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14 Novembre Nov 2016 1038 14 novembre 2016

Ho conosciuto Aminata sul set del video RifugiatiMigranti. Ha 24 anni viene dal Mali e sogna di essere felice, proprio come me

Da ONDEFUNKY di Paola Gallo. Troppo spesso nella definizione “migrante” si accumulano migliaia di inesatti luoghi comuni e di insensato pietismo o, peggio, cumuli di rabbia e paura. I “rifugiati” sono una massa indefinita senza razza né nome. Li vediamo nei telegiornali e nelle foto. Sono lontani, talvolta persino fastidiosi. E pensare che invece hanno gambe, occhi, desideri esattamente come noi. Sono sporchi, puliti, timidi o spavaldi e hanno speranze. Quando Avsi mi ha chiesto di prestare la mia voce e la mia faccia per un video a favore della campagna Rifugiati Migranti, ho detto di sì senza pesarci. Poi ho conosciuto Aminata e li ringrazio perché è stata lei ad aiutarmi, soprattutto a capire.

Aminata ha 24 anni ed occhi bellissimi, ci siamo conosciute stamani. E’ scappata dal Mali per raggiungere il marito qui in Italia. E’ fuggita perché dove abita lei c’è guerra, fame, paura e scarsa possibilità di sopravvivenza. Il marito non aveva pensato di arrivare in Italia, ma semplicemente in un posto dove potesse lavorare e sopravvivere. In Libia, dove si era fermato, odiano la pelle scura e sparano. Di lì un’altra necessaria fuga per la sopravvivenza. Aminata ora sorride, ma ha passato anni a piangere e anch’io l’avrei fatto se fossi nata in un paese dove è impossibile ottenere un visto d’uscita, dove la guerra è quotidianità e dove la povertà sembra essere il minore dei mali.
E’ riuscita ad arrivare in Italia grazie ad una richiesta di Expo 2015 ed ora vive qui in un centro di accoglienza. Ha lavorato per qualche mese all’Università Cattolica di Milano preparando kit per bambini e le si illumina il viso quando mi racconta come è bello sentirsi utili e avere un lavoro. Ha cercato il marito per mesi, ha vissuto in stazione e ha conosciuto la disperazione. Ora si sono ritrovati e hanno lo stesso desiderio di molti giovani italiani: trovare una casa, sposarsi ed avere figli. Quando ci hanno presentate, Aminata faticava a parlare, quando l’ho salutata davanti alla Stazione Centrale dove abbiamo registrato le riprese in esterna, mi ha abbracciato fortissimo e ci siamo promesse che ci saremmo riviste.
Credo che ognuno di noi vorrebbe scappare dalla guerra. Nessuno lascia volentieri il proprio paese. Quando ci sentiamo invasi, minacciati, dovremmo provare a chiudere gli occhi e pensare a un risveglio quotidiano nella polvere delle bombe e nel terrore della morte. Oggi quando Aminata mi raccontava della paura, dell’impossibilità di avere un visto, io ero sì arrabbiata, ma per come noi occidentali ignoriamo sistematicamente questa tragedia immensa che si consuma a un centimetro da noi. Sono contro l’assistenzialismo fine a se stesso e ho detto sì ad Avsi perché cerca di educare al lavoro, cerca di regalare una possibilità a chi è partito con uno svantaggio territoriale enorme senza averne colpa.

Aminata studia l’italiano e cerca un lavoro, si mette il rossetto e adora scherzare. Le piace Laura Pausini e ha un bellissimo cappello bianco. La vedrete con me nel video di Avsi che cerca di regalarle un futuro dignitoso. “Ho accettato di parlare nonostante la paura – mi dice – perché solo muovendosi si possono cambiare le cose.” Non vuole carità, ma indipendenza. Non so se capirò mai cosa significhi davvero vivere nel cuore della guerra, ma oggi sicuramente so che il tempo speso ad aiutare chi scappa dalle bombe e dalla paura, è tempo bellissimo. Stay tuned.