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7 Novembre Nov 2018 0911 07 novembre 2018

Tende AVSI. "Benvenuti" in Brasile

Nell'esodo dei venezuelani che lasciano il Paese, i più attraversano il confine con il Brasile. A Boa Vista, AVSI opera in centri di prima accoglienza. Ma ora con il sostegno della Campagna Tende 2018/19 vuole accompagnare intere famiglie ad integrarsi

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Vedevano, da anni in tv, i profughi siriani e mai avrebbero pensato che sarebbe toccato a loro. Lo dicono spesso quando vengono intervistati. Sono ormai più di due milioni i venezuelani che abbandonano il proprio Paese perché non riescono a sopravvivere. La maggior parte si mette in viaggio per attraversare la frontiera con il Roraima, lo Stato più a Nord del Brasile: le stime parlano di cinquecento arrivi al giorno solo nella città di Pacaraima. Loro sanno che una volta entrati dovranno percorrere altri duecento chilometri per raggiungerela capitale, Boa Vista. E sanno che lì verranno accolti. Nient’altro, il dopo è un’incognita.

A Boa Vista – che ad oggi ne accoglie 30mila su una popolazione di 375milaAvsi insieme all’Unhcr gestisce quattro strutture di accoglienza, assistendo più di 2.800 persone. Questi centri, fatti di tende e prefabbricati, non si chiamano “campi profughi”, né loro hanno lo status di “rifugiati”. Sono, semplicemente, i venezuelani in fuga. Famiglie intere, che arrivano senza nulla, malnutrite, che avevano una vita normalissima ed ora non hanno i soldi per mangiare. Tanto meno per acquistare un volo per il Perù, per il Cile, per altri Paesi dove trovare almeno la stessa propria lingua. Il Brasile resta la meta più accessibile.
«La situazione nel nostro Paese è orribile, e negli ultimi mesi è peggiorata», racconta Maria, arrivata con la sua famiglia a Boa Vista: «Tantissime persone mangiano dalla spazzatura, non c’è elettricità per giorni. Noi non avevamo più soldi per sopravvivere. Non è stato facile abbandonare tutto ma siamo dovuti scappare, qui vogliamo iniziare una nuova vita». Per dare un’idea, oggi in Venezuela un dentifricio costa 6 milioni di bolivares, quando un salario normale prima della crisi era di 5 milioni. «Un signore mi ha mostrato una banconota e mi ha detto: quattro o cinque anni fa, ci compravi un’auto. Ora un chewingum», spiega Fabrizio Pelliccelli, responsabile di Avsi Brasile.

Davanti a questo esodo, Avsi ha deciso di non volersi occupare soltanto della prima accoglienza, cioè di dare un riparo, il cibo e l’assistenza medica, ma ha pensato a “Bem-vindo”, che è uno dei quattro progetti della Campagna Tende di quest’anno, finanziata anche dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali italiano. Lo scopo è accompagnare una sessantina di famigliead integrarsi in altre città brasiliane, attraverso l’ospitalità, i corsi di lingua portoghese, le iniziative con le imprese locali per offrire posti di lavoro. L’azione di Avsi è parte di un programma di ricollocamento più ampio, un progetto pilota di “interiorizzazione”, che prevede il trasferimento dei venezuelani in altri Stati, realizzato con Unhcr e Governo federale.


La regione del Roraima è molto isolata, la città più vicina è Manaus e dista settecento chilometri, anche per questo è necessario che si spostino e, nelle nuove città, non solo gli viene data una struttura o una casa dove vivere, oltre alla scuola per i figli e l’assistenza medica, ma anche una possibilità di lavoro o di formazione professionale per il capofamiglia. In questo è fondamentale la collaborazione con il settore privato: «Noi abbiamo iniziato con l’accompagnamento di trenta venezuelani nello Stato di Bahia», continua Pelliccelli, «dove grazie ad un imprenditore locale, che è venuto a selezionarli a Boa Vista, dieci di loro sono partiti avendo già un contratto di lavoro».

Jarvis Enrique, invece, lavora in un supermercato di San Paolo. Ha ventisei anni. Ha sposato una ragazza, venezuelana come lui, conosciuta in un centro di accoglienza. «Il suo capo lo ha assunto perché dice di non aver mai visto una persona con così tanta voglia di ricominciare la vita», dice Pelliccelli. È proprio questo che lo colpisce guardandoli: «La loro è una migrazione molto particolare, sono diventati poveri improvvisamente. Ma non vedi nessuna richiesta di assistenzialismo: desiderano essere autonomi, ri-iniziare una vita nuova da protagonisti. Chiedono di essere accompagnate nei primi passi». Nella maggior parte dei casi si sono spostati con tutta la famiglia, quindi hanno come prospettiva quella di rimanere, diventare «un brasiliano un più», come dicono loro.

In un Brasile che a sua volta vive un tempo di crisi ed è scosso dalle tensioni delle recenti elezioni politiche, «è ancor più notevole il movimento di bene e di carità che si sta generando», conclude Pelliccelli. Ed anche chi è dall’altra parte del mondo può farsi vicino, prossimo. Infatti, i soldi raccolti dalle Tende serviranno per i primi passi delle famiglie venezuelane, dagli alimenti al corso di portoghese, alla formazione professionale. Come recita la Campagna di quest’anno: «Non si è mai troppo lontani per incontrarsi. Perché siamo sotto lo stesso cielo».

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