News
8 Settembre Set 2016 1441 08 settembre 2016

Emergenza Sud Sudan, cosa sta succedendo e come aiutare.

Prosegue l’emergenza umanitaria in Sud Sudan a causa delle violenze di inizio luglio nella capitale Juba. Migliaia di persone sono fuggite verso l’Uganda, mentre la priorità per chi rimane è procurarsi il cibo. AVSI ha gradualmente ripreso le sue attività, inizialmente sospese per motivi di sicurezza, mentre è al lavoro per far fronte alla crisi e garantire l’accesso ad alimenti di base ai bambini del sostegno a distanza e agli studenti nelle scuole.

2mila bambini e ragazzi della scuola St. Kizito, 600 famiglie sostenute a distanza in Eastern Equatoria e 100 studenti della scuola tecnica di Bahrgel, nel Lakes, da quando è ripresa la guerra civile non hanno più la possibilità di mangiare regolarmente.

Per tutti loro AVSI lancia una nuova campagna di raccolta fondi con l'obiettivo di raccogliere 30mila euro per acquistare cereali, farina, olio e acqua. E il tuo contributo può essere decisivo.

Dona ora per il Sud Sudan

Cosa sta succedendo in Sud Sudan: l’emergenza umanitaria

Le violenze di luglio. Gravi scontri a fuoco si sono verificati a inizio luglio a Juba, capitale del Sud Sudan, dopo quasi un anno di tregua tra le fazioni rivali di una sanguinosa guerra civile. Centinaia di persone, tra cui civili e due militari cinesi della missione Onu, hanno perso la vita nel corso delle violenze esplose venerdì 8 luglio, alla vigilia del quinto anniversario dell'indipendenza del Paese più giovane del mondo. I due leader, il presidente Salva Kiir e il vice Riek Machar, hanno ordinato il cessate il fuoco nel pomeriggio dell’11 luglio, ma la situazione rimane tesa.
L’emergenza profughi. Le violenze hanno causato pesanti conseguenze sulla popolazione e aggravato l’emergenza umanitaria in tutto il Paese. Secondo l’agenzia delle Nazioni Unite Ocha, gli ultimi scontri hanno provocato oltre 36mila sfollati e si stima che quasi la metà di loro non abbia un luogo in cui dormire e non possa accedere a acqua cibo e a servizi igienici e sanitari di base. Circa 5mila sud sudanesi, gran parte donne e minori, sono scappati in Uganda e in Kenya in cerca di un rifugio sicuro

Gli ultimi scontri hanno riacceso un conflitto che dura ormai dal dicembre del 2013 e continua a ripercuotersi pesantemente sulla popolazione civile. Secondo Ocha, oltre 2,3 milioni hanno lasciato le proprie case: più di 1,6 milioni di sud sudanesi sono attualmente sfollati, 720mila hanno trovato rifugio all’estero. Oltre 5 milioni di persone hanno bisogno di assistenza umanitaria.

La crisi alimentare. Oltre all’insicurezza, una grave carestia e le frequenti alluvioni che colpiscono il Paese hanno alimentato quella che è stata più volte definita la peggiore crisi alimentare del pianeta. Gli scontri di Juba, principale centro commerciale del Sud Sudan e fulcro logistico di tutte le attività umanitarie del Paese, hanno aggravato ulteriormente la crisi. Ingenti danni alle infrastrutture e l’insicurezza dell’area hanno contribuito a rallentare il flusso di aiuti alla popolazione a chiudere le vie di accesso ai principali mercati alimentari del Paese.
Il rischio colera. Proprio in questi giorni il ministro della Salute del Sud Sudan ha rilanciato l’allerta colera nella capitale. Sono stati segnalate numerose nuove infezioni, mentre la crisi complica l’attivazione di efficienti misure di prevenzione.

Cosa possiamo fare per aiutare: il sostegno di AVSI alla popolazione. 

