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10 Gennaio Gen 2019 1020 10 gennaio 2019

Ritorno al futuro per i piccoli siriani

Famiglia Cristiana racconta del progetto Back to the Future, che punta a rispondere ai bisogni educativi di oltre 21mila bambini rifugiati in Libano e Giordania

Back To The Future Andy Hall Kids In School

di Roberto Zichittella - Famiglia Cristiana

In Libano i bambini rifugiati sono 450 mila, in Giordania oltre 240 mila. Fondazione AVSI, War child Holland, Terre des hommes Italia e Olanda sostengono un progetto in questi due Paesi per garantire ai minori istruzione, doposcuola, corsi e attività di assistenza psicosociale alle famiglie

Libano e Giordania sono due piccoli Paesi che stanno vivendo in prima linea la crisi umanitaria provocata dalla guerra in Siria. In Libano i bambini siriani rifugiati, di età compresa fra i 3 e i 18 anni, sono 450 mila, in Giordania oltre 240 mila. Al momento nessuno sa quando, come e in che condizioni questi bambini potranno tornare in Siria insieme ai loro genitori, molto spesso solo con le madri perché i padri sono arruolati o con l’esercito siriano o con le forze militari che lo combattono, oppure sono incarcerati o caduti in combattimento. Sono anni cruciali per la loro crescita perciò non possono essere lasciati senza assistenza nei campi profughi, in attesa di un futuro ancora incerto.

Per aiutarli esiste un progetto chiamato "Back to the future", ritorno al futuro, sostenuto dall’Unione europea (mediante il "Madad Trust Fund") e con l’impegno sul campo di un consorzio formato da Fondazione AVSI, War child Holland, Terre des hommes Italia e Terre des hommes Olanda. Il progetto, avviato nel 2016 e con scadenza nel 2019, ha l’obiettivo di rispondere ai bisogni educativi di oltre 20 mila bambini. Tra loro non ci sono soltanto i rifugiati siriani, ma anche i bambini libanesi e giordani in condizioni di particolare vulnerabilità. Le attività previste dall’iniziativa sono diverse. Prima di tutto l’istruzione di base, con la garanzia del trasporto gratuito fino alle scuole. Poi corsi di alfabetizzazione e matematica (molti bambini, a causa della perdita degli anni scolastici, hanno difficoltà di apprendimento), corsi di lingua straniera, doposcuola. Il progetto cura anche la ristrutturazione degli ambienti scolastici, spesso in condizioni precarie, con spazi insufficienti. In molte scuole si sono dovuti organizzare doppi turni per garantire le lezioni sia ai bambini libanesi o giordani sia ai siriani. In molti centri dove opera "Back to the future" c’è anche un’attività di supporto psicosociale per i bambini, gli adolescenti e i loro genitori.

Lo sforzo delle autorità scolastiche locali è importante e generoso, nonostante le obiettive difficoltà nella gestione di un numero così elevato di profughi. Contando anche la storica presenza dei rifugiati palestinesi, oggi in Libano un terzo della popolazione è formato da profughi. Davide Amurri di Fondazione AVSI, sottolinea:

Eppure nessuno parla di invasione, come si sente dire in Europa di fronte a numeri molto meno significativi di rifugiati

Davide Amurri, Fondazione AVSI

Tuttavia, soprattutto in Libano, ci sono spinte del mondo politico e della società civile perché i siriani tornino nel loro Paese prima possibile. «Ma in questo momento in Siria non ci sono le condizioni per un loro rientro sicuro, perciò qui resta fondamentale la nostra presenza come operatori umanitari», aggiunge Flavia Pugliese, rappresentante Paese di Terre des hommes Italia.

* In copertina foto di Andy Hall

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