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12 Novembre Nov 2021 1030 12 novembre 2021

Sviluppo sostenibile, salute e lavoro: come non sprecare la pandemia

Tre prospettive complementari per un approccio coordinato, che guardi oltre la pandemia

Durante il Meeting di Rimini 2021 AVSI è stata chiamata a confrontarsi con vari interlocutori in materia di cooperazione e sviluppo. Punti di vista, profili professionali e competenze diverse, in dialogo tra loro, hanno arricchito la lettura degli eventi connessi alla pandemia da Covid-19 e definito le sfide improrogabili che ci aspettano.

Laura Frigenti, global head di International development practice presso KPMG LLP (già direttore della Agenzia Italiana Cooperazione allo Sviluppo), ha sottolineato la necessità di ripensare il ruolo dello stato, che deve agire non più esclusivamente come meccanismo regolatore ma come vera e propria parte attiva, direttamente coinvolta. Gli stati sono chiamati a riorganizzarsi, creando partnership con il settore privato: come avvenuto, ad esempio, con le aziende farmaceutiche nella produzione dei vaccini.

La sua riflessione ha anche toccato lo sviluppo di sistemi efficienti di sanità pubblica e protezione sociale, oltre ad una nuova articolazione del mercato del lavoro – inteso non solo come fonte di reddito ma anche partecipazione dell’individuo alla società. Frigenti ha, inoltre, evidenziato le carenze comunicative che hanno contraddistinto il tempo della pandemia: le buone ragioni che hanno portato alla limitazione delle libertà individuali per un bene collettivo avrebbero dovuto essere raccontate con chiarezza informativa e apertura al dialogo.

Comprendere bene la minaccia cui ci troviamo di fronte è il punto fondamentale evidenziato da Grammenos Mastrojeni, segretario generale aggiunto dell’Unione per il Mediterraneo. La pandemia da Covid-19 è il risultato tangibile di un progressivo degrado della sicurezza sanitaria, della salute e dell’intero equilibrio del nostro pianeta. Il tutto è dovuto ad un uso incontrollato delle risorse, insieme al fatto che la produzione e il consumo siano divisi in modo sproporzionato fra due "poli opposti": fra pochi ricchi e tanti poveri.

Una minaccia che potrebbe quindi non concludersi con il Covid-19.
Il Covid ha portato alla luce quanto fosse errata la convinzione che lo sviluppo, a cascata, avrebbe risolto tutto: la salute, la pace, la giustizia e l’ambiente.
Il Covid ha mostrato che non funziona così e che, per la ripresa, è necessaria un’economia verde.

La pandemia ha reso evidente quanto tutto sia fondamentalmente interconnesso. Nulla è solo locale, ed è proprio un approccio globale quello che, secondo Giampaolo Silvestri, segretario generale di AVSI, è necessario acquisire. Serve, pertanto, una risposta comune anche nella vaccinazione dell’intera popolazione mondiale: "se ne esce tutti insieme o non ne esce nessuno".

Insieme: è il modello di AVSI. Ogni progetto non può che nascere dalla collaborazione, dal coinvolgimento di tutti gli stakeholder: il settore privato, le istituzioni centrali, quelle internazionali, a livello locale, le università, i diversi tipi di comunità. Oggi bisogna creare alleanze, mettendo tutti allo stesso livello, e abbandonando le vecchie, rigide logiche burocratiche.

La transizione ecologica è infine anche una questione educativa. Lo sviluppo è sostenibile solo se è uno sviluppo umano, che riguarda quindi prima di tutto la persona. Quando ciascuno prende coscienza e riconosce il proprio valore e la propria dignità, diventa in grado di dare un valore a ciò che lo circonda.

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