AVSI in Sud Sudan. AVSI lavora in Sud Sudan dal 2005 ed è accanto alla comunità in tre diverse zone del paese: nella capitale Juba; a Torit e Isohe, nel sud-est; a Bahrgel, a nord di Juba. Tutte e tre le zone di intervento sono state colpite da questa ennesima ondata di violenze. L’11 Luglio 2016, AVSI ha evacuato il proprio staff espatriato per motivi di sicurezza. Il personale è rientrato nel Paese il 29 luglio e le attività sono riprese anche se a regimi ridotti.
La scuola St. Kizito a Juba. La capitale è la città che più di tutte ha subito le conseguenze degli scontri. A Juba, AVSI lavora presso la scuola elementare St. Kizito, gestita dalla diocesi di Juba, che ospita più di 2mila bambini a Munuki, uno dei quartieri più colpiti dalle violenze. Come tutte le scuole di quell’area, la St. Kizito è stata costretta a chiudere per alcuni giorni ed è stata riaperto il 25 luglio, anche se con attività ridotte.
“Ci sono stati pesanti combattimenti nel quartiere e solo negli ultimi giorni la situazione è tornata alla calma – ci ha raccontato al telefono padre Jackson, responsabile educativo della scuola di Juba – Le strade, però, rimangono deserte, i negozi sono stati saccheggiati e i commercianti costretti ad andar via. L’intenzione è quella di tenere aperta la St. Kizito, per riportare in classe tutti gli studenti. Ma per farlo abbiamo bisogno di cibo per i nostri ragazzi”. Nell’ultimo anno, nel corso degli ultimi mesi di relativa calma, la scuola aveva registrato un cospicuo aumento di studenti, in seguito al ritorno di tante famiglie nel quartiere dai campi profughi della capitale.
AVSI a Juba è stata costretta a chiudere i suoi uffici e a evacuare il suo personale espatriato. Mercoledì 20 Luglio, però, il responsabile amministrativo e quello della logistica sono tornati in ufficio di loro iniziativa per riprendere le attività di emergenza e per organizzare l’acquisto di medicine e altri beni per le varie basi.
Aggiornamento - 29 agosto. Presso la scuola St. Kizito, grazie alla raccolta fondi straordinaria, AVSI sta organizzando l’approvvigionamento di cibo, che a causa della crisi è sempre più caro, e sta acquistando materiale ludico per i ragazzi: le attività ricreative sono fondamentali come supporto psicologico dopo le violenze di luglio.
Aggiornamento - 4 agosto. Si è tenuto un incontro con insegnanti insegnanti, direttori della scuola elementare e materna e rappresentanti dei genitori per valutare quali siano oggi i bisogni. Oltre a lavorare per garantire cibo e acqua, AVSI lavora per organizzare attività ricreative e sessioni pomeridiane per tenere impegnati i ragazzi.

Obiettivo. Riaprire la scuola St. Kizito e garantire il cibo e l'acqua a circa 2mila studenti.

Cosa serve. Per riprendere le attività della scuola abbiamo AVSI ha bisogno di: cereali (1000 kg), legumi (100 kg), olio (50 litri) e zucchero (40 kg).



