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29 Agosto Ago 2016 1645 29 agosto 2016

Dalla guerra in Congo al sisma nel Centro Italia: un'unica solidarietà

La solidarietà può rimettere in piedi un Paese in ginocchio: accade da anni in Congo, dove centinaia di cooperanti fanno quello che sentono di dover fare per aiutare gli altri; sta accadendo in Italia dopo il terremoto, grazie all'impegno di tanti cittadini comuni.

di Daniela Capoferri, communication officer AVSI RD Congo
Lo scorso 19 agosto si celebrava in tutto il mondo la Giornata dell’Aiuto Umanitario, rendendo omaggio a chi ogni giorno rischia la propria vita per salvare quella altrui.
In Congo la guerra lascia poco spazio ai fronzoli e questa giornata si è trasformata in un’occasione per ringraziare pubblicamente tutte quelle “familles d’accueil”, famiglie che accolgono, che altro non sono che famiglie meno sfortunate di altre che decidono di dormire per terra, per lasciare il proprio materasso a chi ha avuto giusto il tempo di prendere per mano il proprio bambino e scappare, lasciandosi alle spalle tutto.
Poi la notte del 24 agosto il terremoto ha messo in ginocchio l’Italia, ferendola profondamente.
I morti sono tanti e gli sfollati ancor di più: gente che ha perso tutto. Proprio come quella che tutti i giorni incontriamo in Congo. Quegli occhi persi e quei volti smarriti che chi lavora nella cooperazione conosce tanto bene appaiono su tutti i giornali. C’è chi si dispera, chi ancora non ci crede, chi cerca un colpevole e chi invece prova già a pensare a domani.
Ma ecco che, nello straziante scenario fatto di macerie, polvere e morte, semplici cittadini lasciano casa per andare a scavare dove ancora la terra trema, dove non c’è alcuna sicurezza e dove le loro vite sono in pericolo. Sono cittadini comuni, proprio come i cooperanti che celebrano la Giornata dell’Aiuto umanitario. Non disprezzano la vita, né si sentono dei supereroi, fanno quello che sentono di dover fare per aiutare, per salvare la vita altrui.
Accanto a loro ci sono le famiglie fortunate, quelle che sono state risparmiate, quello che in tempo record fanno partire una staffetta di raccolta fondi, che fanno la fila per donare il sangue, che scavano a mani nude senza sosta.
È la solidarietà che può rimettere in piedi un Paese in ginocchio. La stessa che il Congo rivendica come “africana” e il nostro Paese come “tipicamente italiana”. Ma la verità è che qui è in gioco la stessa, unica, solidarietà umana.