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23 Gennaio Gen 2017 1211 23 gennaio 2017

Palloncini per Assude, la prima bambina con il midollo nuovo nel Kurdistan iracheno

L'intervento è stato realizzato allo Hiwa hospital di Sulaymaniyah, nell'ambito di un progetto finanziato dalla Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics), nato per affrontare l’aumento di casi di patologie ematologiche, dovuto anche all’emergenza umanitaria. Il progetto è scaduto a metà gennaio, ma il gruppo dei volontari, appoggiato da Avsi, ha vinto un nuovo bando Aics con un progetto dedicato alla diagnosi e alla cura della leucemia infantile.

di Letizia Rittatore Vonwiller su Corriere.it del 21 gennaio 2017
«Quando ad Assude, la prima bambina curda che abbiamo trapiantato, il midollo ha attecchito e ha iniziato a funzionare, mi sono commossa. Eppure in Italia lo faccio e lo vedo tutti i giorni. Ma a Sulaymaniyah, nella regione autonoma del Kurdistan iracheno, mi è sembrato un miracolo», racconta Marta Verna, medico che lavora nel centro trapianti della clinica pediatrica dell'Università Milano Bicocca e si occupa anche di progetti di cooperazione internazionale in ambito sanitario. Uno di questi, diretto dal professor Ignazio Majolino e finanziato dalla Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics), l’ha portata all’Hiwa Hospital di Sulaymaniyah per affrontare l’aumento di casi di patologie ematologiche, dovuto anche all’emergenza umanitaria. Ha scritto Nessuno esca piangendo (Utet), appassionante memoir che parla di malattia e infertilità. E ha fatto parte del gruppo di medici e infermieri che si sono alternati per dieci mesi a formare ed affiancare in corsia gli operatori locali nell’ospedale di Sulaymaniyah.
Siamo nel Kurdistan iracheno, parte dell'Iraq e al tempo stesso Paese indipendente con un Parlamento, una bandiera e una propria lingua, che dopo la guerra in Iraq ha avuto un boom di crescita economica per giacimenti di idrocarburi e molti scambi con l’estero mentre, con gli scontri di Mossul e l’offensiva contro Da’esh, tutto è cambiato e c’è una grande crisi.
«Sulaymaniyah voleva diventare come Dubai, piena di grattacieli; ora è una città di scheletri di cemento. Però ha un campo di accoglienza grande e organizzato, che ospita oltre 15mila rifugiati, soprattutto iracheni. Perché i curdi, popolo tra più perseguitati al mondo, sono molto generosi», continua Verna. «Qui non esistono centri trapianto di midollo, sebbene ve ne sia una grande necessità, e non solo per le patologie oncologiche. Nei bambini c’è un’altissima incidenza di talassemia, una malattia genetica - spiega Marta Verna - che costringe i pazienti a trasfusioni mensili per tutta la vita. Il trapianto sarebbe invece risolutivo. E, vista la diffusione di famiglie numerose, si troverebbe facilmente un fratello con il midollo compatibile».

Questo progetto è in scadenza a metà gennaio, ma il gruppo dei volontari, appoggiato dalla ong Avsi, ha vinto un nuovo bando Aics con un progetto dedicato alla diagnosi e alla cura della leucemia infantile, che sarà diretto dal dottor Valentino Conter, proveniente dalla Clinica pediatrica dell'Università Milano Bicocca. «Sarà un’impresa difficile. Per la leucemia occorre competenza di medici e biologi, soprattutto nella fase di diagnostica. Bisogna sapere quali bambini possono essere sottoposti a trapianto di midollo osseo».

La cosa più complessa di questa esperienza? «Creare un gruppo di lavoro appassionato e riuscire a catturare persone che vengono pagate saltuariamente per il loro lavoro, alla luce della grave crisi economica che il Paese sta affrontando». Genitori e bambini come esprimevano gratitudine? «Mano sul cuore e piccolo inchino; soprattutto i papà, poiché non ci si può dare la mano tra soggetti di sesso opposto. Con i bambini, invece, ci mandavamo baci con la mano, come ovunque accade nel mondo». L’episodio più commovente a cui ha assistito? «La festa a sorpresa che abbiamo fatto per la prima bambina trapiantata che tornava a casa (lei non sapeva niente). Tanta gente, tanti palloncini, tutti che piangevano».