle aziende locali.

Dal Kurdistan iracheno al Veneto i pastori del nostro presepe rimettono in piedi greggi e comunità. 

A sinistra, Mohamed, 23 anni, dal Ghana, durante il tirocinio in un allevamento in Veneto.
A destra, Nissan Zaki Makdisi, nella fattoria di famiglia in Iraq. Dopo l’assedio dell'Isis che ha costretto la famiglia a lasciare l’area, l’azienda agricola era completamente distrutta. Il sostegno di AVSI ha reso possibile la ripresa delle attività.

A Napoli, Luigi, 17 anni, ha abbandonato la scuola e ha smesso presto di cercare lavoro. «La scuola non serve a niente», diceva. Oggi ha ripreso un percorso attivo, una direzione che prima gli sembrava lontanissima e svolge un tirocinio in una pizzeria in Piazza della Carità.

Nel programma di AVSI dedicato ai NEET (giovani che non studiano né lavorano) a Napoli, Palermo e Catania, l’accompagnamento, la formazione professionale e i tirocini retribuiti offrono ai ragazzi l’occasione di rimettersi in cammino verso lo studio o il lavoro: 170 giovani hanno già ricominciato. 

«Sogno di aprire la mia pizzeria negli Stati Uniti», racconta Luigi. Il panettiere del presepe di AVSI impasta nuove competenze ed energie ed è tornato protagonista della sua vita.

Luigi Lepre, 17 anni, durante attività di tirocinio in pizzeria. Dopo la scuola, Luigi è stato fermo per un anno, senza trovare un lavoro, grazie al programma di AVSI dedicato ai NEETs ha trovato una nuova passione.

A Kampala, Uganda, Apio cresce sei figli da sola. Nel 2016 uno dei suoi figli ha iniziato ad essere sostenuto a distanza da un donatore italiano attraverso AVSI: rette scolastiche, materiali, la possibilità di continuare a studiare. È da qui che è cominciato il cambiamento, soprattutto per l'accompagnamento ricevuto dall'equipe di assistenti sociali che ha intercettato non solo i bisogni della famiglia, ma anche le potenzialità. Apio infatti ha partecipato con entusiasmo a una formazione sulla gestione del risparmio e non ha tardato molto a mettere in pratica quanto appreso: oggi ha una piccola impresa di sartoria con un reddito stabile e si è lasciata alle spalle anni di sfruttamento lavorativo.  

Jafanare si è rifugiata a Ibo, in Mozambico, dopo gli attacchi dei ribelli nel suo villaggio. Ha perso i genitori, ha smesso di andare a scuola. Grazie ad AVSI è tornata a studiare e ha iniziato un corso di sartoria. «Voglio che le persone vengano da me per sistemare i vestiti, almeno per iniziare. Il mio obiettivo è guadagnare abbastanza per continuare gli studi. 

Le sarte del presepe di AVSI riparano strappi, anche quelli della loro vita, e ne fanno una nuova trama di speranza.

Jafanare Ibo Mozambico, in un momento di formazione professionale sostenuto da AVSI.
Apio Topiste, 40 anni, al lavoro nella sua casa-laboratorio a Namuwongo in Uganda. Da quando uno dei suoi figli è sostenuto a distanza con AVSI, ha ricevuto un aiuto per avviare una sua attività.

In Siria, la guerra è finita ma la crisi no: milioni di persone non possono permettersi una visita, un farmaco o un semplice controllo. In molti villaggi, anche una cura di base è fuori portata. 

Grazie ai Dispensari della Speranza, AVSI porta l’assistenza vicino alle persone: visite, analisi, farmaci essenziali e supporto psicologico. «Finalmente c’è un posto dove possiamo essere curati», dice un paziente ad Aleppo. 

I medici del presepe di AVSI rappresentano la cura quotidiana: mani che accolgono e restituiscono possibilità a chi pensava di non averne più. 

Medicinali pronti per la distribuzione attraverso il progetto "Dispensari della speranza" in Siria. I dispensari forniscono visite, esami, farmaci e supporto psicologico in sei località del paese, portando cure anche nei villaggi più isolati.
A sinistra, un residente di Damasco durante una visita al dispensario di Dwela. A destra Juliet Rahal, farmacista del dispensario di Qashqoul, dove prepara e distribuisce i farmaci ai pazienti.

In Ecuador, molte famiglie in fuga dal Venezuela arrivano con poco o niente, in quartieri precari e senza servizi. Per questo AVSI ha ristrutturato un centro comunitario a Portoviejo e permesso l’acquisto di strumenti musicali e l’avvio di attività ludico-ricreative per tutta la comunità. 

La musica è diventata un punto di incontro: prove, corsi e laboratori aiutano bambini e ragazzi a integrarsi, fare amicizia e sentirsi parte del nuovo contesto. «Da quando AVSI è arrivata ci sentiamo più uniti», racconta una madre. 

Il musicista del presepe porta armonia dove c’è fragilità. Come qui: note, strumenti e persone abitano un luogo in cui ricominciare insieme. 

Bambini e ragazzi durante un laboratorio musicale in un centro comunitario ristrutturato con il supporto di AVSI, in Ecuador.

Il Centro Fadaii è un luogo bello e sicuro nel sud del Libano, dove ancora oggi i bombardamenti e la povertà segnano la vita quotidiana di migliaia di persone decise a non lasciare la propria terra. Tra queste, ci sono le famiglie di più di mille bambini sostenuti a distanza. Il programma Sostegno a Distanza di AVSI è il filo che li tiene nel percorso educativo, dentro e fuori dal centro. «Qui mio figlio ricomincia a giocare», racconta una madre. Tra attività educative, supporto psicosociale e aiuto umanitario, il centro è diventato un punto di riferimento per i villaggi della zona. 

A Odessa, in Ucraina, un centro educativo sotterraneo accoglie bambini e genitori con recupero scolastico e arteterapia. «Qui non ho paura», dice un bambino mentre fuori risuonano le sirene antiaeree.

L’oste del presepe resta un’immagine lontana, ma il senso è lo stesso: una porta aperta. In Libano e in Ucraina, i centri di AVSI accolgono e tengono insieme educazione, cura e comunità, nonostante la guerra. 

Bambini giocano nel giardino del Fadaii con l'educatore Mayssa Nohra. Sullo sfondo la piana di Marjayoun, una delle aree più povere e insicure del Libano.
A sinistra, Anastasia Krasnoiarova, insegnante, conduce un’attività psico-sociale organizzata nel centro educativo gestito da AVSI a Odessa, in Ucraina

A destra, un laboratorio al centro Fadaii, dove l'arteterapia diventa uno strumento per rielaborare il trauma della guerra

Il nostro presepe si conclude da dove è partito, in Palestina. Qui dal '96 AVSI interviene a sostegno della popolazione e oggi ti chiediamo di unirti a noi e di portare in dono vicinanza e speranza.

Come ci ha recentemente ricordato il Cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca Latino di Gerusalemme "È necessario che la comunità internazionale, nelle forme umili, di territorio, di movimenti e di società civile, mostri solidarietà e aiuto concreto. Ora bisogna decidere come sarà il dopo. Il futuro delle nuove generazioni si gioca in questi mesi, in questi anni."

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