News
11 Giugno Giu 2018 0928 11 giugno 2018

Quale aiuto allo sviluppo vale? La proposta di AVSI sul Corriere della Sera

La partecipazione agli European Development Days, il più grande forum europeo sulla cooperazione, svoltosi a Bruxelles il 5 e 6 giugno 2018 sono l'occasione di condividere alcune idee sul Corriere della Sera per ribadire che c’è un tipo di cooperazione e aiuto allo sviluppo nel quale vale la pena continuare a investire. Anche, o forse ancor di più, in questa stagione in cui sembra imporsi il valore del “prima noi”. Una signora e una ragazza di uno slum di Kampala, del Meeting Point International sostenuto da AVSI, che abbiamo invitato con noi, ci hanno aiutato a ritornare ai fondamentali.

Cooperazione internazionale, i motivi per un sì

L'altro non è un nemico da far fuori, ma qualcuno con cui collaborare non perché sei buono, ma perché ti conviene. E questo il tema che si è affrontato a Bruxelles nei giorni scorsi, agli European Development Days (EDD): sconfiggere la fame, difendere l'ambiente, garantire a tutti un'educazione di qualità e un lavoro decente sono traguardi di tale portata che spingono a unire le risorse. Non c'è più un Sud povero contro un Nord ricco, i poveri sono ovunque e si spostano. Ma pur necessaria, l'agenda globale non è sufficiente. Se non arriva a considerare fino all'ultima persona lasciata indietro, a operare fino all'ultimo miglio, tutta la sua architettura crolla. Anche questo lo si è intuito a Bruxelles. Da uno slum di Kampala sono state invitate Teddy e Sharon, 44 e 20 anni: la loro vita è cambiata, hanno raccontato, quando - malate di Aids, picchiate dai mariti, scappate dalla guerra - hanno incontrato chi ha assicurato loro cibo, rifugio, cure ed educazione. Ma prima di tutto chi le ha guardate non come costi sociali, ma come persone grazie a un programma multisettoriale sostenuto da Avsi, Meeting Point International (Ong locale) e da donatori diversi tra cui anche la cooperazione italiana.

Teddy e Sharon documentano l'idea di aiuto allo sviluppo come partnership: «Non ci interessano soldi a pioggia hanno spiegato ai funzionari della Commissione Ue - ma piani che ci aiutino a generare a nostra volta occasioni per altre donne e persone vulnerabili come noi». Il nostro Paese, che si è impegnato in un aumento progressivo delle risorse per la cooperazioneinternazionale (da non confondersi con i fondi per l'accoglienza, restano due voci distinte) non può fermarsi proprio ora.

Sapendo che Teddy e Sharon hanno detto un'altra cosa importante: vogliono vivere a Kampala, non intendono attraversare il Mediterraneo e trasferirsi qui, perché là hanno più di una chance. L'aiuto allo sviluppo non è un gioco a somma zero e l'Italia in questo si è ricavata un ruolo di punta. Perché abdicare?

News Correlate