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25 Giugno Giu 2018 1653 25 giugno 2018

TUMELENGA MADREE - in Kenya diciamo no alle droghe

Dal 9 all'11 giugno, Silvia Cattarina - fondatore della Comunità terapeutica "L'Imprevisto" - ha incontrato più di mille persone tra studenti, genitori e insegnanti a Nairobi per affrontare il fenomeno in crescita dell'abuso di stupefacenti.

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“Tumelenga madree” nello slang dei ragazzi di Nairobi significa “noi diciamo no alle droghe” ed è questo il titolo e il messaggio del workshop organizzato da Avsi Kenya con Silvio Cattarina, fondatore de l'Imprevisto, cooperativa terapeutica di Pesaro per giovani tossicodipendenti o con comportamenti devianti* (*tendenza a compiere gesti trasgressivi nei confronti dell'autorità e dell'ambiente).

AVSI Kenya ha organizzato 9 incontri in scuole, parrocchie e centri sociali di Nairobi per incontrare i giovani, i loro genitori ed educatori e affrontare insieme la questione dell’uso di stupefacenti.

“La piaga della droga si sta diffondendo in tutti gli strati sociali, con gravi conseguenze per tanti giovani e le loro famiglie – spiega da Nairobi Antonino Masuri di Avsi Kenya – è difficile fare delle stime reali, ma il dato preoccupante fornito da Nacada, l’ente keniota che combatte l’abuso di alcool e droga (National Authority for the Campaign Against Alcohol and Drug Abuse) è che l’età media in cui si prova uno stupefacente è 10 anni. Abbiamo invitato Cattarina sia per lavorare sulla prevenzione, sia per dare informazioni e ascolto a chi ha amici, conoscenti, genitori, figli, alunni con problemi di droga. Le aspettattive erano grandi ma la sorpresa generata è stata ancora più grande. Tanti giovani hanno reagito positivamente, siamo davvero curiosi di vedere i frutti di questa nuova consapevolezza!”.

Gli incontri hanno coinvolto più di mille persone tra studenti, genitori, insegnanti, educatori. Ad ogni appuntamento Cattarina, psicologo, ha ribadito «Basta tutto questo continuo concentramento sui successi e fallimenti del singolo individuo. Il problema dei giovani, oggi è che credono di dover fare tutto da soli. La questione è far sentire a ognuno di loro che la sua vita è preziosa per gli altri, per chi gli sta vicino, che è necessario, importante per gli altri. E che vale di più dei suoi errori”

Per i ragazzi è stata significativa la testimonianza di un ragazzo della comunitàc he ha accompagnato Cattarina, Matteo Crotti: “Ho iniziato a fare uso di stupefacenti perché avevo dubbi, paure, domande a cui non sapevo dare risposta. Avevo paura di chiedere aiuto, e ho preso la strada sbagliata per sentirmi meglio. Grazie a Dio ho trovato qualcuno che mi ha accettato, senza pregiudizi”.

Ecco alcuni commenti dei ragazzi partecipanti

Mi ha colpito il rapporto tra Matteo e Cattarina: la relazione tra loro non è come quella tra dottore e paziente ma tra due amici che si stimano e cammino insieme.

Kimani

Mi aspettavo strategie, soluzioni e risposte tecniche di uno convinto di salvare il mondo. Invece ho trovato un uomo che ha scoperto il proprio valore e vuole aiutare gli altri a scoprire il proprio.

Kingori

Cattarina è andato dritto al cuore del problema: il nostro desiderio di felicità. I miei amici all’università si drogano perché hanno un vuoto e pensano che la droga li renderà finalmente felici.

Kaliunga