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27 Agosto Ago 2019 1141 27 agosto 2019

Mozambico: gli ecofornelli salvano la vita

Il servizio del Corriere della Sera sul progetto «Sub- Urb» per migliorare la vita degli abitanti delle baraccopoli di Maputo con pratiche green innovative. Con il finanziamento della Cooperazione italiana e in partnership con Khandlelo e Carbon Sink.

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di Alessandra Muglia - Corriere Buone Notizie - Foto di Aldo Gianfrate

Fa risparmiare, salva la vita e l'ambiente apprezza. Recita così lo slogan sul furgoncino a tre ruote parcheggiato tra le baracche di un bairro di Maputo, Mozambico. All'interno un carico prezioso: decine di fornelli di «nuova generazione». Plastica azzurro mare fuori, argilla dentro. Li chiamano fornelli migliorati, e in effetti hanno almeno tre marce in più rispetto a quelli tradizionali. «Con la stessa quantità di carbone cucini due giorni invece di uno», spiega una delle ragazze con la pettorina gialla che li sta proponendo porta a porta a Xipamanine, baraccopoli a so minuti d'auto dal centro città. Sarapose, capelli grigi e sguardo annoiato, la ascolta seduto davanti alla sua casa di lamiera, tra le nuvole di turno nero e la puzza generate dal suo fornello tradizionale: «Non ho soldi per comprarlo» butta lì. E dire che i nuovi piani cottura vengono venduti qui a un prezzo calmierato di 300 meticais, 4 euro. Il fatto è che Sarapose vive alla giornata, come tanti qui: racimola a fatica i 50 meticais per i 2 chili di carbone necessari ogni giorno per cucinare. Con gli eco fornelli in pochi giorni rientrerebbe dalla spesa. Un investimento salvavita in un Paese dove l'intossicazione per fumo domestico è tra le prime cause di morte con malaria e Aids.

Un fornello tradizionale in un'abitazione in un bairro a Maputo

Una donna cucina con un fornello di nuova generazione

Da un'altra casa di latta sbuca Rime, turbante in testa e gonna di capulana. È pomeriggio e sul fuoco ci sono riso e foglie di fagiolo per la cena. «Con quello che risparmio sul carbone, riesco a prendere un giorno pollo, un altro pesce» dice. «Quando siamo arrivati quasi tutti usavano i vecchi fornelli, arrivando a spendere un quarto delle proprie entrate per il carbone. Oggi l'80 per cento delle 5mila famiglie del bairro usa i nostri piani cottura», stima Alessandro Galimberti, tra i pionieri del progetto avviato da AVSI sette anni fa a Chamanculo C, la più grande baraccopoli di Maputo. L'anno scorso, con fondi della Cooperazione italiana e due startup come partner, il progetto è stato esteso ad altri 9 quartieri, con 35mila ecostufe distribuite finora e altre 12mila previste entro il 2021. Un'esperienza replicata da AVSI nel nord del Paese, a Pemba con Eni, e a Capo Delgado.

Rime con in mano un fornello migliorato che le è stato fornito da un progetto AVSI

Alcuni operatori AVSI si preparano alla distribuzione di fornelli migliorati a Xipamine, bairro di Maputo

Certo molto resta ancora da fare in un Paese dove il 10 per cento della deforestazione è dovuto all'uso di carbone e legna per cucinare. Per aumentare le risorse AVSI già dal 2012 collabora qui con Carbon Sink, che fa monitoraggio e certificazioni di attività ecosostenibili. «Seguiamo dieci progetti in Africa: quello degli eco fornelli è il primo che ha emesso crediti, quello con la storia più lunga - spiega Antonio Guiso, responsabile della sede inaugurata a gennaio a Maputo - e che dimostra quanto sia virtuoso questo meccanismo». Entro il 2021 saranno 100mila le tonnellate di Co2 certificate.

Alcune fasi della produzione di fornelli migliorati in una fabbrica alla periferia di Maputo

«La vendita dei crediti di carbonio sta garantendo alle nostre iniziative continuità e sostembilità nel lungo periodo», chiarisce Martina Zavagli, responsabile di AVSI Mozambico. La «climate finance» permette di supportare la filiera locale di produzione e distribuzione degli eco fornelli. Se prima erano tutti importati dalla Cina, la scommessa ora è riuscire a fabbricarli qui. Uno dei quattro produttori si trova a Matula, area industriale alle porte di Maputo. All'ingresso la scritta «Welcome to Mbeu», «seme» in lingua bantù. In una stanzetta un uomo crea gli interni di argilla. Fuori si lavora per l'involucro: il laboratorio è un tetto di lamiera sostenuto da quattro tronchi sotto una papaya. Producono una decina di fornelli al giorno, elettricità permettendo: «Un paio di volte al mese restiamo senza». Ma al «Seme» non si scoraggiano, vogliono veder fiorire il loro business. Stessa grinta in un'altra «startup», Susi Amati, che sempre per il progetto SubUrb da pochi mesi rifornisce le baraccopoli di un altro bene prezioso: la «pia fantastica», un wc speciale destinato a risolvere molti problemi negli slum dove imperversano latrine maleodoranti, con fosse all`aperto. Un wc «fantastico» di terra e cemento, più abbordabile per chi vive con poco o nulla. Fantastico perché spreca meno acqua: mezzo litro contro 15-20 dei water comuni. Fantastico perché viene venduto con un set di larve biologiche per accelerare la decomposizione dei rifiuti. Eco fornelli e water: oggetti semplici, quasi banali, ma destinati a rivoluzionare la vita di milioni di persone.

Quando siamo arrivati nella baraccopoli di Maputo, in Mozambico, quasi tutti usavano i vecchi impianti, arrivando a spendere un quarto delle proprie entrate per il carbone. Oggi l'80% delle famiglie qui usa le nostre piastre per cucinare

Alessandro Galimberti - focal point AVSI

Il progetto. «Sub- Urb» punta a migliorare la vita degli abitanti delle baraccopoli di Maputo con pratiche green innovative. Finanziato dalla Cooperazione italiana è realizzato da AVSI con il partner locale Khandlelo e Carbon Sink. Oltre alla realizzazione di ecostufe per cucinare e di wc ecologici ci sono laboratori sui temi ambientali

Alcuni wc eco-sostenibili negli uffici della start-up mozambicana Susi Amati

Una delle fondatrici della start-up Susi Amati

La scuola elementare Unidade 13 a Chamculo C, bairro di Maputo, sostenuta da AVSI

Un educatore di AVSI spiega come realizzare oggetti con materiali riciclati

I bambini della scuola Unidad 13 producono oggetti con materiale riciclato