Il sostegno a distanza in Eastern Equatoria. Nella regione a sud-est di Juba si concentra gran parte delle attività legate al sostegno a distanza di AVSI, che nella città di Torit e nel villaggio di Isohe coinvolge 630 bambini. In seguito agli scontri a Torit e a Ikotos, sono state chiuse le vie di accesso ai principali mercati della regione e i commercianti hanno rapidamente terminato le scorte alimentari, proprio nel periodo più critico: quello che precede la semina nei campi del Sud Sudan.
Negli ultimi giorni, molte famiglie sono state costrette ad andar via a causa dell’insicurezza e della peggiorata condizione di emergenza alimentare, in tanti hanno cercato rifugio in Kenya, nel vicino campo profughi di Kakuma.
Sono 630 i bambini del sostegno a distanza a Torit e Isohe, 273 bambine e 357 bambini. Un totale di 3150 persone tra genitori, fratelli e sorelle che attualmente vivono in condizioni di grave emergenza umanitaria.
Aggiornamento - 28 agosto.Dopo la crisi del 9 luglio, le scuole in Eastern Equatoria hanno ripreso le normali attività didattiche. A metà agosto, gli assistenti sociali di AVSI hanno raggiunto, per la prima volta dallo scoppio delle ostilità, le scuole di Hiriafit e Chahari, dopo che le autorità hanno dichiarato nuovamente agibili le strade. Al momento, per motivi di sicurezza, il Programma Alimentare Mondiale ha sospeso la distribuzione di cibo nelle scuole, un'attività capace di garantire ai bambini dell'area almeno un pasto al giorno. La crisi alimentare continua a rappresentare la più grave minaccia al benessere dei bambini del sostegno a distanza e delle loro famiglie e rimane alto il rischio di una migrazione di massa oltre il vicino confine con il Kenya, verso il campo profughi di Kakuma.
Aggiornamento - 4 agosto. Le condizioni di sicurezza rimangono critiche e non migliora la situazione alimentare: le scorte di cibo nei mercati sono limitate in una delle aree con il più alto tasso di malnutrizione di tutto il Sud Sudan.

Obiettivo. Sostenere i bambini del sostegno a distanza e garantir loro i pasti: sono 630 a Torit e Isohe, 273 bambine e 357 bambini. Un totale di 3150 persone tra genitori, fratelli e sorelle che attualmente vivono in condizioni di grave emergenza umanitaria.

Cosa serve. Per poter aiutare le famiglie dei ragazzi del sostegno a distanza per il prossimo mese AVSI ha bisogno di: cereali (1500 kg), legumi (160 kg), Olio (100 litri) e zucchero (70 kg).



La scuola tecnica nel Lakes.Nella regione a nord di Juba, nel centro esatto del Paese, AVSI lavora nella città di Bahrgel, dove gestisce insieme ad alcuni partner una scuola tecnica. La regione, al momento, è una delle più sicure nel Paese e, dopo un’attenta valutazione dello stato di sicurezza dell’area, AVSI ha deciso di non evacuare il suo personale. L’istituto, che ospita 94 studenti, dopo un primo periodo di chiusura precauzionale, è stato riaperto e lo scorso 18 luglio sono riprese le lezioni.
Nonostante le buone condizioni di sicurezza nel Lakes, anche Bahrgel risente delle chiusure dei principali mercati alimentari, delle scorte esaurite e delle razzie nel resto del Paese. Trovare cibo e acqua diventa ogni giorno più difficile e anche nella scuola la priorità è quella del cibo.
Aggiornamento - 28 agosto. Nonostante la grave crisi alimentare dell’ultimo mese e la conseguente altissima inflazione dei prezzi dei prodotti alimentari, le donazioni legate alla campagna sono risultate fondamentali per mantenere aperta la scuola elementare di Bahrgel per l’ultimo mese di lezioni prima della chiusura stagionale. Nonostante l’enorme difficoltà a reperire alimenti in loco, il personale di AVSI ha potuto acquistare circa 250 kg di riso, 10 litri d’olio vegetale, 10 kg di zucchero e 20 kg di sale. Insieme alle scorte alimentari già in nostro possesso, è stato possibile garantire i pasti per i 94 studenti della scuola e assicurare in questo modo la continuità degli studi, altrimenti gravemente compromessa.
Aggiornamento - 4 agosto. Grazie ai primi fondi raccolti, lo staff di AVSI ha rifornito la scuola di alimenti per i prossimi 10 giorni. "Ma l'inflazione cresce - spiega Martina Zavagli, responsabile AVSI in Sud Sudan - e il rischio che le scorte di cibo nei mercati finiscano rimane alto".

Obiettivo. L’obiettivo di AVSI in questo momento di emergenza è riuscire a tenere aperta la scuola, almeno fino al 29 agosto, data in cui si terranno gli esami di fine quadrimestre.

Cosa serve. Per poter tenere aperta la scuola AVSI ha bisogno di: 5500 kg di cibo tra riso, fagioli, cipolle, zucchero, sale e olio.

La mappa del Sud Sudan