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27 Marzo Mar 2018 0932 27 marzo 2018

Gli eco-fornelli del Mozambico

L'esempio viene dalla Fondazione Avsi, che a Maputo sta sostituendo tutte le vecchie stufe a carbone

Familia Fogao Melhorado Mozambico Stufe 2011

di Angela D'arrigo

Sostituire fornelli e piani cottura può servire come contrasto alla povertà? Quando una famiglia ha un reddito di 9o euro al mese evidentemente sì, può funzionare. Sta succedendo a Maputo, capitale del Mozambico, dove il costo del carbone era raddoppiato in pochi anni, arrivando a costituire quasi il 20 per cento delle uscite familiari. Un enorme problema anche ambientale e di salute, visto che le intossicazioni domestiche sono la terza causa di morte nel Paese.

A proporre una soluzione si è impegnata la Fondazione AVSI, che ben conosce il territorio perché vi opera da anni. Dal 2014 ha avviato un piano di sostituzione dei fornelli a carbone con fornelli migliorati, che risparmiano più del 65 per cento del carbone rispetto alle stufe tradizionali.

La caratteristica vincente del progetto è lavorare su più piani integrati: a occuparsi della vendita porta a porta e della sostituzione dei vecchi fornelli è una coop non profit che coinvolge come promotori di vendita giovani e donne della comunità, dando così avvio ad un percorso virtuoso di creazione di nuovi posti di lavoro. Più che venditori, sono diventati veri e propri consulenti per le comunità e le famiglie: attraverso incontri, brochure, pubblicità, spiegano l’utilizzo della stufa per risparmiare energia e promuovono nuovi comportamenti in ambito ambientale.

Anche le aziende hanno un ruolo importante: per i fornelli nel Mozambico è stato determinante il coinvolgimento di Carbonsink, che ha messo a disposizione le proprie competenze nella progettazione di interventi per la riduzione delle emissioni nocive. D’altra parte esportare il Made in Italy significa anche esportare un modello di impresa che opera in armonia con il territorio in cui si trova, l’impresa che è «sociale» non tanto in relazione all’ordinamento giuridico quanto al rapporto con le comunità di riferimento, agli obiettivi di sostenibilità che pone al proprio business.

La Regione Lazio ha indirizzato un bando al settore della cooperazione internazionale dedicandolo proprio all’alleanza fra imprese e Terzo settore: l’obiettivo è migliorare filiera produttiva e imprenditorialità in 22 Paesi in via di sviluppo, parlando non alle imprese bensì alle organizzazioni non profit della cooperazione internazionale, che conoscendo i territori in tutti gli aspetti - sociale, culturale, economico, sanitario - possono proporre progetti efficaci e condivisi con le comunità locali.

Con una dotazione complessiva di 210 mila euro, il bando sostiene progetti che sappiano promuovere lo sviluppo di conoscenze, competenze, capacità professionali e finanziarie presso le popolazioni locali, creando opportunità di lavoro per giovani e donne soprattutto, e favorendo il modello organizzativo e produttivo delle piccole e medie imprese, che costituiscono l`elemento basilare dell`economia italiana. I Paesi in cui si possono realizzare i progetti sono Albania e Bosnia, Egitto e Tunisia; Burkina Faso, Senegal, Niger, Etiopia, Kenya, Somalia, Sudan, Sud Sudan, Mozambico; Libano, Palestina, Giordania; Afghanistan, Myanmar, Pakistan; Bolivia, Cuba, El Salvador. Il bando è gestito da Innova Lazio, società in house della Regione Lazio, sul cui sito www.lazioinnova.it si possono trovare tutti i documenti relativi al bando. Per chi cerca spunti un sito utile è quello di Open Cooperazione, la piattaforma che riunisce tutti gli enti della cooperazione internazionale e che ha lanciato il progetto «Business for good», dedicato al mondo delle imprese attive nella cooperazione internazionale.

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