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22 Dicembre Dic 2015 1632 22 dicembre 2015

Il Natale del Myanmar dopo le elezioni: tra alberi e tradizioni “western”, si spera nella libertà

Da LaStampa.it Pubblichiamo un intervento di Valentina Clementelli, responsabile della ONG AVSI in Myanmar

Il Natale si avvicina e cosi anche un po’ la malinconia dell’atmosfera natalizia di casa da cui ormai sono lontana da tre anni. Anche qui è inverno… l’inverno caldo birmano dove una leggera brezza alla sera ti accarezza la pelle e ti fa quasi dimenticare il soffocante caldo-umido e la copiosità delle piogge degli ultimi 8 mesi.
Cerco di mantenere le tradizioni: l’albero di Natale, gli addobbi natalizi, la musica natalizia per casa. Quando mi accorgo che quest’anno è diverso dagli anni passati dove il Natale lo dovevi creare tu tra le mura di casa per sentirlo dentro. Girando per la città vedo alberi di natale, luci…al supermercato si vendono persino I panettoni. Il paese si è aperto…non solo alla democrazia, ma anche alle tradizioni e alla cultura “western”, come usiamo dire qui.
Ci sono Stati qui in Myanmar dove la maggioranza della popolazione è cristiana e le tradizioni natalizie sono le stesse. Ero in Kayah pochi giorni fa, in missione, per monitorare un progetto di peace building. Mentre lavoravo nel mio ufficio di Loikaw, sentivo canzoni di Natale provenire dalla scuola del quartiere, dove I bambini stavano facendo le prove per la recita natalizia. Mi fermo a pensare a quanto un paese cosi lontano da casa, cosi diverso per cultura e religione, possa nelle piccole cose farti tornare indietro nel tempo, quando anche io a scuola facevo lo stesso, e farti sentire “a casa”.
A Yangon è diverso invece. Tutto qui sembra essere un mondo completamente diverso dalle realtà del resto del Myanmar. La città nell’ultimo anno è diventata un conglomerato di nuovi edifici, ponti, strade e un’onda di nuovi espatriati ha invaso la città e diviso quella che era l’unione tra i pochi ‘expacts’ che vivevano la ristretta comunità come una famiglia. L’ “occidentalizzazione” dello stile di vita è ormai percepibile e ancora di più lo è in questo periodo in cui una festa come il Natale o il rituale dei festeggiamenti del capodanno vengono celebrati anche dalle famiglie buddiste, cosi come la comunità di espatriati festeggia il capodanno birmano il 12 Aprile, il cosiddetto Thingyan festival, la festa dell’acqua. Durante gli ultimi giorni dell’anno birmano, ci si usa tirarsi secchiate d’acqua per purificarsi dai peccati come simbolo di buon auspicio dell’anno a venire. E’ forse uno degli aspetti di vivere all’estero che più mi affascina, specie quando vedo culture differenti amalgamarsi e festeggiare le proprie tradizioni cercando di capirne il significato.
Nonostante il clima natalizio quest’anno si percepisca, il rosso ha ancora il sapore della vittoria del partito democratico che un mese fa ha trionfato su anni di dittatura e chiusura del paese. Il rosso era il colore che ho visto per le strade di Yangon, dove la gente indossava magliette e sventolava bandiere con il simbolo del partito democratico per festeggiare la libertà e l’apertura verso un cambiamento in cui tutti sperano.