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7 Aprile Apr 2016 1808 07 aprile 2016

Genocidio in Ruanda, le donne artigiane che vogliono ricostruire una comunità

Nel mese dell'anniversario del conflitto tra hutu e tutsi che provocò oltre un milione di morti, il Ruanda continua il percorso per ricostruire una comunità segnata. Grazie anche al coraggio di alcune donne artigiane di entrambe le etnie che lavorano insieme in cooperative di caffé e prodotti artigianali.  Il racconto di AVSI che dal 1994 ha vissuto il cammino del popolo ruandese verso la riconciliazione.

di Andrea Bianchessi, responsabile di Fondazione AVSI per Kenya, Burundi e Ruanda, da LaStampa.it
Il volto segnato dall’età tradisce tutti i suoi 55 anni. Ma il sorriso e gli occhi di Daphrose risplendono gioiosi tra le rughe profonde. I tre mesi terribili del genocidio del Ruanda, quelli della primavera del 1994 quando nel suo Paese furono massacrate oltre un milione di persone, ha segnato per sempre la sua vita. In quei giorni perse la casa, vide amici, parenti e vicini di casa brutalmente assassinati, mentre lei dovette fuggire con i suoi cinque figli lontano dalla capitale.
Oggi, a vent’anni di distanza e mentre il Ruanda si prepara celebrare il consueto mese della memoria, Daphrose è diventata presidente di una cooperativa che produce e vende caffè a Kigali, la capitale. Un gruppo di 140 donne di tutte le età, sia hutu che tutsi, le due etnie che all’epoca del genocidio si fronteggiarono, adesso si aiutano a vicenda per superare le piccole difficoltà della vita.
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Ruanda, donne artigiane per dimenticare il genocidio

Di Monica Ricci Sargentini, da Corriere.it
Non è solo con le commemorazioni che si butta il passato dietro le spalle. In una cooperativa di caffé a Kigali un centinaio di donne di entrambe le etnie lavorano insieme.
“Qualche anno fa non era possibile nemmeno immaginare una riunione insieme. Oggi sono un esempio di comunità per tutto il Ruanda” dice Lorette Birara, responsabile della ong Fondazione AVSI in Ruanda.
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Dalla terra le donne ricostruiscono il Ruanda

di Andrea Bianchessi, responsabile di Fondazione AVSI per Kenya, Burundi e Ruanda, da Vita.it
Jovelette scende dalle mille verdi colline del Paese tutte le mattine insieme alle altre donne che arrivano qui al Centro di sanità gestito da AVSI con i loro bambini spesso con gravi problemi di denutrizione. Mentre i piccoli vengono seguiti dal dottore nel Centro le loro mamme, per due volte alla settimana, partecipano a lezioni con un agronomo nell’orto comunitario. Alla fine del corso non solo si dividono il raccolto ottenuto, ma ricevono anche un kit di strumenti e di semi per poter replicare quanto appreso nelle loro case.
Le testimonianze raccolte da Fondazione AVSI, tra le prime ong a entrare in Ruanda nel 1994 mettono in luce il cammino del popolo verso la riconciliazione. Gruppi di donne di entrambe le etnie lavorano insieme in alcune cooperative che gestiscono orti comunitari.
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