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19 Maggio Mag 2016 1217 19 maggio 2016

La cooperazione e il bene comune. AVSI su Repubblica

Il ruolo mutato delle ong non deve far dimenticare la loro urgenza primaria: lavorare accanto agli ultimi, per avviare uno sviluppo autentico insieme alle imprese, la società civile e le persone. Il dinamismo della nuova legge sulla cooperazione in un intervento su Repubblica di Giampaolo Silvestri.

di Giampaolo Silvestri, segretario generale di Fondazione AVSI, da La Repubblica
Ha affondato la lama in una ferita profonda Roberto Toscano con il suo intervento sul ruolo scomodo che stanno svolgendo le ong nel mondo, che avvertono sempre più stretta la morsa del controllo se non della minaccia, da parte di regimi che temono il loro impegno nella difesa dei fermenti democratici.
Un ruolo di advocacy per il quale alcune organizzazioni stanno pagando prezzi molto alti, ma che rischia di divenire quasi esclusivo e di perdere il contatto diretto, nel fango, con le persone che vogliono difendere. Una ong, infatti, ha nelle sue corde prima di tutto l’urgenza di lavorare accanto agli ultimi della terra, per avviare insieme a loro uno sviluppo autentico.
Rubando un’espressione agli strateghi militari, una ong è chiamata a stare con i «boots on the ground», gli scarponi sul terreno, perché da questa posizione trae la sua linfa vitale l’azione di tutela dei diritti calpestati. Un fronte questo sul quale l’Italia si sta ritagliando un profilo di rilievo internazionale grazie alla nuova legge sulla cooperazione.
Con l’Agenzia, lo spessore politico riconosciuto alla Direzione generale della cooperazione allo sviluppo, l’avvio della Banca di Sviluppo attraverso la Cassa Depositi e Prestiti, la legge ha innescato una rivoluzione energizzante. Ne è un primo esempio il bando, che l’Agenzia lancerà a breve, che chiama i diversi soggetti della società civile a cimentarsi in progetti innovativi.
Una società civile da intendersi come una trama di rapporti dinamici che nasce dalla persona che si organizza in vista del bene comune. Uno dei cardini della legge 125 è l’incentivo alla collaborazione tra ong e imprese profit: una pista che chiede creatività e audacia, ma che può aprire a uno sviluppo sostenibile e resistente alle crisi.
Ci sono già degli esempi in atto: Enel ed Eni, solo per citare due casi, in America Latina e in Africa, attraverso la partnership con ong attive da anni sul campo, hanno potuto l’una favorire l’accesso all’energia nelle favelas e l’altra interventi sociali a favore delle popolazioni.
Hanno fatto un "buon affare”, non hanno giocato a fare le multinazionali "buone". Un processo nel quale coinvolgere ora anche le piccole e medie imprese, uno degli asset italiani.
Questo il percorso sul quale insistere: non è un’opzione tra le tante e ha i tratti della leva di un nuovo protagonismo del nostro Paese, di una ripresa economica senza più il fiato corto.