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5 Aprile Apr 2016 1221 05 aprile 2016

Kenya, la fragile sicurezza di Dadaab e l'educazione contro il terrorismo

A un anno dalla strage di Garissa, la sicurezza della zona del nord del Kenya rimane incerta. Il gruppo terroristico Al-Shabaab continua a colpire periodicamente militari e civili, mentre punta a reclutare i più giovani anche a Daadab. Nel più grande campo profughi del pianeta, Fondazione AVSI lavora per dare agli abitanti del campo un’alternativa alla deriva violenta. Attraverso progetti educativi di varia natura.

di Andrea Bianchessi, responsabile AVSI per Kenya, Burundi e Ruanda, da Repubblica.it
Una prolungata emergenza umanitaria: è così che gli addetti ai lavori descrivono Dadaab, da più di 25 anni il più popoloso insediamento di profughi al mondo, prodotto del conflitto somalo dei primi anni ’90 e dei ripetuti periodi di siccità che affliggono da sempre questi luoghi. Qui, nel nord del Kenya, in un’area semi-desertica al confine con la Somalia, vivono 350mila persone. In maggioranza somali, ma anche etiopi, congolesi, burundesi, sudsudanesi. Sopravvivono solo grazie agli aiuti della comunità internazionale, perché per loro è vietato uscire dal campo e solo qualcuno riesce a guadagnare qualcosa con tipi di lavoro informale.
E' da qui che sono partiti i terroristi di Garissa. In tanti la chiamano ormai casa, perché qui sono nati e cresciuti e a queste terre sentono di appartenere. Eppure, da tempo, gli abitanti di Dadaab sono guardati con sospetto e paura dai kenyoti. La causa è Al-Shabaab, il gruppo terroristico affiliato ad Al Qaeda che periodicamente assalta militari e civili. Per questo la strada per Nairobi è considerata tra le più pericolose di tutta l’Africa, è possibile percorrerla solo con la scorta armata dell’esercito. Da Dadaab, secondo il governo kenyota, è partito il commando che il 2 aprile 2015, esattamente un anno fa, ha ammazzato più di 140 giovani dell’Università di Garissa, distante appena 100 chilometri. A Dadaab i miliziani trovano terreno fertile per il reclutamento di nuove leve.
I gruppi radicali sono ormai l'unico modello. Nel campo dei profughi, i miliziani di Al Shabaab rischiano di trasformarsi nell’unico modello di vita per molti giovani, spesso bambini. In una realtà in cui solo un ragazzo su due riesce ad andare a scuola, l’estremismo diventa un ideale a cui afferrarsi, capace di offrire a chi ha conosciuto solo miseria e umiliazione qualcosa in cui credere. Dal 2009 la Fondazione AVSI promuove progetti educativi come strumento imprescindibile di lotta al radicalismo. AVSI crede nella cura dell’educazione integrale della persona come via attraverso la quale è possibile proporre un modo di guardare alla realtà come a qualcosa di positivo, e promuovere quel desiderio di crescita, giustizia, amore e verità che sono insiti in ogni persona. È da questo tipo di scuola che si può e deve ripartire se si vuole ricostruire un modello di convivenza pacifica.
Il progetto SERD. Formare 600 insegnanti della scuola primaria attraverso corsi in lingua somala riconosciuti sia dal Ministero dell’Educazione del Kenya che della Somalia: questo l’obiettivo del progetto di AVSI, finanziato dall’Ue in consorzio con Save the Children Uk e LWF. Support to Education for Refugees in Daadab (SERD) è uno dei primi progetti nell’ambito del programma di rientro volontario in Somalia in accordo con il Tripartite Agreement tra Governo del Kenya, della Somalia e UNHCR. Non verrà suggerito o promosso il rientro in Somalia, ma semplicemente si intendono fornire competenze che possono essere utilizzate nel paese di provenienza e quindi starà ad ogni rifugiato valutare se aderire o meno al programma di UNHCR per il rientro volontari. Lì le condizioni di sicurezza sono ancora critiche, nonostante un embrionale governo e crescenti investimenti nella ricostruzione.
La formazione degli insegnanti. Il progetto nasce dall’esperienza degli ultimi anni di AVSI, nella formazione di insegnanti a Dadaab. Oggi alcuni di loro, come Ali e Mohamed, insegnano in scuole a Mogadiscio e nel sud della Somalia. Ma a Dadaab hanno imparato l’inglese, mentre ora avrebbero invece bisogno di parlare e insegnare in somalo, così come di una conoscenza della storia, della geografia e la cultura della loro patria. Il nuovo progetto SERD serve proprio a questo: far acquisire un patrimonio di conoscenze della Somalia per una didattica “somala”. Particolare attenzione sarà data alla formazione di donne, che nella tradizione somala non sono abituate a lavorare fuori casa, mentre dimostrano una grande passione per l’insegnamento. La formazione avverrà nel corso del 2016 ad un costo complessivo di circa 150.000 Euro (250 euro per insegnante formato).
L’esperienza degli scout. Non c’è solo la scuola. I valori di amicizia e fratellanza possono essere promossi in tanti modi, a partire dall’uso positivo del tempo libero anche nei periodi di vacanza. E’ per questo che AVSI a Dadaab ha organizzato le attività di alcuni gruppi scout e anche in questo caso gli effetti positivi non si sono fatti attendere. Oltre che un uso positivo del tempo libero, soprattutto nei periodi di vacanza, quando il reclutamento di al-Shabaab è più intenso, la proposta scout ha favorito un contagio interessante: proprio questi ragazzi e ragazze scout hanno invitato alcuni dei loro coetanei, che avevano abbandonato gli studi, a tornare a iscriversi e frequentare con passione la scuola.
Un effetto inatteso. Inoltre, negli ultimi anni AVSI ha creato gruppi di scout a Dadaab, che è un’altra modalità per promuovere a bambini e adolescenti valori di amicizia e fratellanza, oltre che un uso positivo del tempo libero, soprattutto nei periodi di vacanza, quando il reclutamento di Al-Shabaab è più intenso. Un effetto positivo inatteso, è stato che proprio questi ragazzi e ragazze scout hanno favorito che loro coetanei, che avevano abbandonato gli studi, di iscriversi e frequentare di nuovo la scuola, potendo pertanto proseguire il processo educativo.
AVSI a Dadaab. AVSI opera all’interno del campo profughi di Dadaab dal 2009. Ha ristrutturato e costruito 327 nuove classi di scuola primaria ed è l’organizzazione leader nella formazione degli insegnanti. Da allora è stata in grado di formare più di 1.250 insegnanti, grazie anche alla stretta collaborazione con il Ministero dell’Educazione keniota, al supporto finanziario dell`Unione Europea e dell’Agenzia per i rifugiati degli Stati Uniti (BPRM).