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4 Dicembre Dic 2019 0730 04 dicembre 2019

Messico. La voce dei famigliari dei desaparecidos di Acapulco più forte e incisiva

Nei tre stati di Guerrero, Oaxaca e Puebla AVSI attraverso i fondi dell'Unione europea supporta 200 organizzazioni non governative locali per rendere la loro azione più incisiva. Un esempio è “Familias de Acapulco en busca de sus desaparecidos”, un’associazione civile gestita dai familiari delle persone scomparse che si aiutano a vicenda per trovare i loro cari.

di Matteo Bastianelli per Il Caffè

Alejandra Magdalena Vega Domínguez aveva soltanto 23 anni quando è scomparsa il 6 ottobre 2016. La madre, Flavia, ha cercato instancabilmente sua figlia per mesi, fino al 22 luglio 2017, quando è stata informata che a Pradera de Costa Azul, una delle aree più pericolose di Acapulco, era stato trovato un corpo corrispondente alla descrizione di sua figlia. Era la conferma che la ragazza era morta per asfissia. Quando le prime luci della notte avvolgono Acapulco, attraversare una strada, entrare in un pub o prendere un taxi, può essere molto pericoloso. Una delle più antiche località balneari del Messico, una volta conosciuta come meta di vacanze per star e milionari di Hollywood, è stata recentemente classificata come la seconda città più violenta al mondo con un numero crescente di estorsioni, rapimenti e omicidi. E le vittime spesso sono donne prelevate con la forza dalle strade.

Le Nazioni Unite affermano che 4 donne messicane su 10 subiranno violenze sessuali nella loro vita e che 9 vengono uccise in media ogni giorno nel Paese. Dallo stato di Guerrero a Oaxaca, la corruzione, l’incertezza della giustizia e la paura della violenza non risparmiano nessuno. In tutto il Messico, quasi 40.000 persone sono classificate come “scomparse” dal governo. Questa violenza diffusa ha causato oltre 250.000 vittime dal 2006 a oggi. In questo contesto particolarmente complesso e delicato, le Organizzazioni non governative (Ong) locali supportate da un progetto internazionale promosso dalla fondazione AVSI e finanziate dall’Ue, stanno cercando di cambiare il loro futuro. Il progetto Polo per la cittadinanza partecipativa, ha designato varie attività per coadiuvare più di 300 attivisti, membri di 200 Ong.

La 54enne Maria Emma Mora Liberato, ha ancora i vestiti di suo figlio e non permette a nessuno di entrare in quella che era la sua stanza. Jose Alberto Telles Mora è scomparso il 20 settembre 2011 all’età di 14 anni. Dopo 8 anni di ricerche, Emma non è ancora riuscita a trovarlo ed è ora presidente di “Familias de Acapulco en busca de sus desaparecidos”, un’associazione civile gestita dai familiari delle persone scomparse che si aiutano a vicenda per trovare i loro cari. Il progetto Polo l’ha aiutata per essere ascoltata dalle istituzioni e cercare di ottenere delle risposte. “Ogni giorno ad Acapulco ci sono minimo 5 omicidi e scompaiono almeno 3 persone, per quanto riguarda la violenza - ha affermato Emma Mora Liberato durante una conferenza - vogliamo quindi invitarvi a supportarci per accrescere la consapevolezza e sensibilizzare la popolazione”.

Maria Emma Mora Liberato, 54 anni, nella sua abitazione ad Acapulco, Messico 2019 © Matteo Bastianelli per AVSI

Suo figlio Jose Alberto Telles Mora è scomparso il 20 settembre 2011 all'età di 14 anni. Dopo 8 anni, Emma non è ancora riuscita a trovarlo ed è diventata presidente dell’ONG “Familias de Acapulco en busca de sus desaparecidos”, un'organizzazione civile che aiuta le famiglie a ritrovare i propri cari scomparsi.

Una realtà che conosce bene anche padre Jesus Mendoza, sacerdote che da 30 anni crede fermamente nell’importanza di incontrare le comunità locali e dialogare con loro per promuovere il cambiamento sociale. Padre Mendoza celebra le sue messe in un’umile congregazione rurale alla periferia della città, dove è stato trasferito per la sua protezione in seguito alle minacce ricevute dai cartelli della droga. Secondo il Catholic Multimedia Center (Ccm), 27 sacerdoti sono stati uccisi in Messico dal 2012, rendendo il Paese il più pericoloso in America Latina per i preti. “Ascoltare la sofferenza in prima persona. Semplicemente ascoltarla e dire: “Sto con te”. Solo in questo modo possiamo superarlo - afferma Mendoza - e iniziare un processo di perdono, di riconciliazione, di ricostruzione della persona, di ricostruzione della famiglia”.


Il miglior antidoto contro la frammentazione di una società civile fragile e piena di ferite aperte. Percorrendo la stessa strada, queste associazioni stanno cercando di generare e sviluppare la speranza. Per creare una nuova identità comune, verso la ricerca della pace.

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