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10 Settembre Set 2020 1745 10 settembre 2020

Costa d'Avorio. La lunga strada verso casa

Nel video reportage di Francesco Pistilli, Stefano Ricci e Natália Alana le storie di uomini, donne, ragazzi che hanno scelto di non emigrare illegalmente o di rientrare in Costa d'Avorio grazie al progetto A New Hope, finanziato dall'Unione europea

Fino al 2002 la Costa d'Avorio ha rappresentato per il continente africano la terra promessa dove recarsi in cerca di lavoro e nuove opportunità, ma in seguito a un'inversione di tendenza causata dalle frequenti crisi politiche, il paese deve fronteggiare adesso un tasso di povertà superiore al 45% ed è diventato la base di partenza dei flussi migratori irregolari verso l'Europa.

A partire sono soprattutto giovani tra i 18 e i 25 anni, spesso spinti dalla loro famiglia. Convinti di non avere possibilità nel loro villaggio o nella periferia delle grandi città, vendono le loro cose per raccogliere i circa 1500 euro richiesti dai trafficanti e si mettono in viaggio, spesso senza sapere i rischi e i pericoli a cui vanno incontro. Attraversano il Sahara, via Niger e Burkina Faso e se sopravvivono arrivano alle coste libiche o tunisine in attesa di imbarcarsi verso l'Europa. Spesso il loro viaggio si interrompe lì, senza riuscire a raggiungere il continente europeo. Subiscono abusi, violenze, sfruttamenti che non avrebbero mai immaginato.

Adeguate azioni comunicative possono favorire la circolazione di informazioni corrette, che riducano la distanza che si può creare tra realtà del fenomeno e la sua percezione distorta. Per questo AVSI ha lanciato a gennaio 2019 A new hope, un progetto finanziato dall'Unione europea e implementato da AVSI in partnership con CeVI, Ballafon e CPA&I e le associazioni locali VIF, Caritas CI, SOS MIGRATION CLANDESTINE.

A New hope (A Network to fight against irregular migration through awareness-raising and information campaigns in Côte d’Ivoire) mira a raggiungere entro giugno 2021 oltre 10.000 persone con una campagna di informazione e comunicazione sui pericoli della migrazione irregolare informando al tempo stesso sulle molte opportunità che esistono in Costa d'Avorio.

"Abbiamo chiesto ad esperti del settore e universitari ivoriani - ha spiegato a Fanpage.it Lorenzo Manzoni, responsabile AVSI in Costa d'Avorio – di fare uno studio, un’inchiesta, per capire quali erano le modalità più adatte per far passare il messaggio. Abbiamo usato cartelloni pubblicitari nelle strade, annunci televisivi, spot in radio, campagne social ed eventi ldi sensibilizzatione per tentare di raggiungere i potenziali migranti con slogan positivi, insistono sul fatto che è possibile costruirsi l’avvenire qua".

Il progetto ha un budget di 632mila euro, di cui 569.208 euro stanziati dal Fondo Asilo, migrazione e integrazione (AMIF) dell’Unione Europea.

Il documentario "A New Hope - Short film" realizzato da Francesco Pistilli, Stefano Ricci e Natália Alana raccoglie le testimonianze di alcuni beneficiari e documenta l'importanza del progetto e delle sue attività a favore dei migranti potenziali o di ritorno attraverso corsi di formazione professionale, creazione di posti di lavoro e finanziamenti per l'apertura di imprese familiari o locali.

Oumou Sako nel suo allevamento di polli

Aboulaye Barro e la sua officina

Come nel caso di Oumou Sako rientrata in Costa d'Avorio in seguito all'esperienza negativa vissuta in Europa "Il mio consiglio è di non andare in Europa e rimanere in Costa d'Avorio. Se andrò in Europa, sarà per passarci le vacanze, non per lavoro". Oumou, grazie ad AVSI, ha seguito un corso di formazione professionale e per mezzo di un finanziamento di 500.000 franchi CFA (circa 760 euro), ha avviato l'allevamento di pollame che oggi le permette di essere autosufficiente.

O come racconta Aboulaye Barro, garagista e migrante potenziale, dissuaso a rincorrere il mito migratorio dalla morte di molti suoi amici avvenuta nel viaggio verso le coste europee. Quando su suggerimento dell'unico amico sopravvissuto si è rivolto ad AVSI, il nostro staff lo ha aiutato ad avviare l'officina che sognava.

"È fondamentale - spiega Laurent Ayemou, responsabile del progetto AVSI - favorire l'inserimento nel tessuto socio-economico dei migranti di ritorno per questo diamo loro un aiuto materiale, finanziario e tecnico. Ma soprattutto dare tutte le informazioni ai migranti che si trovano nei centri di accoglienza europei e risultano illegali, perciò senza alcuna speranza di inclusione, perché possano far ritorno qui".

L'Europa non è il Paradiso, il Paradiso è l'Africa

Koffi Lopez Manzan migrante di ritorno ivoriano

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