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11 Maggio Mag 2016 1156 11 maggio 2016

"Restituire la normalità ai bimbi siriani", AVSI su Avvenire

Il segretario generale di AVSI, Giampaolo Silvestri: «Bisogna agire con piani di protezione, educazione e integrazione. Servono asili, scuole. Subito. Perché questi piccoli sono il futuro dei loro Paesi, ma anche il presente».

di Giampaolo Silvestri, da Avvenire
C'è un gioco particolare che si propone ai bambini siriani delle tendopoli: su una grande mappa geografica devono cercare la loro città. «Io sono di Idlib», grida uno, e va a sistemarsi sul puntino corrispondente alla sua città. «Io di Aleppo», risponde un altro, e prende la sua posizione.
Quando si chiede loro di provare a raggiungere un`altra città, si bloccano: ad Aleppo quello di Idlib non vuole andare perché lì ci sono i cattivi e viceversa. Il gioco entra nelle ferite di questa nuova generazione che, senza patria, sta smarrendo la memoria delle sue origini e con essa anche la possibilità di darsi un futuro.

Quando un giorno scoppierà la pace, chi potrà ricostruire le comunità incenerite? Passa anche attraverso un semplice gioco, e da ciò che svela, l`azione che ong come AVSI stanno realizzando per concorrere a sostenere i figli di un Medio Oriente in macerie.

Una foto pubblicata da AVSI Foundation (@avsi_foundation) in data:


Ma un solo tipo di intervento non basta, serve un concorso di azioni diverse e il coinvolgimento di tutti. La posta in gioco è troppo alta, chiede di agire su più piani, come protezione, educazione e formazione al lavoro, almeno.
«Protezione» dell`infanzia è il nome tecnico che si dà alle forme di tutela dei bambini della guerra. Come Inaam, una ricciolina nata nel marzo 2011, quando scoppiò la guerra di Siria: ha trascorso tutta la sua vita in un campo profughi e non ha visto altro che quello. Sono progetti come un asilo di Erbil, realizzato con i fondi privati e la collaborazione di suore domenicane, frequentato da un centinaio dei figli di Mosul, con un obiettivo chiaro: risarcire con un po` di normalità un`infanzia strappata all'artiglio del Daesh.
Ai progetti di protezione si devono affiancare progetti di educazione formale e informale per i ragazzi in età scolare e di formazione al lavoro per i più grandi. Questi titoli si traducono in sequenze di tante azioni essenziali ma decisive.
n progetto realizzato grazie al fondo Madad (stanziato dall'Ue per l'emergenza siriana) e con una collaborazione tra soggetti diversi coinvolgerà oltre 40.000 piccoli siriani che saranno inseriti in scuole "ordinarie" (oltre cinquanta) di Libano e Giordania, Paesi in cui vivono da rifugiati.
L'idea è quella di non creare più scuole "ghetto", ma favorire il loro inserimento nel tessuto in cui la storia li ha condotti. Un processo che può fare molto bene a loro e ai compagni di classe. Favorire l`integrazione e il riconoscimento reciproco di questi allievi combattendo l'analfabetismo è strumento potente per contrastare il loro senso di esclusione ed emarginazione dal mondo, per lenire il senso di vuoto che spinge troppi giovanissimi nelle braccia dei terroristi.
I progetti di formazione professionale dei più grandi, infine, puntano a preparare agricoltori, meccanici, parrucchieri, artigiani, informatici, figure che il mercato chiede.
Come Sarah, una giovane siriana che frequenta una delle nostre scuole agricole in Libano e sogna di piantare un giorno un uliveto nella sua terra.
Il punto è che questi bambini e adolescenti non sono solo il futuro dei loro Paesi, ma il presente. Chiedono un aiuto che sia centrato su ciò che è il loro bene adesso. Chiedono di essere accompagnati a trovare una ragione buona per cui valga la pena crescere e vivere. Ora.

Una foto pubblicata da AVSI Foundation (@avsi_foundation) in data: