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25 Aprile Apr 2020 1129 25 aprile 2020

Nel Kurdistan iracheno durante il lockdown si coltivano funghi

380 yazidi, siriani, iracheni e curdi nel governatorato di Duhok sono coinvolti in un progetto sostenuto dall’AICS per l’avvio di piccole attività economiche. Nel pieno dell’emergenza COVID-19 nel villaggio di Domiz la produzione risponde alla richiesta del mercato locale; nel campo profughi yazida Esyan la coltivazione è bloccata; al via una campagna di prevenzione e la distribuzione di kit igienici.

2020. Iraq Success Story (Shireen)

Nel governatorato di Duhok, regione autonoma del Kurdistan iracheno, da ottobre 2019 AVSI sta implementando il progetto, “Rafforzamento della resilienza socio-economica dei rifugiati, sfollati, returnees e delle comunità ospitanti più vulnerabili in Iraq” per sostenere micro-attività economiche per la produzione di funghi e piante ornamentali.

Nonostante l'emergenza Coronavirus, il progetto realizzato con il partner locale VOP-FAM (Voice of older people and families) non si è fermato, anzi: si è rivelato un sostegno al mercato locale di funghi e fiori che prima del lockdown venivano solo importati. Inoltre di comune accordo con AICS (Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo) includerà la distribuzione di 100 kit igienici alle famiglie yazide coinvolte nel progetto che vivono nel campo profughi di Esyan, dove vivono migliaia di persone scampate alle persecuzioni dello Stato Islamico.

"Il progetto dei funghi - spiega Giulia Cegani di AVSI Iraq - si rivolge a 300 persone che vivono a Domiz e Sharya. La maggior parte di loro sono yazidi, una popolazione fortemente perseguitata durante l'occupazione di Daesh con una cultura che risale a oltre 6mila anni fa e che vive principalmente nelle parti settentrionali dell’Iraq e della Siria. Nell'estate del 2014 circa 12mila yazidi furono assassinati o rapiti da Daesh. Chi è sopravvissuto ed è rimasto nel governatorato di Duhok ancora oggi fatica a riprendere una vita. Una situazione difficile anche per le altre comunità presenti: rifugiati siriani, la popolazione locale curda e gli sfollati iracheni scappati da Mosul. Oltre alla difficoltà economica, ricreare un tessuto sociale pacifico è fondamentale. Con questo progetto favoriamo la collaborazione tra persone delle diverse comunità per avviare piccole attività generatrici di reddito. Coltivando funghi e fiori, che prima erano solo importati, coltiviamo anche una trama di relazioni nuova".

A Domiz i primi risultati

A inizio marzo 40 persone del villaggio di Domiz - nella periferia di Duhok - hanno ricevuto le spore per iniziare la produzione di funghi, poco prima che scattasse il lockdown per prevenire la diffusione del Coronavirus. Si tratta principalmente di curdi e di sfollati iracheni, persone scappate da Mosul durante la guerra e che non sono rientrate. "È emozionante in questo periodo così complesso vedere i primi risultati - prosegue Giulia Cegani - anche se solo via whatsapp, che è diventato il mezzo per i follow-up dei primi gruppi di produttori; in questo contesto di emergenza ci dicono che il progetto è ancora più importate: abbiamo garantito a 40 persone un piccolo guadagno e il mercato locale ha potuto rifornirsi di funghi nonostante le importazioni bloccate. I primi gruppi sono formati da curdi e iracheni che lavorano insieme, fianco a fianco. Quando torneremo alla normalità avremo anche i gruppi di yazidi, soprattutto donne, e rifugiati siriani. Favorendo la loro collaborazione per creare una piccola filiera della coltivazione di funghi e di piante ornamentali mettiamo in relazione comunità diverse, la base di una coesistenza pacifica"

A casa di Abdulrahaman

Abdulrahaman mentre raccoglie i primi funghi della produzione

Zulaxa nella stanza di produzione dei funghi

Abdulrahaman, che fa parte della comunità locale curda, ha messo a disposizione parte della sua casa per ospitare Zulaxa e altri due iracheni come lei. In meno di tre settimane sono riusciti a produrre, cogliere e vendere i funghi ai piccoli negozi di quartiere.

La produzione di Mahmood

Mahmood e Salih sono due fratelli iracheni scappati da Mosul e hanno preferito restare a Domiz, invece di rientrare nella loro città. Salih a causa di gravi problemi di salute non può lavorare; per questo ha scelto di lasciare al fratello parte della sua casa per iniziare a produrre funghi con Sawsan, appartenente alla loro comunità: i primi 6 chili sono già stati raccolti e ora, con il supporto del progetto, stanno pensando di unirsi al gruppo di Abdulrahaman per rifornire insieme i rivenditori del territorio.

Mahmood mostra i primi funghi raccolti

Mohammad e Khane riforniscono il supermercato sotto casa

Mohammad e i suoi Oyster nella stanza di produzione della sua abitazione

Mohammed mentre vende i suoi funghi al mercato locale

Mohammad e Khane sono curdi e prima del progetto non avrebbero mai pensato di produrre funghi nel loro villaggio eppure da quando si sono messi in società hanno iniziato a rifornire un piccolo supermercato vicino a casa.

L'emergenza COVID-19 nel campo profughi yazida Esyan

In attesa di poter avviare le attività anche nel campo sfollati di Esyan dove si coltiveranno fiori e piante ornamentali in serra (al momento impossibile per il lockdown in corso nel paese) AVSI e AICS hanno deciso di riorientare un'attività del progetto e avviare una campagna di sensibilizzazione sulla prevenzione della diffusione del COVID-19 nel campo profughi Esyan dove vivono le famiglie dei beneficiari che proprio in questi giorni avrebbero dovuto iniziare a coltivare i fiori. 100 famiglie riceveranno dei kit igienici.

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