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21 Luglio Lug 2020 1120 21 luglio 2020

Relazione e resilienza: gli strumenti per la ripartenza di 186 famiglie di Milano

Al via CURE – CUltivate RElationships at distance, il progetto finanziato da Fondation d’Harcourt per la salute e lo sviluppo dei bambini più vulnerabili e delle loro famiglie nel quartiere Corvetto.

2020. Campagna Italia (Aldo Gianfrate)

La pandemia di COVID-19 ha causato anche in Italia, uno dei primi paesi colpiti, una grave crisi non solo sanitaria, ma anche economica e sociale.

In questa fase iniziale di una sfida a lungo termine, AVSI, grazie ai fondi della fondazione svizzera Fondation d’Harcourt, ha avviato il progetto “CURE – CUltivate RElationships at distance.”

CURE mira a sostenere una rete di solidarietà già consolidata e radicata in Italia che ora ha bisogno di un ulteriore aiuto per garantire la salute e lo sviluppo dei bambini più vulnerabili e delle loro famiglie.

Il progetto si integra con altre iniziative di AVSI sul territorio italiano per la ripartenza dopo l’emergenza COVID-19. L’intervento sostenuto da Fondation d’Harcourt, della durata di 8 mesi, è focalizzato sull’aiuto a 186 famiglie di Milano che vivono con diverse vulnerabilità aggravate dall'ansia e dallo stress causati da tre mesi di isolamento.

“Oltre agli aiuti economici – spiega Annalisa Costanzo, responsabile del progetto - il rapporto con persone esperte ed educatori è uno dei bisogni più urgenti. Prendiamo il caso dei preadolescenti e degli adolescenti appartenenti a famiglie svantaggiate: sono stati i più esposti alla fatica e alla solitudine anche nella didattica a distanza, perché le risorse e le attrezzature necessarie non erano disponibili a casa. Ora le scuole sono chiuse, ma possiamo aiutarli a recuperare le lezioni e accompagnarli in un percorso per gestire la nuova situazione, per superare le paure che hanno provato”.

I partner coinvolti

Lavoriamo con l’Istituto delle Suore di Carità dell’Assunzione, che si occupa del rapporto continuativo con le famiglie, e la Cooperativa Martinengo, che mette a disposizione il team di educatori. Sono realtà che conoscono bene le persone in difficoltà che vivono nel quartiere Corvetto, uno dei più problematici di Milano. L'Associazione Resilience Onlus si occupa della formazione e della supervisione degli educatori. Il suo staff è composto da psicologi, psicoterapeuti, psichiatri, psicopedagogisti, assistenti sociali e sociologi. AVSI collabora da anni con Resilience in diversi Paesi del mondo, in particolare per la formazione dello staff locale impegnato in progetti socio-educativi. Lo staff di AVSI si occupa del coordinamento di tutte le attività.

In cosa consiste l’intervento

  • Formiamo gli educatori per accompagnare i bambini e le famiglie in questa situazione di post-emergenza e li seguiamo per sei mesi.
  • Garantiamo un aumento del servizio di assistenza da parte degli educatori per svolgere visite domiciliari e mantenere contatti regolari a distanza con le famiglie più bisognose.
  • Forniamo tablet e pc, per accedere al sostegno psicologico e ad attività educative a distanza.
  • Forniamo materiali didattici, dispositivi di protezione individuale e farmaci di prima necessità alle famiglie e agli operatori.
  • Distribuiamo aiuti economici diretti.

Resilienza & relazione: la strategia

I partner del progetto condividono la stessa metodologia di lavoro basata sulla promozione della resilienza.

La selezione delle famiglie, oltre a rispettare i criteri di vulnerabilità internazionalmente riconosciuti (povertà, disagio ed esclusione sociale, conflitti famigliari, disabilità, malattia), prevede che il bisogno sia espresso dai beneficiari e che ci sia una loro partecipazione attiva. Una volta presa in carico la richiesta, inizia un lavoro di “ricostruzione” che permetta un cambiamento delle dinamiche famigliari e quindi la possibilità di superare le difficoltà.

L’aiuto passa attraverso una relazione che rafforza le risorse individuali (resilienza personale) e promuove la conoscenza e l’attivazione della rete di supporto sociale (resilienza comunitaria). In particolare il rapporto con la scuola, i medici di base, i servizi socio-sanitari, così come la promozione di una rete di famiglie del quartiere possono consentire la coesione e la re-integrazione sociale delle persone più deboli.

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