News
18 Luglio Lug 2016 1221 18 luglio 2016

Rana Najib, dai campi profughi del Libano all’Onu

La giovane cooperante siriana protagonista dell’hearing del 18 luglio a New York, promosso dalle Nazioni Unite in preparazione del summit su “Migrants and refugees” del 19 settembre.

da Vita.it, 19 luglio 2016
È nella sala conferenze n. 4 del quartier generale delle Nazioni Unite a New York che Rana Najib, è intervenuta per portare la sua esperienza diretta fatta sull campo con bambini e famiglie di profughi.
Esperienza fatta militando nei ranghi di Avsi - Fondazione Associazione Volontari per il Servizio Internazionale per cui è coordinatrice delle attività educative in Libano.
È stata infatti invitata come relatrice a uno dei momenti di dialogo promossi dagli organizzatori che stanno raccogliendo idee per preparare il summit delle Nazioni Unite del prossimo 19 settembre dedicato proprio al tema “Rifugiati e migranti”.
Durante questo momento di “hearing”, indagine conoscitiva, come tipico dei lavori dell’Onu, Rana Najib ha interloquito con i rappresentanti di altre organizzazioni internazionali in particolare sul tema “Riformulare la narrativa sulla migrazione e dei rifugiati nel contesto dell’Agenda 2030 di sviluppo sostenibile”.
"La questione importante è lavorare nelle due direzioni: da una parte favorire la conoscenza delle comunità che accolgono sia delle condizioni di vita dei rifugiati sia delle ragioni per cui sono scappati dal loro Paese. Questo crea immedesimazione e abbatte pregiudizi; ma dall'altra è fondamentale promuovere forme di integrazione reale e anche strumenti che aiutino gli immigrati a rispettare le regole e i costumi dei Paesi in cui arrivano. Lo vedo in Libano: è un processo che va in una doppia direzione. Serve uno sforzo da entrambe le parti, di tutti i soggetti coinvolti. Altrimenti si creano barriere insuperabili. È inoltre importante che gli Stati prendano le giuste misure che permettano ai rifugiati di lavorare, cioè di essere considerati un'opportunità di crescita economica per il Pese che li ospita. Certo sempre nel rispetto della popolazione locale. Ma il rischio di lasciare che i talenti di chi arriva ospite in un Paese rimangano inespressi e' effettivo, e sarebbe una perdita per tutti". Rana Najib
Rana è stata selezionata per il Paese da cui proviene, la Siria, distrutta da una guerra senza tregua, e per il lavoro che svolge nei progetti di AVSI sostenuti da Unicef in Libano, terra che accoglie un numero esplosivo di profughi siriani.
"In questo processo di ridisegno della narrativa sui migranti occorre sempre partire dal basso. Non possiamo cambiare la testa di quei leader che cavalcano i sentimenti di paura e xenofobia per ottenere consenso. Ma se la società stessa vive esperienze positive di integrazione e comincia, dal piccolo e dal basso, a sperimentare che vivere insieme tra persone diverse per cultura e religione, non solo e' possibile ma è anche un valore positivo, anche chi è leader deve assumere questo dato di fatto. Il ruolo dei media e' decisivo, almeno quanto quello delle imprese e di chi fa business: raccontare storie positive sperimentate, considerare di coinvolgere nel business soggetti diversi, allargare la rete di rapporti promuovendo partnership a tanti livelli, trasversali nella società, con istituzioni e mondi diversi, è un fattore chiave". Rana Najib
Con la sua testimonianza diretta, Rana potrà innestare là dove si decidono le strategie di affronto di problemi globali, la sua esperienza molto concreta, risultato di azioni quotidiane, di ascolto dei bisogni e delle esigenze più profonde di chi ha dovuto lasciare la propria casa. Non una teoria delle migrazioni, dunque, ma il vissuto ordinario nel campo.
A partire dal suo lavoro, che rientra nell’orizzonte ampio dell’intervento di AVSI lungo tutto il loro percorso dei migranti (cioè dall’Africa subsahariana, passando per il Medio Oriente, fino all’Europa e l’Occidente), Rana ha portato un contributo esperienziale, espressione di una realtà dura, di lavoro fianco a fianco con famiglie, donne, uomini e bambini, coinvolti nel movimento migratorio, ma anche con i vari soggetti della società civile e le istituzioni che ne recepiscono l’impatto.