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8 Luglio Lug 2021 1502 08 luglio 2021

Haiti. Ucciso il presidente Jovenel Moïse. Il nostro appello: non lasciateci soli

Un paese travolto dalla violenza dove il 75% della popolazione vive sotto la soglia di povertà e ha fame

"In questo momento Haiti è un paese bloccato, in strada non c’è nessuno se non le auto della polizia e si sentono spari ovunque, sia nella capitale Port-au-Prince che nelle città periferiche".

Con queste parole Fiammetta Cappellini responsabile AVSI per l'area caraibica, sull’isola da più di 20 anni, descrive lo scenario di Haiti poco dopo l’uccisione del presidente Jovenel Moïse, avvenuto nella notte tra il 6 e il 7 luglio.

AVSI opera sull’isola con più di 15 progetti nel campo della nutrizione, protezione e alimentazione e, nonostante le difficoltà politiche e sociali, aggravate nell’ultimo anno dalla pandemia, non ha mai interrotto le attività a favore della popolazione più vulnerabile.

Il paese ormai da anni verte in uno stato di crisi profonda. “Ad Haiti gli indicatori economici mostrano che oltre la metà della popolazione vive sotto la soglia di povertà estrema, la gente ha fame” commenta Cappellini. “Le fasce più vulnerabili vivono in condizioni inaccettabili e gli aiuti della cooperazione internazionale stanno diventato l’elemento di assistenza principale per quasi la totalità degli haitiani, c’è bisogno di uno sforzo nazionale più ampio altrimenti la situazione potrebbe ulteriormente peggiorare nei periodo a venire”.

Il primo ministro uscente Claude Joseph ha assunto la guida del paese e ha decretato lo stato d'assedio. In queste ore, Haiti sembra immersa in un'atmosfera surreale, quasi sospesa, si attende l'evolversi della situazione. Le strade sono deserte perché la popolazione preferisce rimanere al sicuro in casa, come ci racconta Jessica Granito, capo-progetto AVSI a Port-au-Prince.

"La situazione sull'isola è grave da anni. - conferma Jessica - Nelle baraccopoli, dove realizziamo la maggior parte dei nostri progetti, in tantissimi hanno dovuto abbandonare le proprie case a causa degli scontri armati. Oggi negozi e uffici sono rimasti con le saracinesche sprangate, l'aeroporto è stato chiuso e perfino la solita folla di ambulanti ha disertato le strade. La Repubblica Dominicana ha chiuso i propri confini e il senso di inquietudine è forte".

Haiti da sola non può trovare una soluzione, ha bisogno del sostegno di tutti noi. Speriamo che il mondo rinnovi l’interesse e la volontà di accompagnare gli abitanti di quest’isola in un percorso democratico e di aiuto soprattutto verso donne e bambini, le fasce più vulnerabili della popolazione” conclude Cappellini.

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