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15 Novembre Nov 2019 1033 15 novembre 2019

Tende AVSI. Mozambico, una chance per il futuro

I giovani vogliono lasciarsi alle spalle le antiche ferite della guerra. E oggi non c'è bisogno soltanto che imparino un lavoro, ma che possa nascere una nuova classe dirigente. Ecco come la Campagna 2019/2020 vuole contribuire a questo processo

Mozambico Aldo Gianfrate

di Emmanuele Michela - Tracce

Il domani del Mozambico porta sulle mani le cicatrici di una guerra lunga decenni, ma negli occhi ha le speranze e il brio della giovane generazione che oggi costruisce il suo profilo più bello. Avsi opera nel Paese africano dal 1999 e per la Campagna Tende 2019 propone un progetto, in collaborazione con le Acli, intitolato "Mozambico. Al lavoro per diventare classi dirigenti".

L'iniziativa ha due obbiettivi: ampliare le opportunità di accesso al mondo del lavoro per 125 donne e giovani con bassi livelli di scolarizzazione, ma pure sostenere la formazione di una classe dirigente locale, in ambito politico, sociale, culturale ed economico, anche attraverso la collaborazione con università a master internazionali. Due target all’apparenza lontani, eppure collegati: al centro ci sono sempre i giovani, ovvero quella fetta di popolazione che può incarnare lo spirito di rinascita del Paese, che negli ultimi due decenni ha visto la sua popolazione quasi raddoppiare (i mozambicani, oggi, sono 30 milioni) con un’età media bassissima: 17,2 anni.

È una generazione che conosce la povertà (circa un cittadino su due vive con meno di mezzo dollaro al giorno) e che vuole lasciarsi alle spalle un conflitto fratricida che lo scorso agosto ha fatto, forse, un decisivo passo verso la sua fine, con la firma dell’accordo di pace tra il presidente Filipe Nyusi, leader del Fronte di liberazione del Mozambico (Frelimo), e Ossufo Momade, capo della Resistenza nazionale mozambicana (Renamo). «Una pietra miliare», ha detto papa Francesco, venuto qui in visita a settembre, per definire quella stretta di mano, che arriva dopo un primo accordo di pace firmato nel 1992 a Roma. L’augurio del Pontefice al Paese è stato di non perdere il coraggio della pace: «Quante cose sono passate dalla firma dello storico trattato che ha sigillato la pace e ha dato i suoi primi germogli! Sono questi germogli che sostengono la speranza e danno fiducia per non lasciare che il modo di scrivere la storia sia la lotta fratricida».

Nei suoi vent’anni di esperienza in Mozambico, Avsi ha lavorato tanto nei quartieri poveri della capitale Maputo, a sostegno della popolazione locale, quanto operando in settori trasversali come lo sviluppo urbano, dell’energia e dell’ambiente. «Le prime iniziative, attraverso il sostegno a distanza, erano per sostenere l’associazione Khandlelo, da tempo attiva a Maputo, nell’aiutare i bambini e le loro famiglie delle aree più degradate della città», racconta Giorgio Capitanio, che per Avsi segue i progetti ideati sul Paese africano. Nel tempo, però, le competenze dell’associazione si sono evolute:

«Il Mozambico è un Paese contraddittorio: la guerra civile ha rallentato lo sviluppo, e bloccato la realizzazione di strade e vie di comunicazione. Al tempo stesso, il conflitto ha fatto sì che molte ricchezze del territorio rimanessero inutilizzate, perfino non scoperte».

Per questo, negli ultimi dieci anni vi è stato un crescente interesse di gruppi multinazionali: «Nel Nord è stato trovato un grande giacimento del gas, si è poi sviluppato un grande interesse per l’agribusiness. Ma la crescita economica degli ultimi 15 anni ha dovuto fare i conti con un contesto impreparato a gestire tali processi di sviluppo».

Così Avsi ha moltiplicato le aree di intervento: educazione e formazione sì, ma anche lo sviluppo urbano ed energetico, ad esempio con la diffusione di piani di cottura efficaci tra la popolazione, che permettono di ridurre i rischi legati alla combustione del carbone e di risparmiare (circa un decimo di uno stipendio di un lavoratore viene speso, ogni mese, nel combustibile fossile).

Si chiamano Efficient cookstoves e superano il sistema di cottura che usava la popolazione più povera, con la pentola appoggiata a pietre e carbone. A seguito del nostro intervento alcuni ragazzi di Maputo hanno creato una cooperativa che vende questi prodotti».

Giorgio Capitanio, responsabile AVSI Mozambico

Progetti da sostenere

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