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4 Agosto Ago 2021 1030 04 agosto 2021

Libano. Ad un anno dall'esplosione al porto di Beirut

Nel reportage di Fanpage, le voci di chi era presente a Beirut il 4 agosto 2020

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Un anno fa, il 4 agosto 2020, una terribile esplosione devastava il porto di Beirut lasciando dietro di sé un enorme vuoto: più di 200 vittime e 6.500 feriti, edifici distrutti e detriti ovunque.

Sin dal primo momento AVSI si è attivata nel soccorso alle famiglie, valutandone la situazione e i bisogni più immediati. Subito sono stati individuati i primi beneficiari nei quartieri popolari di Geitawi, Bourj Hammoud e Achrafieh, nella zona est di Beirut: famiglie già in difficoltà, anziani soli, giovani vedove che senza aiuto non sarebbero riusciti ad affrontare le spese per rimettere in sicurezza le proprie case, danneggiate dalla fortissima onda d’urto.

Qui il reportage di Davide Arcuri su Fanpage

Fra queste famiglie c’è quella di Nadine Kaloust, sposata e con un bimbo piccolo. La sua è una delle voci che Fanpage ci fa ascoltare e che racconta i terribili momenti della fuga, la distruzione e l’impegno di AVSI nella situazione di emergenza.
Nadine ricorda di essere uscita di casa con il suo bambino in braccio, cercando di capire che cosa fosse quel fortissimo rumore che rimbombava nel cielo: “Sembrava un missile”. Se fosse rimasta dov’era, sarebbero stati travolti entrambi dai vetri della porta d’ingresso andata in frantumi.

Anche Shirine Saber, il marito e i loro tre figli si sono trovati in una situazione simile: fortunatamente nessuno di loro è rimasto ferito, ma in casa tutto è andato distrutto.

AVSI ha aiutato queste famiglie attraverso la campagna #LoveBeirut, ricostruendo porte e finestre e donando alcuni elettrodomestici. Oltre che nella ricostruzione, AVSI ha dato il suo contributo anche nello smaltimento dei detriti con il cash for work, denaro in cambio di lavoro.

Attraverso questa iniziativa, 36 persone senza reddito hanno ricevuto la formazione necessaria per poter occuparsi della raccolta differenziata delle macerie.

Hayat Fakhereddine, la responsabile di questo progetto in loco, racconta di come questa opportunità abbia garantito un’entrata dignitosa a tante persone che si trovavano già in una situazione precaria prima dell’esplosione, e che dopo rischiavano di finire in una situazione di povertà estrema.

“Ringrazio AVSI perché ci ha dato la possibilità di tornare a sentirci persone” dice Ahmad Fakhereddine, 48 anni. Era rimasto senza lavoro e senza aiuti. Partecipando a quest’attività ha ritrovato la speranza e riscoperto i valori di umanità e solidarietà con AVSI.

“È giusto ricordare un anno dopo quello che è accaduto, guardare alla ripresa, ma fatti così non devono accadere mai più”, chiosa Ahmad.

“Questo lavoro è utile per noi ma anche per il nostro paese”, osserva Hassan Hamdar, un altro beneficiario del progetto. Prima dell’esplosione lavorava nel settore delle consegne, ma la sua attività era già entrata in crisi a causa della svalutazione vertiginosa della lira libanese e dell’aumento del prezzo della benzina. Questo progetto gli ha dato la possibilità di sostenere la propria famiglia, ma anche di contribuire a ripulire la città.
Hassan spera che questo tipo di iniziative possano essere replicate, perché in Libano moltissimi giovani sono disoccupati e la crisi economica continua ad aggravarsi.

Oggi ricordiamo l’anniversario dell’esplosione per trovare sempre nuova motivazione e continuare a ricostruire a partire dalle esperienze di sofferenza e capacità di ripresa di persone come Nadine, Shirine, Hayat, Ahmad e Hassan.

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