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2 Gennaio Gen 2017 1236 02 gennaio 2017

Dal cuore della Siria in fiamme, il racconto di suor Anna Maria

Dai corridoi dell’Ospedale Italiano di Damasco Suor Anna Maria ci racconta la Siria che brucia.

da LaStampa.it, 24 dicembre 2016 Dove c’erano centri abitati, ora ci sono macerie e crateri che rendono impraticabili le strade. Secondo UNOCHA i siriani in stato di bisogno sono 13.5 milioni. Almeno 5.4 milioni si trovano in aree difficili da raggiungere, 600.000 in zone sotto assedio. Quasi 11.5 milioni, di cui il 40% bambini, non ricevono le cure mediche. Ad Aleppo le persone che non hanno accesso agli ospedali sono più di 2 milioni, a Damasco oltre 1 milione. Il sistema sanitario non può far fronte alla domanda di cure e le famiglie non riescono a pagare le spese sanitarie. Un bisogno fondamentale che Fondazione AVSI ha raccolto come nuova sfida lanciando una raccolta fondi dal titolo #OspedaliAperti per potenziare alcuni ospedali privati non profit per assicurare cure mediche anche ai più poveri colpiti dalla guerra: donazioni.avsi.org/progetto/siriaospedali
Dai corridoi dell’Ospedale Italiano di Damasco Suor Anna Maria ci racconta la Siria che brucia. I mortai stracciano il cielo umido di Damasco e lei cammina lungo il corridoio. Carezza un uomo su una barella. Gli sorride. Continua a tenergli la mano anche mentre discute col direttore dell’ospedale che passa di lì. Serve altro materiale di pronto soccorso. Ha la lista a mente e la snocciola veloce. Anna Maria è il nome che ha scelto quando ha indossato per la prima volta quell’abito bianco che l’ha accompagnata per tutta la vita. Una vita spesa nei più improbabili, miseri angoli del mondo. Quelli dove trovi sempre qualcuno che ha bisogno di te. All’età in cui la maggior parte delle persone finalmente riposa e si gode la tranquillità di una pensione, Suor Anna Maria prende un aereo, poi un’auto e poi passa la frontiera di un paese in guerra.
E’ il 2011 e la Siria brucia. I mortai frustano il cielo umido di Damasco e lei prende servizio all’ospedale italiano della Capitale. Sono passati cinque anni. Non cinque anni qualsiasi. Cinque anni nel cuore di un conflitto terribile, cinque anni di immagini e storie. Se guardi bene, sono tutte lì: sul fondo degli occhi di Anna Maria. Non è un medico, ma bisturi e pastiglie sono più efficaci se c’è anche la speranza. Il conforto di un sorriso, una chiacchiera, magari una preghiera. E’ originaria di Cuneo e quando si presenta lo fa in gergo tutto piemontese: “Io sono della Provincia Granda”, anche se quello del risotto al Castelmagno è un sapore ormai sbiadito. Altre arie, altri piatti, altri occhi, stelle, voci, anime, nello zaino zeppo dei ricordi.
Anna Maria è una di loro. Una delle donne silenziose e caparbie che hanno deciso di vivere lì: sotto il cielo di Damasco spezzato dai mortai. Giornate lunghe come la paura o i corridoi degli ospedali. Giornate belle come i sorrisi che i malati fanno di rimando quando capiscono di non essere soli. Giornate piene del dolore e della gioia degli altri, di un popolo intero, che soffre quel cielo pieno di bum. Offre un caffè a due cooperanti in visita, ma il tempo è poco e le cose da fare sono tante.
Ha l’aria stanca, il viso tirato. Il passo è più lento di quello di un tempo. Ma sorride, Anna Maria. Sempre. A tutti. “Quando penso di tornare in Italia per riposarmi un po’?”. Non sorride, ora. Ride di gusto: “Ma siete matti? Guardatevi intorno. Con tutto quello che c’è da fare quaggiù, le ferie possono aspettare”. E mentre si volta e torna dai suoi malati, Suor Anna Maria sembra tornare ai suoi vent’anni, come se la fatica fosse scappata lontano. Poche cose sono più potenti del tempo. Una, di certo, è l’amore.