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16 Novembre Nov 2015 0900 16 novembre 2015

Da qui a Nairobi, una scuola di teatro per i ragazzi dello slum

La storia di una scuola di teatro in Africa, e la storia di Emanuele Banterle, uomo di teatro a Milano

Questa storia di teatro tornerà a Milano, al Piccolo Teatro Studio. Perché i lavori a Kibera devono ancora finire, e il Piccolo ha messo a disposizione gratuitamente lo spazio per “Un teatro dell’altro mondo” per un concerto con raccolta di fondi, il 16 di novembre. Si può prenotare anche a questo indirizzo: concertokibera@vita.it

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di Maurizio Crippa da Il Foglio
Questa è una storia di teatro, dunque è vera. Una grande piccola storia di uomini e donne, dunque vale la pena raccontarla. Kibera è uno slum di Nairobi, uno dei più grandi del mondo, 800 mila abitanti. Nel cuore dello slum di Kibera c’è l’istituto scolastico Little Prince, sostenuto dall’ong Avsi; una scuola cristiana, là dove le scuole cristiane, ultimamente, vengono colpite con violenza. Alla Little Prince ci vanno bambini orfani e bisognosi, è sorta nel 2000 come doposcuola. Nonostante l’aiuto offerto, anche concreto, il gran problema era la fidelizzazione dei bambini: non venivano, sparivano. Porzia Esposito, che lì si occupava del foundraising per la scuola, ha avuto l’idea di iniziare a utilizzare il teatro come mezzo di coinvolgimento, educativo, di crescita. Come una porta d’ingresso a tutto il resto del “fare scuola”. Un successo, o meglio “è successo”. Ne è nata un’esperienza unica. Per i bambini, la scuola, lo slum. Ascoltare storie meravigliose, che spesso narrano di mondi dove domina la bellezza, la grazia, in un luogo che non ne vede molta, immedesimarsi in quelle storie con la voce, il corpo, l’anima. Recitando “Il Piccolo Principe” o “Il mago di Oz”. Un lavoro anche esteticamente pregevole. Quest’anno il “Pinocchio” della Little Prince di Kibera ha vinto il primo premio per alunni tra i 6 e gli 11 anni riservato ai paesi extraeuropei al concorso Compleanno di Pinocchio promosso dalla Fondazione Collodi.
A Milano è vissuto Emanuele Banterle, uomo di teatro. E’ stato regista, direttore e consulente artistico di molte “stagioni”, vicepresidente del Piccolo Teatro. Nel 1975 faceva l’università, con altri amici incontrò Giovanni Testori. Un maestro. Con lui, nel 1979 fondò la Compagnia degli Incamminati, una piccola storia importante del teatro italiano, con il suo canovaccio: mettere a “tema la passione per la vita e la realtà”. Emanuele Banterle è morto nel 2011. Ha sempre fatto teatro pensando questo: “Se il teatro non parla all’uomo, non comunica, diventa assurdo o inutile. Per comunicare deve mettersi in sintonia con il cammino dell’uomo, deve correre il rischio di affrontare l’uomo concreto e di misurarsi con lui”. L’ha fatto per una vita: “Personalmente ciò che mi ha spinto verso il teatro è stata la necessità di esprimere il rapporto che nasce tra la poesia e la voce dell’uomo, quasi che la parola scritta chieda e domandi di misurarsi con la voce, di ‘incarnarsi’ in un uomo. Per questo il teatro fa bene all’uomo”.
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Qualche tempo fa la Little Prince aveva bisogno di sistemare il salone usato per l’attività teatrale. Il palcoscenico non era abbastanza ampio, il soffitto troppo basso, l’acustica non adatta, il tessuto del sipario da sostituire. Hanno chiesto aiuto anche agli Incamminati, ci si è messa la famiglia di Banterle. Franco Branciaroli, dopo ogni suo spettacolo, se ne usciva sul proscenio per chiedere agli spettatori di contribuire a quella scuola di teatro per i bambini in Africa. Inusuale per una stella del palcoscenico, ma Branciaroli è un prim’attore inusuale. “Su il sipario per i bambini della Little Prince” ha avuto un buon esito, ha coinvolto molte persone dentro e fuori “l’ambiente”, anche per l’affetto e la memoria per l’uomo di teatro che Banterle è stato.
Oggi la moglie di Emanuele, Adele, e il suo grande amico Riccardo Bonacina sono a Kibera, perché si inaugura la “Scuola di teatro Emanuele Banterle”, che permetterà ai bambini di seguire corsi, fare musica, leggere. E soprattutto scoprire sé stessi attraverso questa porta verso la realtà, le loro potenzialità. Una costruzione che rende visibile quello che si è scoperto, con occhi diversi.
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